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caro Severgnini…

Oggi Il Corriere della Sera ha pubblicato l’intervento Donne e carriera, basta eroismi che Beppe Severgnini  ha fatto in occasione della conferenza internazionale Women in Diplomacy. L’articolo è rimbalzato subito sui Social Network e sul blog de La27esimaOra suscitando molti commenti. Io uso il mio blog per farlo. Perché, mi verrebbe da dire caro Severgnini, mi fa piacere che un uomo scriva su tematiche femminili, e che ci dia pure consigli – ben accetti si intende – su come uscire da questa impasse culturale. Del resto, ogni volta che un uomo affronta queste spinose questioni, magari snocciolando dati che ormai credo (io come tante altre) di sapere a memoria, appare sempre come un illuminato e progressista, mentre, tutte le volte che le stesse cose sono scritte da una donna, vengono etichettate come lamentazioni uterine (si legga i commenti ai vari post del blog de La27esimaOra). Non mi fraintenda, caro Severgnini, io voglio che gli uomini si occupino e scrivano di queste cose: mi piace solo far notare la differenza. Una cosa però gliela vorrei dire: perché capisco che lo sfortunato intervento di audioconferenza della ministra Elsa Fornero abbia creato non poche perplessità, ma per l’uso del femminile, per altro già previsto dalla nostra lingua italiana, le donne si stanno già dando parecchio da fare. Gabriella Nistico, per esempio, direttrice di Archivia, è prima firmataria dell’Appello per un uso non sessista della lingua italiana; Nicoletta Maraschio, presidentessa dell’Accademia della Crusca, è anch’essa impegnata in un simile percorso di riconoscimento e soprattutto di abbattimento ci certe “credenze” popolari (ormai quasi leggende metropolitane) molto simili a quella per cui «l’ambasciatrice può essere solo la moglie dell’ambasciatore»… Ecco, collega Severgnini, le donne, come al solito ci sono. E ci sono anche quelle che non vogliono ricalcare modelli maschili: orari maschili, agende maschili… etc. etc. Dove trovarle? Generalmente tra le licenziate, le sottopagate, le sottogratificate. Succede anche nei giornali, se ne sarà reso conto. E del resto, ogni volta che una donna prova a mettere il dito nella piaga della conciliazione lavoro famiglia, ecco che parte la seconda puntata delle lamentazioni uterine di cui sopra: «O la carriera o la famiglia», mi disse un giorno un illuminato e progressista direttore… Perché si predica bene e si razzola male se è vero che siete voi, i maschi s’intende, che comandate e quindi voi che potreste cambiare le regole prima ancora che noi cambiamo la vostra testa. Anche perché, per quanto mi riguarda, la vostra testa mi piace, come mi piacciono le differenze, vorrei solo vederle vivere alla pari tra pari. Quanto al voler tutto, ogni volta che sento questa frase, sorrido. Sorrido e guardo gli uomini di oggi che con affanno, ma anche immenso piacere, diventano padri affettuosi, compagni di tutto, si mettono il grembiule da cucina e cambiano pannolini. Finalmente, anche voi state scoprendo che avevate solo la metà del mondo…

3 Comments

  1. MMR says

    Lo dico sempre: è solo questioni di punti di vista…. e il nostro, di solito, è quello più originale

  2. Facendo parte dei “padri affettuosi, compagni di tutto, si mettono il grembiule da cucina e cambiano pannolini” sono d'accordo.

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