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Quando ti accorgi che stai per entrare nella fase topica del rapporto genitore figlio puoi fare solo due cose: o darti al superalcolici o metterti a scrivere. Io, se non altro per abitudine, ho optato per la seconda.

Te lo dò io, il prof!

[Pubblicato su Gioia! del 19 settembre 2015] Siamo cresciuti con l’allegra maestrina dalla penna rossa di De Amicis e i maestri innamorati del loro lavoro e degli alunni descritti da Giovanni Mosca. Poi, una volta grandi, ecco quel “O capitano! Mio capitano!” simbolo, consolatorio, dell’insegnamento appassionato, capace di far scattare la scintilla della conoscenza nell’animo degli studenti. Ma sono davvero i professori (anche) maestri di vita, a essere i più apprezzati dai ragazzi? A leggere il nuovo libro di Christian Raimo, lui stesso professore di storia e filosofia, Tranquillo prof, la richiamo io (Einaudi), si direbbe di no. Il protagonista dice di lavorare per la felicità dei suoi studenti (telefonate a casa comprese), augura loro tutta la meraviglia del mondo, eppure, loro, i ragazzi, non sembrano apprezzarlo. Anzi, gli preferiscono la supplente e lo rimproverano appena hanno l’occasione. «Il modello di insegnante proposto da molti libri e film è discutibile, quasi antipedagogico. Il mio è un professore che non sa mantenere la distanza, sempre alla ricerca di un amore non dovuto, e che non capisce …

Hikikomori, le parole dell’esperto

Il corpo in una stanza, edito da FrancoAngeli, e curato da Roberta Spiniello, Antonio Piotti e Davide Comazzi, è il risultato della prima ricerca sul fenomeno degli hikikomori, i ritirati sociali, in Italia. Racconti di casi clinici, terapie, riflessioni per far conoscere una patologia crescente e per darne una panoramica completa, dall’individuazione al trattamento. Questa è l’intervista integrale a Antonio Piotti che ho incontrato in occasione del mio articolo per Gioia!. Il fenomeno hikikomori, nella dimensione italiana, è recente, da quanto viene indagato? Avevo già scritto tempo fa un libro, Il banco vuoto, che si riferiva a un unico caso clinico che poi è stato trasformato un una pièce teatrale portata nelle scuole. Come associazione Minotauro seguiamo questi casi da una decina di anni, ma la ricerca di cui tratta il libro è iniziata tre anni fa. È la prima in Italia, che cerca di dare una panoramica completa, dall’individuazione della patologia, al trattamento. Qual è la dimensione del fenomeno? Noi abbiamo calcolato 60 mila casi. Un numero che ci dice che la situazione è problematica, anche …

Hikikomori, il corpo solo

[Pubblicato su Gioia! del 25 luglio 2015] Ogni mattina Francesco passa un’ora davanti lo specchio. La spazzola tra i capelli, il ciuffo che non viene, la piega. Il tempo passa, il rischio di arrivare tardi a scuola aumenta. Finché un giorno, il ritardo è troppo persino per provare a uscire. E un altro giorno, semplicemente, Francesco non esce più. Mai più. Sono 60mila i ragazzi che in Italia sono diventati dei “ritirati sociali”. Un fenomeno che dividiamo con il lontano Giappone, dove il massimo esperto in psichiatria adolescenziale Saitō ha coniato il termine di “hikikomori”, e che per la prima volta, grazie a un équipe di psicologi della cooperativa Minotauro, è stato indagato con una ricerca iniziata tre anni fa ora raccontata nel libro Il corpo in una stanza. «È una situazione problematica, di cui si comincia a parlare anche in Francia e Spagna. Inizialmente era stata individuata una possibile causa nel particolare legame tra madre e figlio. Ma oggi, che i casi si moltiplicano anche in Corea e Cina, l’hikikomori si configura come un …

