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Quando ti accorgi che stai per entrare nella fase topica del rapporto genitore figlio puoi fare solo due cose: o darti al superalcolici o metterti a scrivere. Io, se non altro per abitudine, ho optato per la seconda.

Le legge dei social

[Pubblicato su Goia!] Un truck che funziona come un’aula multimediale in giro per le piazze d’Italia: è il mezzo che la Polizia Postale usa per Una vita da social, la sua campagna informativa sull’uso del web. «Si tratta di un’attività di prevenzione, anche perché quando arriviamo alla repressione è già troppo tardi: nella Rete non si può tornare indietro» dice Emanuela Napoli, vicequestore aggiunto della Polizia di Stato. «Sulle piazze riusciamo a coinvolgere anche i genitori e spiegare loro quando cogliere segnali, dal vestirsi in modo diverso al pronunciare parole mai usate prima, che ci devono allarmare anche se nostro figlio, o figlia, è sempre “al sicuro” in camera sua. Ai ragazzi invece, diciamo innanzi tutto che quando postiamo una foto con un amico dovremmo per assurdo sempre chiedergli il permesso: si chiama privacy e non andrebbe violata. Quando poi ci si scambiamo contenuti esplicitamente sessuali, è bene sapere che entra in ballo anche il codice penale. Secondo il secondo comma dell’articolo 600 ter, chiunque diffonda materiale pornografico può essere punito da 1 a 5 …

Sexting, il sesso su chat

[Pubblicato su Gioia! del 6 giugno 2015] «Basta guardarsi intorno. È in atto una crescente sessualizzazione della nostra società. La chiamano pornification, un continuo bombardamento on line e off line di immagini e messaggi ammiccanti e provocatori, che non può non influire sull’identità e sui comportamenti degli adolescenti. Ecco perché il sexting è soprattutto un fenomeno culturale». Le parole sono di Giovanna Mascheroni, referente italiana di EU Kids Online che il 5 maggio scorso ha presentato all’Università Cattolica di Milano i risultati dell’ultima ricerca del progetto europeo Net Children Go Mobile. «In Italia il fenomeno è raddoppiato soprattutto tra i 13 e 14 anni, ma rimane di minor entità rispetto all’Europa. Certo, se nel concetto di sexting includiamo anche la visione di immagini pornografiche e non solo lo scambio di messaggi a sfondo sessuale, allora bisogna considerare anche quel passaggio dal 12 al 23 per cento registrato dal 2010». Dati che così si allineano a quelli presenti nell’indagine conoscitiva sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza di Eurispes, con il 22,5 per cento di ragazzi e ragazze …

Ma cosa hai nel cervello?

Non ditemi che non capita di chiedervelo almeno una volta al giorno. Quando trovi maglie e pantaloni arrotolati dentro l’armadio e pensava, lui o lei, di averli messi a posto. Le luci che rimangono perennemente accese. E poi ti dice le cose due giorni dopo di quando avrebbe dovuto dirtele. Non so più cosa significhi realmente: «Sì, l’ho fatto», perché in effetti, averlo fatto significherebbe, almeno per me, un’altra cosa. A volte mi chiedo persino come faccia andare bene a scuola. Devono essere dotati di superiori poteri di comprensione questi professori, poteri molto vicini alle capacità di certi hacker di decriptare password… È stato appena pubblicato il libro The Teenage Brain: A Neuroscientist’s Survival Guide to Raising Adolescents and Young Adults e io gli ho dato un’occhiata speranzosa. Sì perché Frances Elisabeth Jensen, professoressa nel dipartimento di neurologia alla Perelman School of Medicine, Università della Pennsylvania, e Amy Ellis Nutt, science reporter nonché premio Pulitzer del Washington Post, autrici del libro, non solo promettono uno sguardo rivoluzionario sul cervello degli adolescenti, ma, da genitori a loro volta di adolescenti di ambo i sessi, di dare suggerimenti pratici e sfatare …

Sexting e cyberbullismo. Quale legame?

