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Quando ti accorgi che stai per entrare nella fase topica del rapporto genitore figlio puoi fare solo due cose: o darti al superalcolici o metterti a scrivere. Io, se non altro per abitudine, ho optato per la seconda.

Bambine nel pallone: un calcio ai pregiudizi

«Lei lo sa che in America il calcio femminile è più famoso di quello maschile?». Capelli lunghi tenuti in una lunga coda, scaldamuscoli rosso acceso e scarpette bicolori. Orgogliose e determinate, sempre con il pallone ai piedi, le allieve della scuola calcio Milan Ladies sembrano davvero sapere il fatto loro. Hanno passato un’ora buona a difendere ed attaccare, prima una squadra, poi l’altra, ogni tre minuti. «Via! Non forzare la giocata! Fatti vedere! Chiama la tua compagna! L’avversaria va battuta, ma con il cervello! Non correre a duecento all’ora se poi ti incarti», grida l’allenatore. Eleonora, Angelica, Viola, Anna, Elena, Paola, Giulia, Michela… hanno dagli otto agli undici anni e sono il futuro, e la speranza, del calcio femminile in Italia. Un fenomeno che, va detto, rispetto ai numeri europei, dall’Inghilterra alla Germania, dalla Francia all’Olanda e Spagna, in Italia si sta imponendo da pochi anni, soprattutto da quando, nel 2015, la FIGC ha chiesto alle società di serie A e B di aprire al settore femminile con (almeno) venti bambine tesserate. Ma, prima di …

Il Diritto di contare visto da #ladolescente

Alcuni giorni fa sono andata con #ladolescente a vedere Il Diritto di Contare, il film di cui ormai parlano tutti (io in quest’articolo) e che racconta la storia di tre donne di colore, matematiche, abili nei calcoli e nella programmazione, che hanno dato un forte contributo alle missioni spaziali della Nasa. Una storia tenuta ben nascosta, fuori dalle stanze in cui si prendono decisioni, relegata spesso in cucina o nelle stanze di servizio. Tutte cose ben raccontate nel film. Che è infatti un film facile e gradevole, in cui davvero, tutto il classico del mancato riconoscimento (le porte in faccia, le firme negate, la prima a essere liquidata) è messo in scena in modo quasi didascalico. Ecco perché la presenza de #ladolescente era importante. Non la mia, che le cose ormai le mando a memoria. E che quando sento la frase ripetuta come un mantra: “Siamo in grado di fare il lavoro”, so bene di cosa si tratta. L’opinione e la riflessione de #ladolescente, ormai assunto come la speranza di un futuro migliore, è insomma quella conta. …

Cosa insegniamo ai nostri figli

L’esempio vale più di mille parole. Spero che su (almeno) questa affermazione si possa essere tutti d’accordo. Quindi facciamo uno sforzo ulteriore e domandiamoci cosa, ogni giorno, insegniamo ai nostri (ingestibili dicono) figli. L’altra sera per esempio ero al cinema e nel bel mezzo di una scena topica la signora della fila davanti, leggermente spostata sulla mia sinistra, ha tirato fuori dalla borsa il suo smartphone 37 pollici e si è messa a scrivere dei messaggi su Whatsapp. Quasi quasi riuscivo a leggere l’argomento della chat, se non che il riverbero luminoso dello schermo era così fastidioso da costringermi, dopo qualche minuto, a chiederle cortesemente di abbassare (almeno) il cellulare. Alla fine del film, la bionda signora con il filo di perle si è scusata dicendomi: «Non volevo disturbare, volevo solo sapere come stava mia figlia e scambiare due messaggi». Non le ho risposto. Avevo appena visto dei brandelli di cervello deflagrare sulla faccia di un altro e, quindi, non le ho risposto. Come non vi dico che, sarà capitato anche a voi, ancora oggi, ogni volta che sono …

E poi, il resto del tempo cosa faccio?

