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Caro Gramellini, questa volta sbaglia

Caro Massimo Gramellini,

leggo sempre il tuo Buongiorno, ma questa volta, permettimi, sbagli. E se non fosse perché il tuo Bambole e bambocci sarà letto da migliaia di persone, mamma e papà, non avrei sentito l’urgenza di scriverti questa lettera aperta. Essendo io stessa, prima che giornalista, genitore. Perché, lo dico subito sinteticamente, la mancanza d’amore verso la donna e il suo corpo comincia proprio dalla rappresentazione che ne viene fatta. E quest’ultima ha inizio dalla scuola. Dall’educazione. Rappresentare le bambine sempre e solo come future cuoche, addette alla cura familiare, mamme e bambole è il primo passo per mortificare il loro talento. Ed è nella mortificazione del talento, nell’idea che la donna sia solo “quella roba là” che germina, anche, il seme della violenza. Hai letto alcuni dei commenti sull’impresa di Samantha Cristoforetti? Il più carino diceva che, in fondo, sulla base spaziale, serviva qualcuno che stirava e cucinava. Che faceva la bambola insomma.

Ma per uscire dalle prime pagine dei giornali e venire al quotidiano, basta avere un figlio o una figlia a scuola per rendersi conto come gli stereotipi siano così radicati da aver paura di rifiutarli. Perché “sembri un maschio” se hai i capelli corti e ti piace il calcio; perché sei una “maschiaccia” se alzi la voce e corri; perché è meglio che “non ti stanchi troppo”. Inutile girarci intorno, l’inizio della segregazione delle future donne, della loro debolezza nell’esprimersi e anche nel dire di no, inizia qui. Inizia così. E alla fine, la loro esclusione dal mondo del lavoro, dalla vita sociale, da una relazione vera e alla pari non è altro che una profezia che si auto avvera. In termini più specifici, come scriveva Giorgia Serughetti in Pagina 99: «Il sostrato che alimenta la violenza è fatto di rappresentazioni della disponibilità femminile: affettiva, materiale, sessuale». È quella bambola tanto docile destinata a prendersi cura di noi che vediamo fin dalle scuole elementari e a cui, evidentemente, ci siamo così affezionati da non riconoscerla come carceriere.

Certo che manca un’educazione sentimentale. Ma l’educazione sentimentale non passa forse per dare la stessa possibilità di futuro a tutti i bambini e bambine? Nel rispetto gli uni verso le altre proprio perché, tutti e tutte, devono avere un futuro di pari dignità? È giusto parlare d’amore. Bene, l’amore passa anche per il sogno ad occhi aperti. E il sogno non può avere limiti. Il più grande atto d’amore è quello di trasmettere ai nostri figli e figlie questa folle idea di infinite felicità che li attendono. I limiti, le costrizioni delle aspettative sociali, gli amori negati, i sogni violati e violentati, arriveranno. Ma insegnarli, imporli come modello, questo sì, è il primo atto di mancanza d’amore.

P.S. Giusto in questi giorni è uscita una ricerca in cui 1 italiano su 3 pensa che la violenza sulle donne debba essere risolta in casa. Nella casa delle bambole appunto.

56 Comments

  1. Maria grazia says

    Lotto tutti i giorni con i miei 3 figli maschi per insegnare cosa significa il rispetto per la donna. È una lotta durissima. Perché per farmi capire, spesso devo usare il loro linguaggio. Ma il rispetto deve essere al di sopra di tutto.insegnare il rispetto è in parte una forma di educare al sentimento.
    Grazia

  2. Abbiamo un maschio e una femmina. A lei piacciono i pirati e le bambole; a lui il lego e gli insetti. Hanno entrambi un sacco di peluche, a volte li cullano e a volte se li tirano in testa. Ci impegniamo ogni giorno per non imporre modelli di genere.

    Non credo però che introdurre una nuova materia sia la risposta a un modello di cultura che ha radici ben più profonde. È vero che la scuola deve avere un ruolo fondamentale, quello che critico è l’intenzione di voler scegliere un modello e imporlo. Secondo me è un modo per ripetere gli errori del passato. Se vogliamo liberare i modelli culturali a disposizione dei nostri figli perché possano scegliere in libertà, bisognerebbe promuovere modelli diversi invece di contrastare quelli che riteniamo -con fondate ragioni- sbagliati.

    Penso sia una strategia controproducente, tutto qui.

    Ciao

    • Il problema è che un modello imposto esiste già ed è quello ben rappresentato dalle bambole-femmine che cucinano e stirano mentre i maschi fanno altro, sperimentano, giocano insieme, calciano il pallone etc etc.. C’è molta letteratura su questo e devo dire che gli stessi libri di testo sono molto migliorati e, per esempio, offrono anche quando si studiano i popoli antichi, degli spaccati sulla vita delle donne (che esistevano anche loro neh!!). Non è stato tolto nulla, ma, come dici tu, È STATO AGGIUNTO QUALCOSA. Ma è indubbio che questo qualcosa molto spesso non c’è e non c’è perché lo stereotipo vince sempre. Anche tra i genitori. Sai quante bambine sono iscritte a danza e quante a pallacanestro? Sai quante bambine seguiranno i loro talenti scientifici invece che umanistici? Beh, se vuoi i numeri li trovi in fondo alle classifiche. E, a livello culturale e sociale (ma credimi anche per molti agenzie del lavoro che se ne stanno occupando) è un grosso problema. È la profezia che si auto avvera di cui parlavo nel post.