La Rete? Ai ragazzi piace sempre meno

Ho incontrato Giovanna Mascheroni, ricercatrice di OssCom e di Sociologia alla facoltà di Scienze politiche e sociali della Cattolica di Milano e dal 2007 referente italiana di Eukids on line, in occasione del mio pezzo per Gioia! sul sexting, quando ha presentato gli ultimi dati di ricerca italiani del progetto europeo Net Children Go Mobile. Ecco l’intervista integrale. Si parla spesso dei diritti digitali dei ragazzi, diritti che, secondo la stessa Sonia Livingstone, spesso sono ignorati e al cui dibattito contemporaneo gli stessi minori sono esclusi. Alla baste c’è l’idea che i diritti della infanzia così come li conosciamo siano riconosciuti anche on line e che quindi contemplino le così dette tre “P”: protection/protezione, provision/offerta adatta, participation/partecipazione. ma questo non sempre avviene tanto che, sull’offerta per esempio, si registra dal 2013 una diminuzione nella soddisfazione sui contenuti internet dei ragazzi, mentre la partecipazione, ovvero l’offerta di ambienti in cui i ragazzi abbiano la possibilità di creare e condividere in sicurezza contenuti o di coinvolgerli nella progettazione di politiche per loro, è molto bassa… Secondo i dati dell’ultima ricerca di Net Children Go …

Le legge dei social

[Pubblicato su Goia!] Un truck che funziona come un’aula multimediale in giro per le piazze d’Italia: è il mezzo che la Polizia Postale usa per Una vita da social, la sua campagna informativa sull’uso del web. «Si tratta di un’attività di prevenzione, anche perché quando arriviamo alla repressione è già troppo tardi: nella Rete non si può tornare indietro» dice Emanuela Napoli, vicequestore aggiunto della Polizia di Stato. «Sulle piazze riusciamo a coinvolgere anche i genitori e spiegare loro quando cogliere segnali, dal vestirsi in modo diverso al pronunciare parole mai usate prima, che ci devono allarmare anche se nostro figlio, o figlia, è sempre “al sicuro” in camera sua. Ai ragazzi invece, diciamo innanzi tutto che quando postiamo una foto con un amico dovremmo per assurdo sempre chiedergli il permesso: si chiama privacy e non andrebbe violata. Quando poi ci si scambiamo contenuti esplicitamente sessuali, è bene sapere che entra in ballo anche il codice penale. Secondo il secondo comma dell’articolo 600 ter, chiunque diffonda materiale pornografico può essere punito da 1 a 5 …

Sexting, il sesso su chat

[Pubblicato su Gioia! del 6 giugno 2015] «Basta guardarsi intorno. È in atto una crescente sessualizzazione della nostra società. La chiamano pornification, un continuo bombardamento on line e off line di immagini e messaggi ammiccanti e provocatori, che non può non influire sull’identità e sui comportamenti degli adolescenti. Ecco perché il sexting è soprattutto un fenomeno culturale». Le parole sono di Giovanna Mascheroni, referente italiana di EU Kids Online che il 5 maggio scorso ha presentato all’Università Cattolica di Milano i risultati dell’ultima ricerca del progetto europeo Net Children Go Mobile. «In Italia il fenomeno è raddoppiato soprattutto tra i 13 e 14 anni, ma rimane di minor entità rispetto all’Europa. Certo, se nel concetto di sexting includiamo anche la visione di immagini pornografiche e non solo lo scambio di messaggi a sfondo sessuale, allora bisogna considerare anche quel passaggio dal 12 al 23 per cento registrato dal 2010». Dati che così si allineano a quelli presenti nell’indagine conoscitiva sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza di Eurispes, con il 22,5 per cento di ragazzi e ragazze …

Ma cosa hai nel cervello?

Non ditemi che non capita di chiedervelo almeno una volta al giorno. Quando trovi maglie e pantaloni arrotolati dentro l’armadio e pensava, lui o lei, di averli messi a posto. Le luci che rimangono perennemente accese. E poi ti dice le cose due giorni dopo di quando avrebbe dovuto dirtele. Non so più cosa significhi realmente: «Sì, l’ho fatto», perché in effetti, averlo fatto significherebbe, almeno per me, un’altra cosa. A volte mi chiedo persino come faccia andare bene a scuola. Devono essere dotati di superiori poteri di comprensione questi professori, poteri molto vicini alle capacità di certi hacker di decriptare password… È stato appena pubblicato il libro The Teenage Brain: A Neuroscientist’s Survival Guide to Raising Adolescents and Young Adults e io gli ho dato un’occhiata speranzosa. Sì perché Frances Elisabeth Jensen, professoressa nel dipartimento di neurologia alla Perelman School of Medicine, Università della Pennsylvania, e Amy Ellis Nutt, science reporter nonché premio Pulitzer del Washington Post, autrici del libro, non solo promettono uno sguardo rivoluzionario sul cervello degli adolescenti, ma, da genitori a loro volta di adolescenti di ambo i sessi, di dare suggerimenti pratici e sfatare …

Sexting e cyberbullismo. Quale legame?