Ieri ho passato un pomeriggio con otto adolescenti. Passato è una parola grossa perché in realtà si trattava di spostarli da un posto all’altro e tenermi adeguatamente a distanza durante le loro attività. Una compagnia discreta insomma, anche se a me fa sempre piacere parlare con loro, ascoltarli, osservarli. Avete mai provato a chiedere loro di cosa parlano quando stanno insieme? Cosa sia dicono? A parte il gergo usato che minerebbe il sistema nervoso di chiunque, pesando le conversazioni ho scoperto che il piatto della bilancia pendeva nettamente dalla parte del gioco on line. Cioè, metà del tempo lo passano sul gioco. L’altra metà, ne parlano. Ovviamente queste sono banalità e nemmeno tanto rispondendo al vero, ma la cosa interessante è che a un certo punto, intervenuta nella conversazione, ho chiesto loro di spiegarmi alcuni meccanismi. Puntualmente, e seriamente, mi hanno risposto. Poi ho chiesto loro cosa pensassero del tempo che passavano sui giochi. Bene, sapevano del rischio di perdita di concentrazione, dell’inutilità, dei problemi di vista. Allora, da secchiona e mamma quale sono, ne …

E se la (cara e vecchia) non violenza fosse la soluzione?

Bullismo, cyberbullismo, eccessi comportamentali e conflitti più o meno aspri. A scuola, al parco, in palestra, sono spesso questi gli argomenti (e le paure) all’ordine del giorno. Il 2 ottobre scorso, giorno della nascita del Mahatma Gandhi, e Giornata internazionale della Non Violenza, è stato presentato il lavoro del Centro Non Violenza Attiva Educazione alla nonviolenza a Milano, patrocinato dall’Assessorato all’Educazione e all’Istruzione del Comune di Milano e sperimentato in alcune scuole milanesi proprio quest’anno. Non è difficile capire quanto l’educazione scolastica sia complessa e quanto il confine tra il benessere psicofisico e la buona, ed efficace, trasmissione del sapere sia labile. Non è difficile, ma non è scontato, tanto che io stessa sono testimone della sottovalutazione di comportamenti preoccupanti (insulti, didattica punitiva, osservazioni sessiste) perché considerati, anche dagli stessi genitori, semplicemente slegati dalla funzione dell’insegnamento. Quasi che secoli di pedagogia fossero passati invano… In molte scuole, laboratori per la prevenzione e la gestione dei conflitti, spesso legati alla vita in Rete, si fanno. Il richiamo alla (cara e vecchia) non violenza è in questo caso esplicito …

YouTube, le regole da sapere

Prima dei 13 anni non si potrebbe aprire un canale YouTube. Dopo di che, Google offre, nella pagine di supporto, chiare indicazioni per educatori, genitori e adolescenti, sui comportamenti corretti (Centro Sicurezza). Tuttavia, poi scopri che i ragazzini caricano video anche prima dell’età richiesta e che, anche dopo, forniscono dati sensibili come il luogo di residenza o dove vanno in vacanza… «Da mamma di due figli, e da esperta di piattaforme di condivisione di contenuti, mi sono resa conto che le regole per un utilizzo consapevole del web vanno date quando sono più piccoli. A 10 o 11 anni è più difficile farsi ascoltare, ma se un dialogo è stato costruito prima, allora sono loro a mostrarti i dubbi se vedono “qualcosa che non va”», dice Simona Panseri di Google. Il che significa, aprire inizialmente un canale magari in modalità privata o unlisted (solo chi ha il link del video lo può vedere); sensibilizzare i ragazzi sulle informazioni personali; usare tutte le modalità di protezione consentite; o semplicemente chiedersi, prima di postare qualsiasi cosa, se …

Te lo dò io, il prof!

[Pubblicato su Gioia! del 19 settembre 2015] Siamo cresciuti con l’allegra maestrina dalla penna rossa di De Amicis e i maestri innamorati del loro lavoro e degli alunni descritti da Giovanni Mosca. Poi, una volta grandi, ecco quel “O capitano! Mio capitano!” simbolo, consolatorio, dell’insegnamento appassionato, capace di far scattare la scintilla della conoscenza nell’animo degli studenti. Ma sono davvero i professori (anche) maestri di vita, a essere i più apprezzati dai ragazzi? A leggere il nuovo libro di Christian Raimo, lui stesso professore di storia e filosofia, Tranquillo prof, la richiamo io (Einaudi), si direbbe di no. Il protagonista dice di lavorare per la felicità dei suoi studenti (telefonate a casa comprese), augura loro tutta la meraviglia del mondo, eppure, loro, i ragazzi, non sembrano apprezzarlo. Anzi, gli preferiscono la supplente e lo rimproverano appena hanno l’occasione. «Il modello di insegnante proposto da molti libri e film è discutibile, quasi antipedagogico. Il mio è un professore che non sa mantenere la distanza, sempre alla ricerca di un amore non dovuto, e che non capisce …