      Quanto alla nuova materia, ciò che dici è interessante. Ma vedi, tutti i principali esperti di problemi di apprendimento affermano proprio che la mancanza di “educazione sentimentale” nella scuola danneggi anche il resto della didattica. Se hai voglia, leggi anche su questo sito, quello che mi hanno detto Pietropolli Charmet o Katia Provantini… La nostra scuola è deficitaria di questo, eroga competenze ma non fa nulla sull’educazione della persona…

      Infine, io dico sempre che bisogna guardare a chi certi problemi sta provando a risolverli. Il piano educativo olandese (poi preso anche in GB) sull’educazione al sentimento dà i suoi risultati e l’efficacia delle scuole nordiche parla da sola. Ne parlerò, in un prossimo post!
      Grazie del contributo che hai dato alla conversazione!

      • Grazie per i consigli di lettura, ne farò tesoro.
        Son d’accordo con te su tutto ma non vorrei che con l’educazione sentimentale si facesse lo stesso errore che è stato fatto con l’informatica a suo tempo e che ora qualcuno sta pensando di rimediare, cioè prenderla come un insegnamento a sé e non come una competenza trasversale.
        Cordialità

  3. annabella coiro says

    Eh si anche io stamattina ho avuto la stessa reazione e ho aggiunto anche un altro pensiero. Le ragazze hanno davanti a sé anche stereotipi maschili, molto radicati e molto potenti che influenzano enormemente, tanto quanto gli stereotipi femminili. Mi viene da dire oltre a ‘bambole e bambocci’, ‘machi e giustizieri’. Ho incontrato molte studentesse nei mesi scorsi, nelle loro classi, in quella scuola che dovrebbe segnare il loro futuro. Ho visto ragazze con la rabbia e il desiderio di vendicarsi, vendicarsi dei loro padri, delle loro madri, dei loro compagni. Un’energia enorme le accompagna e, fiere dei loro desideri, esultano sciorinando gli insulti e le percosse che dedicano ai malcapitati fidanzati. Che mostruosità è questa? E’ questo il cambiamento che vogliamo vedere? A quale stereotipo si ispirano se non a quello vendicativo maschile di provenienza addirittura accadica. Si alza forte la vendetta delle donne a ricalcare un modello dapprima accusato e condannato, ma mai ripudiato profondamente! La vendetta è un modello culturale proprio di questa era, in particolare dell’Occidente, la vendetta è violenza e purtroppo travalica il genere. Ma questa non è l’essenza dell’essere umano, questa è un’aberrazione che la storia ha assunto erroneamente come immutabile. Auguro a tutte le donne e agli uomini di concedersi la possibilità di uscire dagli automatismi, di incanalare quella forza che ci contraddistingue per spingere il nostro futuro e quello dei nostri figli e figlie in una direzione veramente umana, dove la violenza è solo un ricordo di un momento buio del nostro passato, e dove gli stereotipi non esistono, né femminili né maschili. Grazie Manuela per le tue riflessioni e per condividerle.

    • io non condanno del tutto la vendetta, penso che in determinate circostanze sia giustificata

    • Lo stereotipo “macho aggressivo” è l’altra faccia della medaglia della “beatificazione ” della femmina, come direbbe Murgia. Mentre sull’aggressività delle ragazzine rimando ancora alle parole di Pietropolli Charmet (ne parlò con me a lungo su un pezzo sull’8 marzo delle bambine). Alcune ragazze comunque, come alcuni ragazzi, sono aggressive: solo che se lo è una femmina ci scandalizziamo e lo percepiamo come un decadimento della società, mentre se lo fa un maschio è la naturale prosecuzione delle cose…. (da qui ti uccido per passione)…
      Nessuno ha poi mai detto che il cambiamento che vogliamo vedere è la ragazze che diventano forti come i maschi e si appropriano dei loro modelli vincenti. Per la verità, anche questa fase è superata e francamente non credo si stiano vendicando. Se proprio dobbiamo parlare di sentimenti atavici che muovono l’aggressività verso i propri, la vergogna è il motore indicato da molti….. E, al limite se questi ragazzini e ragazzine di oggi si vendicano di qualcuno, non è contro l’altro sesso (i giovanissimi sono molto più solidali fra loro), ma contro i genitori. Ma questo è un altro capitolo… 🙂

      • annabella coiro says

        Si infatti concordo! Non è il cambiamento che vogliamo vedere, neanche le ragazze vogliono vederlo… ma non ne sono consapevoli, non si rendono conto che sono vittima dello stesso modello culturale. La consapevolezza, insieme al sentimento, entra rare volte a scuola, e anche in famiglia. Ma, come dici tu, questo è un altro capitolo 🙂

        • ma possibile che se una donna è dolce allora diciamo che “è vittima di modelli culturali sbagliati” e se non lo è è una vittima ugualmente? io credo che entrambe siano se stesse, oltretutto dolcezza e aggressività possono talvolta convivere nella stessa persona

          comunque come ho detto prima il problema è la paranoia: credere che se il pargolo gioca con X diventerà per forza X da grande: in realtà lasciare che una bambina giochi con la Barbie (se la vuole) non le impedirà di studiare materie scientifiche così come lasciarla giocare col piccolo chimico (se lo vuole) non la porterà necessariamente a voler studiare chimica
          Sul tema c’è un post scritto da una psicologa che decisamente ne sa più di Gramellini:
          https://beizauberei.wordpress.com/2014/11/21/psichico-7-bambini-e-questioni-di-genere/