Federico Tonioni, psichiatra, responsabile del primo ambulatorio italiano che si occupa di dipendenza da internet del Policlinico Gemelli di Roma, è autore del libro edito da Mondadori Cyberbullismo. Ne avevo già parlato qui ed ho avuto occasione di conversare con lui per un articolo sul sexting per il settimanale Gioia! Quella che segue è l’intervista integrale. Nel suo libro dice che la comunicazione non verbale favorisce pensieri e comportamenti disinibiti, incrementando l’aggressività e la sessualizzazione delle relazioni, lo può spiegare? L’esacerbazione degli istinti, dalla rabbia alla sessualità, è una caratteristica della comunicazione on line. Se manca il contatto fisico, il limite della dimensione del corpo, la comunicazione cambia. Basti pensare che, anche se si parla su Skype, non si diventa rossi… Parallelamente però, per i ragazzi interviene un altro tassello: la costituzione del profilo sul social network. Ora, il profilo in genere è la sede di una serie di proiezioni di una parte di sé idealizzata. A volte provocatoria. È il sogno ad occhi aperti di una volta, la parte romanzata di noi che vorremmo raccontare al mondo. La costruzione ideale dell’identità non è di per sé dannosa, ma, mentre …

Generazione tablet

Katia Provantini, è una psicologa esperta in problematiche evolutive con particolare riferimento alle difficoltà scolastiche e dell’apprendimento, è presidente della Cooperativa Minotauro, e autrice del libro per genitori Generazione Tablet. Ho avuto occasione di parlare con lei per un pezzo sull’adolescenza per Sette (qui il link). Quella che segue è l’intervista integrale. Perché l’adolescenza e soprattutto la preadolescenza sono diventate età così problematiche? Questo è un periodo di grandi cambiamenti sociali e i genitori di oggi non possono più usare la loro giovinezza e i loro valori di riferimento come modello di misura. Tutto ciò spaventa e per conseguenza spaventa anche l’adolescenza. Per i giovanissimi del resto, la mancanza di opportunità nel futuro si traduce in una mancanza di opportunità di diventare grandi in modo sereno. Alcuni problemi sono emersi quando i New Millennium Learners, o nativi digitali, sono diventati grandi. Non ci eravamo preparati abbastanza? Gli adulti in generale, e gli italiani in particolare se si guardano i dati, sono affascinati dalla tecnologia, ma spesso ne fanno un uso inconsapevole: pubblicano foto dei loro bambini molto piccoli e non riescono a limitarne l’uso. A tavola, per …

Undici. Del punire (a scuola) e altri luoghi

Una volta, si obbediva per paura. Paura di un paio di ceffoni, di una sonora sgridata e di alcune punizioni. Ci si levava in piedi quando il professore o la professoressa entrava, non si alzava la voce e stavi sicuro che un quattro o una nota non erano foriere di comprensione e complicità familiare, ma di una ferrea alleanza tra scuola e genitori. Oggi, invece, il genitore evoluto pretende che le regole stabilite vengano rispettate per amore. Per amore pretendiamo di essere ascoltati, rispettati, seguiti. Non che il ricatto affettivo sia più debole di quello del terrore, ma di fatto è il risultato dell’evoluzioni dei costumi e noi, ragionevolmente e giustamente, ci vantiamo di aver radialmente modificato, nel giro di una o due generazioni, il rapporto tra adulti e giovanissimi. Eppure qualche modo per punire chi non rispetta le regole bisogna pur trovarlo. Se non altro, per dare una prima mano sul che cosa sia il senso civico e il vivere insieme. Personalmente, dopo aver condiviso alcune regole (uso e tempo dei vari device, chi fa cosa e come, linguaggio), …