Hikikomori, le parole dell’esperto

Il corpo in una stanza, edito da FrancoAngeli, e curato da Roberta Spiniello, Antonio Piotti e Davide Comazzi, è il risultato della prima ricerca sul fenomeno degli hikikomori, i ritirati sociali, in Italia. Racconti di casi clinici, terapie, riflessioni per far conoscere una patologia crescente e per darne una panoramica completa, dall’individuazione al trattamento. Questa è l’intervista integrale a Antonio Piotti che ho incontrato in occasione del mio articolo per Gioia!. Il fenomeno hikikomori, nella dimensione italiana, è recente, da quanto viene indagato? Avevo già scritto tempo fa un libro, Il banco vuoto, che si riferiva a un unico caso clinico che poi è stato trasformato un una pièce teatrale portata nelle scuole. Come associazione Minotauro seguiamo questi casi da una decina di anni, ma la ricerca di cui tratta il libro è iniziata tre anni fa. È la prima in Italia, che cerca di dare una panoramica completa, dall’individuazione della patologia, al trattamento. Qual è la dimensione del fenomeno? Noi abbiamo calcolato 60 mila casi. Un numero che ci dice che la situazione è problematica, anche …

Hikikomori, il corpo solo

[Pubblicato su Gioia! del 25 luglio 2015] Ogni mattina Francesco passa un’ora davanti lo specchio. La spazzola tra i capelli, il ciuffo che non viene, la piega. Il tempo passa, il rischio di arrivare tardi a scuola aumenta. Finché un giorno, il ritardo è troppo persino per provare a uscire. E un altro giorno, semplicemente, Francesco non esce più. Mai più. Sono 60mila i ragazzi che in Italia sono diventati dei “ritirati sociali”. Un fenomeno che dividiamo con il lontano Giappone, dove il massimo esperto in psichiatria adolescenziale Saitō ha coniato il termine di “hikikomori”, e che per la prima volta, grazie a un équipe di psicologi della cooperativa Minotauro, è stato indagato con una ricerca iniziata tre anni fa ora raccontata nel libro Il corpo in una stanza. «È una situazione problematica, di cui si comincia a parlare anche in Francia e Spagna. Inizialmente era stata individuata una possibile causa nel particolare legame tra madre e figlio. Ma oggi, che i casi si moltiplicano anche in Corea e Cina, l’hikikomori si configura come un …

La Rete? Ai ragazzi piace sempre meno

Ho incontrato Giovanna Mascheroni, ricercatrice di OssCom e di Sociologia alla facoltà di Scienze politiche e sociali della Cattolica di Milano e dal 2007 referente italiana di Eukids on line, in occasione del mio pezzo per Gioia! sul sexting, quando ha presentato gli ultimi dati di ricerca italiani del progetto europeo Net Children Go Mobile. Ecco l’intervista integrale. Si parla spesso dei diritti digitali dei ragazzi, diritti che, secondo la stessa Sonia Livingstone, spesso sono ignorati e al cui dibattito contemporaneo gli stessi minori sono esclusi. Alla baste c’è l’idea che i diritti della infanzia così come li conosciamo siano riconosciuti anche on line e che quindi contemplino le così dette tre “P”: protection/protezione, provision/offerta adatta, participation/partecipazione. ma questo non sempre avviene tanto che, sull’offerta per esempio, si registra dal 2013 una diminuzione nella soddisfazione sui contenuti internet dei ragazzi, mentre la partecipazione, ovvero l’offerta di ambienti in cui i ragazzi abbiano la possibilità di creare e condividere in sicurezza contenuti o di coinvolgerli nella progettazione di politiche per loro, è molto bassa… Secondo i dati dell’ultima ricerca di Net Children Go …