    • Daniela says

      “E’ questo il cambiamento che vogliamo vedere? A quale stereotipo si ispirano se non a quello vendicativo maschile di provenienza addirittura accadica. Si alza forte la vendetta delle donne a ricalcare un modello dapprima accusato e condannato, ma mai ripudiato profondamente”… tristi ma verissime parole.
      Vado in moto, non uno scooter, una moto… “da uomini”. Mi sono iscritta ad un gruppo social di donne che come me hanno scelto la la libertà e la forza delle due ruote. Sono più di quante pensassi. Ma non ho trovato altro che stereotipi ed atteggiamenti “maschili”: facci vedere come “pieghi”, io sono più brava di te, la mia moto va più della tua… e poi tanta aggressività. Troppa. (Immancabile, quella di “signori” che cercavano, in un gruppo rosa, le solite prede da braccare). Me ne sono andata da quel gruppo. Con tanta tristezza. Perchè è possibile fare “cose da uomini” rimanendo donne nell’animo e nell’aspetto. Che è la nostra ricchezza.

  4. giuseppe fogaroli says

    Buon giorno, la sua opinione è stata divulgata su FB tramite una mia conoscente, le sue ragioni sono ineccepibili e sono totalmente d’accordo con lei riguardo la necessità di intervenire su un piano culturale nell’educazione dei bambini e dei ragazzi nelle scuole, aggiungerei anche una sana educazione civica che riparta dai valori di libertà e rispetto per le culture, le religioni e la provenienza che peraltro sono alla base della nostra costituzione. Ma non vedo dove sia l’errore del Gramellini, egli sostiene infatti che un certo tipo di intervento ” politico” sia insufficiente, (ma non inutile), non appoggia tesi discriminatorie e non fa cenno ad alcuna differenza nei rapporti tra uomo e donna. Personalmente ritengo invece che vi siano delle differenze sostanziali tra uomo e donna, il punto è che tali differenze sono diventate oggetto di discriminazione, non vorrei dilungarmi in discussioni dettagliate, ma è un fatto che queste siano il sale della vita, lo stimolo al confronto e, nella fattispecie, al desiderio di conoscersi nella nostra parte più intima.. ma lungi da me pensare che la femminilità da cui siamo tanto attratti, giustifichi i soprusi, le ingiustizie e il desiderio di sottomissione cui Lei fa riferimento nell’articolo di cui sopra. Non sono stato io e nemmeno Lei a stabilire che siano le bambine a giocare con le bambole, ma Lei è certa che in un ambito culturale privo di stereotipi, le stesse non siano ugualmente attratte dal gioco con bambole e pelouche?

    • giuseppe, il punto è semplice: una bambina che gioca con la Barbie è ok, una che gioca con le pistole giocattolo è ok, e una che gioca con entrambi è ok..a prescindere dalle percentuali di giochi con bambole e con pistole.

      questo andrebbe detto

    • Gentile Giuseppe, innanzi tutto grazie per il suo contributo: è esattamente questo il tono e i contenuti che mi piace leggere nei commenti!

      Quanto all’errore di Gramellini è qui: “nella beata convinzione che siano quegli stereotipi ad alimentare il maschilismo della società e le violenze contro le donne”. Non è una convinzione è una certezza. E nemmeno tanto beata. Non so se lei ha mai letto le testimonianze degli uomini violenti: beh, tutti pensano che la donna sia una bambola di proprietà e l’hanno fatta fuori quando si è spostata dal modello ideale.

      Sì, purtroppo laddove ci sono meno stereotipi è provato che le bambine giochino e quindi poi scelgano percorsi di vita più liberi. Che non studino ad esempio solo lettere antiche ma diventino matematiche?!! Lei sa che molte ragazze non scelgono percorsi scientifici perché intravedono dentro loro stesse dei limiti? Chi ha posto loro dei limiti? Cosa succede se questi limiti li togliamo? Magari abbiamo più laureate donne in materie scientifiche’ Chissà.. vale la pena provare però….

      Queste sono domande che ci si è posti in modo laico in tutta Europa e, laicamente, attraverso decisioni politiche, sì politiche nel senso alto del termine, si sta cercando di intervenire (la campagna Europea per avvicinare le ragazze all’informatica per esempio…). E una delle prime aree di intervento è l’abbattimento degli stereotipi. Se poi uno vuole giocare con i peluche faccia pure. Maschi compresi (perché mi creda il problema è anche loro) .

      • Lavera says

        mah….io da piccola ho sempre giocato con Barbie, bambole, padelline, avevo anche un’asse da stiro con tanto di finto ferro! Tute cose che chiedevo spontaneamente ogni anno nelle mie letterine a Santa Lucia… Figlia di un’impiegata e un fiorista che riempiva anche la casa di fiori per le sue donne e che io adoravo…. eppure ho frequentato il liceo scientifico e poi sono diventata un ingegnere edile e sui cantieri nessuno mi manca di rispetto!

        • Lavera, hai dato un bel messaggio
          il punto è questo: che una bambina giochi con la Barbie, con Spiderman o con entrambi..è legittimo, è questo che va insegnato

        • Carissima Lavera, pensa, anch’io sono stata cresciuta in una scuola quasi “femminile” e di provincia e poi ho fatto quello che ho fatto. Ma le storie personali sono una cosa, i dati collettivi e la situazione sociale ahimè è un’altra…. Grazie per il contributo 🙂

          • Lavera says

            Prego. Comunque mi piacerebbe vedere come vengono condotti calcoli e statistiche, perché di esempi ne avrei davvero tanti da portare e non credo che questi siano tutte “storie personali” concentrate nella regione in cui vivo… a meno che siamo tutte particolarmente emancipate…
            Credo che la cosa fondamentale sia insegnare l’educazione e il rispetto fin da piccoli, la vera natura di una persona, prima o poi, esce sempre…

      • giuseppe fogaroli says

        Mi pare vi sia un po’ di confusione nello stabilire un rapporto tra le aspettative professionali delle donne, quando e se represse da stereotipi culturali, ed il trattamento che viene a loro riservato da millenni in quanto femmine e quindi subordinate al soggetto maschile. Ci vorranno i famosi tempi biblici per ottenere una reale parificazione dei diritti nella nostra società tra maschi e femmine. Io non sono in grado di stabilire quanto e se siano incisivi certi interventi ” giornalistici” su larga scala, come quello di Gramellini. Con buona pace quindi per bambole e pelouche, bene fa Lei a sottolineare l’importanza della comunicazione e bene fa Gramellini nel dire che non basta una foto con qualche donnina stereotipata per suscitare chissà quale errata convinzione. La condizione della donna è ben lungi dall’essere quella che dovrebbe e avrebbe bisogno di ben più efficaci interventi, nelle scuole prima di tutto, per illuminare le menti. E’ una ruota che gira in altre parole, quando al mondo cesseranno le ingiustizie, gli africani non saranno più negri e i cinesi puzzeranno di sudore esattamente come gli americani, le donne avranno la loro parità. Rimane da chiedersi se tutto ciò sia utopia?…

  5. Allora: posso essere d’accordo con Gramellini sul significato dell’amore però credo anche che se i libri delle elementari mostrano un bambino che culla un bambolotto oltre alla bambina (non “al posto di”) male non fa. Credo anche che una bambina che fa danza e poi fa studi umanistici non sia meno libera di una che fa karate e poi studia ingegneria (a parte che si può tranquillamente fare danza e poi studiare materie scientifiche e viceversa), se una ragazza vuole studiare letteratura non sta rinnegando se stessa, se vuole studiare fisica (e ci sono ragazze nelle facoltà scientifiche) idem, bisogna che i figli seguano le loro inclinazioni che corrispondano o no a quelle che vorremmo noi, l’importante è far giocare bambini e bambine con ciò che vogliono senza paranoie reazionarie del tipo “ah se il bambino gioca con la cucinina diventerà gay!” ma neanche paranoie “progressiste” del tipo “se gioca coi soldatini diventerà guerrafondaio e maschilista” perchè non è vero.

    Riguardo all’aggressività: non la condanno e non credo che quella maschile conduca necessariamente a “la uccido per passione”: proprio come la mitezza, l’aggressvità può appartenere in varie forme a uomini e donne, non va negata o repressa ma gestita e incanalata.

    • D’accordo sull’aggressività. Ho imparato molto sentendo Federico Tonioni. Io sono, come dico, una raccoglitrice di storie ed è per questo che mi piace indicare voci competente a cui riferirsi. Studiare e ascoltare è la prima parte del rispetto.

    • annabella coiro says

      Si concordo anche io sull’aggressività, ma non sulla vendetta. La vendetta è un errore di calcolo, la vendetta è violenza, innanzitutto su se tessi, la violenza produce violenza, di questo ne siamo certi, e lo verifichiamo costantemente, ma continuiamo a ripetere l’errore.
      E’ infatti un modello radicato da millenni, tanto che si può arrivare a giustificarla.

      • Annabella, ok la pensiamo diversamente: io credo che in taluni casi e davanti a certi crimini la voglia di vendetta sia comprensibile e umana e la “giustizia retributiva” (o se preferisce “vendetta”) sia una strada legittima..non l’unica ma non mi sento di condannarla del tutto. Ad esempio quando i soldati USa uccisero Bin Laden senza processo fu una vendetta ma per me fecero bene. Ma forse siamo OT

      • Mireia says

        Una appunto soggettivo e personale: un paio di mesi fa, a Milano, attività gratuite scientifiche, peccato che non abbia visto neanche una bambina…

    • Lavera says

      Esatto Vlad! quello che volevo dire anch’io col mio post precedente.
      Nella facoltà di ingegneria che ho frequentato c’erano (e mi dicono sono sempre più in aumento) molte ragazze. Non ho mai fatto danza, ma suonavo il pianoforte e sono comunque diventata ingegnere.
      Ho un cugino che da piccolo voleva giocare solo con le bambole, veniva apposta a casa mia per giocarci perché i miei zii gli prendevano giocattoli da “maschio” (robot, lego, computerini, piste e macchinine), ma lui li rifiutava, chiedeva pelouches e bambole. E’ diventato un perito elettronico e decisamente etero!
      Avevo un compagno di classe alle scuole elementari e medie al tempo decisamente aggressivo, ora è un fantastico marito e padre di famiglia.
      Non so, credo che ogni caso sia da valutare singolarmente e la questione degli stereotipi sia essa stessa uno stereotipo troppo riduttivo….

        • non ho elementi per discutere i dati e comunque trovo giustissimo incoraggiare ragazzi e ragazze a seguire le loro inclinazioni umanistiche o scientifiche che siano (l’input deve partire da ragazzi e ragazze, ovviamente).

          mi chiedo anche come mai una laurea scientifica sia considerata più prestigiosa di una umanistica? Forse perchè è considerato più facile trovare lavoro e sopratutto trovare un lavoro di un certo “prestigio”?

        • Buonasera. Essendo stato studente universitario sia in Italia che in Germania sono stato attratto dal link da Lei segnalato. Volevo solo segnalare che i dati sono stati interpretati male dall’autore dell’articolo. Lo 0,3% non è rispetto al totale dei dottori in materie scientifiche o tecnologiche, bensì al totale dei dottori in tutte le discipline. Il rapporto tra il numero di dottori donne e uomini solamente nell’area scientifica è circa di 1 a 5, come dice l’articolo originale del Sole24Ore – http://static.valored.it/_storage/documents/sala-stampa/2013.09.27_Sole24Ore_EconomiaTalentiRosa.pdf – che non dista molto dalla percentuale di donne ingegnere laureate al PoliMi (23%).

  6. giorgio says

    Premetto che non so usare le parole come voi, che le usate per mestiere.
    Per cominciare :il definire un uomo che picchia una donna un maleducato sentimentale mi fa inorridire ; credo che non si capisca la spaventosa portata che la violenza causa a una persona .
    C’è una cultura che trabocca di immagini che raffigurano le donne come oggetti sessuali da possedere , e uomini che devono essere padroni di qualcosa per dimostrarsi e dimostrare la loro virilità. Forse non si conosce il significato di quest’ultima parola e probabilmente non c’ è neanche la voglia di conoscerla .
    In famiglia , la situazione è ancora peggiore . Le bambine /i imparano da quello che vedono e sentono piuttosto da quello che gli si dice , concesso che gli si dica qualcosa .
    Penso che il seme del femminismo nato negli anni settanta ( divorzio e aborto è dovuto a loro ) è stato sradicato . Un potenziale sano e vitale non è stato coltivato .
    Non so se togliendo le immagini dai libri di scuola di bambole e cuoche la situazione migliori o no , sicuramente migliorerebbe occupandoci dei punti sopra citati . Secondo me.
    Un uomo.

  7. Federica says

    Ho giocato per tutta la mia infanzia con bambole e peluches. Ho spesso e volentieri indossato minigonne. Ho studiato lettere classiche. Stando al tuo teorema, Manuela, sono una donna a rischio. Giusto per tranquillizzarti: incontrato molti rospi che non sono diventati principi, ma nessuno che abbia osato alzare, non dico un dito, ma neppure la voce (tra l’altro spesso la domenica andavano allo stadio, ma che vuoi farci…). Non è una questione di stereotipi, ma di personalità. E sicurezze. Se non le hai, lì sì che sei a rischio. Anche se fai l’ingegnere e hai passato l’infanzia a giocare con macchinine e ruspe.
    Ciao
    Federica

    • Cara Federica, il teorema non è mio! È solo il trasferimento di una vastissima letteratura e di altrettanto vasti studi!!!
      Sono contenta che nessuno abbia mai alzato un dito su di te. Anche a me – fortunatamente – non è mai capitato. Questo non significa però che ogni due giorni in questo Paese non facciano fuori una donna. La realtà è più grande delle nostre fortune singolari.
      Io, solo per rispetto di questa immensa sofferenza, mi considero fortunata, ma non riesco a trasformare la mia fortuna in giudizio. Non riesco a dire io ho personalità, tu no, fatti tuoi. Sarà un mio limite, ma ho incontrato troppe donne con un’immensa personalità che a volte, solo per caso, sono state private di queste sicurezza. Invece, con umiltà leggo e studio (secondo le mie capacità e possibilità) e cerco di comprendere.

    • la tua testimonianza, Federica è importante (mi pare per fortuna che nessuno peraltro sostenga una correlazione tra gli studi classici, l’indossare minigonne e la frequentazione di uomini volenti con le donne)

  8. Mentre la Cristroforetti volava nello spazio su Rai 1 davano la partita Milan Inter. Questo penso sia un sintomo di “come” siamo messi in Italia.
    Su nessuna delle reti principali è stato dato spazio a questo evento ma da donna, posso dire senza commiserazione che alle “donne” italiane gliene fregava pochissimo della Cristoforetti! A quell’ora la donna tipo ha da sfaccendare…
    Se ci fosse stata una “massa critica” di donne interessate a osservare entusiaste la prima italiana nello spazio, nessuno, neanche chi ha programmato il palinsesto, si sarebbe dimenticato di dare risalto alla cosa.
    Non possiamo pensare che importi agli uomini delle nostre sorti se non importa a noi… e non è per la partita, non è per la diretta interstellare mancata, non è per l’interesse legitto o il legittimo disinteresse per le conquiste spaziali. Siamo proprio noi donne a correre a preparare i pasti, a stirare, ad accendere lavatrici, a indossare perizomi sempre più piccoli per piacere al maschio di turno. Qualcuna si ricorda che si deve piacere anche a sé stesse, almeno ogni tanto, ed è già un passo avanti… ma se non cambiamo testa noi, per prime, nessuno lo farà. E temo non sia un disegno su un libro a insegnare nel bene o nel male qual è il nostro ruolo. Ognuno ha il ruolo che sente più adatto al suo intimo modo di concepire il mondo. Ognuno il suo destino se lo crea.

    • così come non giudichiamo chi ha o chi non ha personalità, mi sembra azzardato e arbitrario dire che chi si mette un perizoma lo fa solo e sempre “per piacere al maschio”

    • maria serena says

      forse se non fossimo state tutte tartassate da disegni con mamme che prepaavano la cena e papà che andava a lavorare fuori,oggi avremmo meno donne in paranoia per le lavatrici,e più a voler sapere della Cristoforetti…o a guardare Inter-Milan

      mi pare che l’articolo sia molto chiaro,quindi non capisco tutte quelle che “io ho fatto danza e mi sono laureata in lettere ma non sono da meno di nessuno!”….e chi ha detto questo? qua si sta evidenziando tutt’altro!

  9. Alice says

    A mio avviso (mi occupo di libri per bambini e ragazzi) il pezzo di Gramellini mescola cose intelligenti e banalizzazioni ed è sicuramente troppo sbrigativo. Sì, manca un’educazione sentimentale strutturata e consapevole di cui per me i libri e le narrazioni sono strumento principe perché le storie e le immagini che i bambini vedono sono importanti eccome. Io sono d’accordo sul non cancellare le scene di bambine che cullano e cucinano, perché non dovrebbero esserci? C’è qualcosa di brutto in quelle immagini? Di negativo? No. Sono scene belle. Non c’è nulla da cancellare. C’è da aggiungere. Maschi che cucinano e femmine astronaute. Non c’è nessun modello da negare, ci sono nuove possibilità da ampliare. La differenza educativa nell’aggiungere e non levare è significativa. Una bambina può anche sognare di fare la ballerina e amare il rosa, perché no? Ma la cosa va bene se siamo sicuri che le sia stato trasmesso che può fare mille cose e amare qualsiasi colore e solo davanti a tutte le scelte lei abbia fatto quelle. Più di mille commenti di intellettuali la posizione più intelligente è espressa in un albo per bambini: Olivia e le principesse. Olivia è una maialina tosta, intelligente, forte, indomita e anticonformista. Ha in mente mille possibili scelte per il suo futuro, per questo lei, a differenza delle amiche, è l’unica a poter persino valutare di fare la principessa.

  10. GiuliaPimpinella says

    Buongiorno a tutte.
    Sono una studentessa di psicologia, figlia degli anni ’90. Ho giocato e adorato le barbie, ma ho giocato per 10 anni a pallacanestro. Son sempre stata definita un “maschiaccio” eppure non disdegno le gonne e i tacchi. Mia mamma è una perfetta casalinga, ma che lavora anche fuori, mentre mio papà è il tipico uomo che non sa fare una lavatrice ma aiuta sua moglie appena può. Sono insomma cresciuta con una divisione dei ruoli che non si basa su “io uomo forte/tu donna debole”, ma su una divisione non per generi, ma per ruoli dovuti alle potenzialità di ciascuno, scelti in base alle volontà e possibilità di ciascuno.
    Ho sempre pensato che nel futuro avrei voluto realizzarmi nel lavoro, mossa da sentimenti femministi che mi hanno sempre infuocata. Oggi penso che sarò realizzata quando avrò una famiglia che potrò mantenere anche grazie al mio lavoro.
    Tutto questo per dire che non serve a niente non far vedere le bambole, perchè significherebbe comunque dire “la donna casalinga mamma non va bene”, screditando così una figura importante.
    Serve anzi insegnare ai bambini prima di tutto che non sono migliori di altri e per questo non devono permettersi di tiranneggiare perchè non gira tutto intorno a loro, nonostante le famiglie siano diventati micro-nuclei incentrati solo su di loro.
    In parallelo bisogna spiegargli cos’è il RISPETTO, per se stessi, gli altri, le autorità e il proprio paese.
    Poi bisogna raccontargli che ciascuno può diventare quello che vuole, ma che verrà comunque amato per quello che sarà, perchè ci sono tantissime possibilità e nessuna sarà mai più importante dell’altra, in quanto qualsiasi figura è essenziale per la società.
    A questo punto sì, è necessario spiegargli cos’è l’amore e come evitare la possessione.

    Detto ciò, adesso hanno fatto “Barbie presidente”. Anche giocando con le bambole i bambini possono imparare ad essere quello che vogliono.
    Ma noi adulti, abbiamo superato gli stereotipi di genere?
    Perchè prima dei libri di scuola ci sono i genitori, i familiari e gli amici e sono loro a mettere le basi per il pensiero.

  11. annamaria says

    Gent.ma Manuela Mimosa Ravasio la ringrazio sentitamente per la sensibilità ed empatia verso donne meno fortunate di noi che hanno avuto la disgrazia di imbattersi in circostanze della vita tragiche e beffarde, che non per questo vanno giudicate stupide, ingenue o culturalmente minorate ( perché il mostro può colpire anche donne estremamente capaci e intelligenti).
    Servono politiche serie di contrasto al fenomeno e per attuare ed estendere l’avanzamento culturale in questo senso bisogna realmente e sinceranente desiderare pari opportunità da parte di tutti. La tentazione di mantenere esseri umani sottomessi ad altri, che siano donne, in Italia e in gran parte del sud del mondo, o altre categorie sociali è ancora lungi dall’essere estirpata dall’animo umano
    Anna Maria Ragusa (madre di due ragazze e cugina di Roberta, persona splendida, probabile vittima di femminicidio)

  12. domenica says

    Ho 62 anni, ho quattro figli, due maschi e due femmine. Un unico insegnamento per tutti, rispetto ed educazione ma soprattutto non avere mai paura. Le persone sono persone, c’è chi vale e chi no, chi merita la nostra stima e chi no, chi merita il nostro amore e chi no. Mai sottolineato il genere ( maschio, femmina, gay ecc). ora però lo dico, senza sottolineature, uno dei miei figli è gay.

  13. Anche io come altre persone ho giocato con le bambole, ho sognato il principe azzurro, ho giocato con le macchinine e dato due calci ad un pallone. Credo che la nostra società sia invasa da messaggi perversi ancora più subdoli degli stereotipi del ferro da stiro. La donna é relegata ad essere mamma e moglie e in qualche caso lavoratrice, oppure deve essere una donna fatale, irraggiungibile, quasi mitologica che vive fra squallide apparizioni in tv e nei giornali di gossip. Questi purtroppo sembrano essere i modelli…Vedo tante bambine che non giocano più, vedo donne bambine che ammicano sui social, vedo uomini bambini che le commentano e vedo anche che si lasciano commentare fra varie volgarità. Il rispetto per se stessi non è materia da insegnare a scuola, è un valore che si coltiva giorno per giorno, inciampando e rialzandosi e non scegliendo le strade più facili. Concludo chiedendomi se tutto questo bisogno di apparire, di ottenere like in realtà nasconda delle insicurezze e delle fragilità.

  14. Ma per favore. Sono un casalingo perfetto: stiro, lavo, pulisco, faccio la spesa, èadre di tre figli e con i compiti equamente distribuiti e dopo 15 nni di matrimonio non registro stanchezza. Se qualcuno di noi due decide di andare via un fine settimana per impegni e piaceri lo fa senza problemi. Una biciclettata con gli amici? un aperitivo con le amiche? nessun problema. E dire che sono cresciuto con miti molto “macho”: centinaia di soldatini Atlantic, collezioni di supereroi Marvel, miti western alla Sergio Leone. Ma che vuol dire? Ho imparato dai libri e dagli autori giusti oltre che dai miei genitori, dall’esempio e dall’educazione che mi hanno dato. Se uno vive in un contesto violento puoi imbambolarlo a scuola come vuoi, ma il contesto sarà sempre più forte di 4 giochi “correct”. Non banalizziamo per favore.

  15. Il processo di sviluppo di una forma di sensibilità, educata al rispetto del prossimo, raggiunge la prima tappa di un lungo percorso quando afferma, innanzitutto, uno stato di autostima positiva nella persona. La seconda tappa è la passaggio da un conversione narcisista di questo stato di benessere, di armonia ad uno superiore, quel NOI disinteressato di cui scriveva Gramellini.
    Questa la teoria, grossomodo e spiccia 🙂
    I laboratori sociali, i contesti, le variabili di questi contesti non agiscono tutti alla stessa maniera con ogni individuo.
    Non è togliendo una bambola o mettendone dieci che ci assicuriamo un risultato X.
    La bambina o il bambino che non potessero averne, putacaso, a disposizione, potrebbero invaghirsene perché le usano nei giochi, altrove. E questa affettività potrebbe generare altre curiosità nell’individuo, di diverso tipo, queste sì invece più interessanti della privazione morale di questo o di quel modello!
    Non mi pare, con rispetto per le sue opinioni, che lei abbia “sentito” correttamente il significato del post del giornalista. Che non era bambola si, bambola no.
    Ma un invito a portare a galla il valore e soprattutto la PRASSI dell’educazione sentimentale.
    Tema che è affidato, prevalentemente e in toto alle donne, in Italia, per tradizione, abitudine e pigrizia della società.
    E gestito da queste come “sentono” e possono, per le risorse di cui dispongono.

  16. Luigi Taccone says

    Non posso che darti completamente ragione. Da genitore di una quindicenne triatleta, che lascia indietro tutti i maschi in tutti gli sport, evidentemente, posso garantirti che mia figlia, seppure sia bellissima (lo so che parlo da padre, ma vi prego di credermi) e con un fisico che puoi immaginare, viene considerata una “cosa” strana da parte sia dei maschi, che la temono, che delle femmine della sua classe, che non riescono a riconoscerla come appartenente allo stesso genere.

  17. Alessandro says

    …quando colgo un gradiente di maggior stupore, di superiore enfasi, nella voce di un giornalista televisivo, mentre comunica la notizia di Samantha Cristoforetti nello spazio, e colgo che quel gradiente maggiore è dovuto al fatto che Samantha Cristoforetti è una donna e che anzi, la vera parte per cui starbuzzar gli occhi è quella e non che un essere umano italiano, grazie al suo enorme talento ed alla sua infinita dedizione, sia in orbita intorno alla Terra, capisco che la strada della reale parità di diritti e doveri, fra generi sessuali, è ancora lunga ma lunga ma lunga ma lunga ma lunga…

  18. tommaso banfi says

    buonasera. che bello leggere ragionamenti arguti e importanti con tale rispetto ed educazione.
    sono un uomo, di 40 anni, padre di un bimbo di 6.
    Faccio l’attore, mi piace l’umanità. tutta. deformazione professionale 🙂
    Consiglio molto vivamente a tutti la lettura di molti testi di MARINA VALCARENGHI. Tra questi tre in particolare.
    “L’aggressività femminile”, dove scopriamo che il termine aggressività ha altre accezioni profondissime nel femminile e nella cultura relazionale in genere.
    “L’insicurezza. La paura di vivere nel nostro tempo”…splendida analisi di un virus letale nella costruzione di una relazione amorosa.
    “Senza di te io non esisto”. parla da solo il titolo…uomo e donna, dipendenze amorose ambivalenti.

    La cosa che mi interessa della dott.ssa Valcarenghi è il concetto che lei propugna anche negli incontri nelle scuole, di

  19. tommaso banfi says

    ….EDUCAZIONE AL SENTIMENTO.
    scusate, mi è partito l’invio..:)

  20. tommaso banfi says

    Lavoriamo insieme, io e la mia compagna,madre di nostro figlio. E lottiamo quotidianamente anche noi , nel contesto scolastico di nostro figlio, contro gli stereotipi di genere. Lo faccio con convinzione, io sono cresciuto imparando a stirare, cucinare, giocando sugli alberi come con le barbie…..
    mio figlio un giorno quando lo ha saputo mi ha detto….”ma papà, davvero giocavi con le Barbie?”
    “si amore”
    “ma….ti obbligavano?”
    Siamo scoppiati in una sonora risata…..e gli ho risposto che “No, assolutamente, piaceva proprio a me giocare con le bambole e le Barbie!”

    Quindi pure se in un contesto familiare apertissimo e senza azzurrino/maschietto e rosa/ femminuccia..e via dicendo, l’ambiente scolastico diventa (a ragione, ci passano la maggior parte del tempo) il veicolo primario delle informazioni e le scoperte…..

    L’esempio nostro è la regola che istintivamente perseguiamo in famiglia.
    Essere ciò che diciamo, coerentemente.

    Buona serata!
    tommaso

  21. Tiziana says

    Come ho scritto altrove, lavoro da undici anni nelle scuole materne. Ed essendo precaria purtroppo ne ho girate un bel po’.
    Non ho MAI, e sottolineo MAI visto bambini costretti a giocare con giochi che essi stessi non avessero scelto, nemmeno quando ho lavorato con persone non giovanissime. Ho sempre visto bambine giocare con i lego (che fino a due anni fa non sapevo venissero considerati giocattoli da maschio, come raccontano le femministe, dato che li aveva pure mia mamma-classe 1947!-, li ho sempre avuti io e tutte le bambine con cui giocavo) o a calcio, e bambini giocare con le bambole o con la cucina.
    Ho anche visto, quando c’erano gli angoli dei travestimenti bambini vestirsi da Biancaneve senza che nessuno li facesse cambiare.
    Quindi francamente tutta ‘sta ansia e preoccupazioni per figure che mostrino la bambina che cucina o gioca con le bambole mi preoccupa: e se una bambina mostra di avere preferenze per queste cose cosa facciamo?la rieduchiamo perchè giochi per forza a wrestling, perchè cosi dimostrerà di non essere schiava della cultura del patriarcato?
    E’ questo tipo di mentalità che mi preoccupa invece: la mentalità secondo cui se sei una femmina e ti piacciono le Barbie o da grande scegli di fare studi umanistici non è perchè sia una tua libera scelta o perchè a te piacciono effettivamente questo tipo di attività, ma perchè sei per forza schiava del patriarcato che ti ha impedito di iscriverti a ingegneria (anche se magari hai sempre preso tre in matematica). E quindi vali di meno rispetto alla Cristoforetti perchè lei ha voluto fare l’astronauta.
    E se sei una schiava, è chiaro che ti dobbiamo venire a liberare….

    • Mi scusi, ma proprio oggi, oggi che quasi 300 “uomini” hanno ritenuto opportuno cliccare “mi piace” sulla pagine FB di uno che si vantava di aver ammazzato la sua ex moglie, sono poco incline ad accettare commenti che ridicolizzano decenni e decenni di riflessioni e lavori sul tentativo di eliminare gli stereotipi e di sradicare quindi dalla cultura sessista la radice stessa delle violenza.
      Quanto alle femministe, non so chi lei conosca, ma LEGO è dagli anni Settanta che dice “The urge to create is equally strong in all children”.. Lo stesso sito internazionale di A Mighty Girl (http://www.amightygirl.com), che porta avanti un discorso di riflessione sulla didattica e l’educazione delle bambine, lo promuove e in queste settimane, se solo lei si fosse informata, avrebbe visto pubblicate queste indicazione della Lego del 1974 in vari siti e blog.
      Ripeto: nessuno decide con chi/cosa giocare e come. Ma basterebbe informarsi delle centinaia e centinaia di esperienze di educazione alle differenze nelle scuole pubbliche di tutta Italia (vedi http://www.impariascuola.it, http://www.scosse.org etc etc etc ) per fare osservazioni più informate e consapevoli. Che lei lo ritenga inutile o meno, nelle scuole di tutta Europa, in ogni ordine e grado, questo è già realtà. E molte, moltissime sono le esperienze felici anche in Italia. Mi spiace solo che un’operatrice dell’educazione non le conosca.

  22. andrea says

    Mi sembra semplicemente ridicolo pensare che il problema della violenza contro le donne derivi da immagini di bambine che giocano con le bambole o di donne che cucinano. Sicuramente c’è una mancanza di educazione al sentimento. Però, non sarà che parte di questa violenza derivi anche dal fatto che ovunque, soprattutto nei media, il corpo della donna è usato come oggetto o come merce di scambio? forse non sarebbe meglio evitare immagini di donne in pose ammiccanti e svestite per fare vendere un dentifricio o un’auto? E inoltre, le pubblicità, come gran parte degli spettacoli televisivi sono pieni di stereotipi di tipo maschilista. Ma forse sono più pericolose le immagini di donne che cucinano o bambine che giocano con le bambole…

  23. Adriano Esposito says

    Se è per questo oggi s’è incazzato perché la nuova divisa delle hostess non è abbastanza “scoperta” è nella sua frustrazione sessuale ha dato la colpa ai proprietari, che sono del Medio Oriente…

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