Federico Tonioni, psichiatra, responsabile del primo ambulatorio italiano che si occupa di dipendenza da internet del Policlinico Gemelli di Roma, è autore del libro edito da Mondadori Cyberbullismo. Ne avevo già parlato qui ed ho avuto occasione di conversare con lui per un articolo sul sexting per il settimanale Gioia! Quella che segue è l’intervista integrale. Nel suo libro dice che la comunicazione non verbale favorisce pensieri e comportamenti disinibiti, incrementando l’aggressività e la sessualizzazione delle relazioni, lo può spiegare? L’esacerbazione degli istinti, dalla rabbia alla sessualità, è una caratteristica della comunicazione on line. Se manca il contatto fisico, il limite della dimensione del corpo, la comunicazione cambia. Basti pensare che, anche se si parla su Skype, non si diventa rossi… Parallelamente però, per i ragazzi interviene un altro tassello: la costituzione del profilo sul social network. Ora, il profilo in genere è la sede di una serie di proiezioni di una parte di sé idealizzata. A volte provocatoria. È il sogno ad occhi aperti di una volta, la parte romanzata di noi che vorremmo raccontare al mondo. La costruzione ideale dell’identità non è di per sé dannosa, ma, mentre …

Generazione tablet

Katia Provantini, è una psicologa esperta in problematiche evolutive con particolare riferimento alle difficoltà scolastiche e dell’apprendimento, è presidente della Cooperativa Minotauro, e autrice del libro per genitori Generazione Tablet. Ho avuto occasione di parlare con lei per un pezzo sull’adolescenza per Sette (qui il link). Quella che segue è l’intervista integrale. Perché l’adolescenza e soprattutto la preadolescenza sono diventate età così problematiche? Questo è un periodo di grandi cambiamenti sociali e i genitori di oggi non possono più usare la loro giovinezza e i loro valori di riferimento come modello di misura. Tutto ciò spaventa e per conseguenza spaventa anche l’adolescenza. Per i giovanissimi del resto, la mancanza di opportunità nel futuro si traduce in una mancanza di opportunità di diventare grandi in modo sereno. Alcuni problemi sono emersi quando i New Millennium Learners, o nativi digitali, sono diventati grandi. Non ci eravamo preparati abbastanza? Gli adulti in generale, e gli italiani in particolare se si guardano i dati, sono affascinati dalla tecnologia, ma spesso ne fanno un uso inconsapevole: pubblicano foto dei loro bambini molto piccoli e non riescono a limitarne l’uso. A tavola, per …

Undici. Del punire (a scuola) e altri luoghi

Una volta, si obbediva per paura. Paura di un paio di ceffoni, di una sonora sgridata e di alcune punizioni. Ci si levava in piedi quando il professore o la professoressa entrava, non si alzava la voce e stavi sicuro che un quattro o una nota non erano foriere di comprensione e complicità familiare, ma di una ferrea alleanza tra scuola e genitori. Oggi, invece, il genitore evoluto pretende che le regole stabilite vengano rispettate per amore. Per amore pretendiamo di essere ascoltati, rispettati, seguiti. Non che il ricatto affettivo sia più debole di quello del terrore, ma di fatto è il risultato dell’evoluzioni dei costumi e noi, ragionevolmente e giustamente, ci vantiamo di aver radialmente modificato, nel giro di una o due generazioni, il rapporto tra adulti e giovanissimi. Eppure qualche modo per punire chi non rispetta le regole bisogna pur trovarlo. Se non altro, per dare una prima mano sul che cosa sia il senso civico e il vivere insieme. Personalmente, dopo aver condiviso alcune regole (uso e tempo dei vari device, chi fa cosa e come, linguaggio), …

Dieci. I nostri compiti

Se pensate che questo sia un post lamentazione sui compiti eccessivi e sulle estenuanti sedute per farli e farli fare, vi sbagliate. Io, dei tanti e stramaledetti compiti che rovinano le feste comandate, i week end e le sere, non ne so praticamente nulla. Anche perché, il preadolescente si chiude in camera e mi dice, quando ci sono, di non entrare. E, quando non ci sono, che chiedo, quando ritorno, se magari ha bisogno che io dia una “controllatina”, mi risponde: «Se hai voglia fai pure, ma non toccare nulla». Persino quando si esercita con il pianoforte origlio dalla porta… Pare eccessivo lo so, e diciamo forse che ho un po’ estremizzato per il gusto della drammatizzazione, ma è esattamente così: lui, il preadolescente, i compiti li fa da solo. Da sempre. Proprio come facevo io. Come facevamo tutti. Oggi, invece, non c’è mamma che mi snoccioli il rosario dei suoi (di lei) compiti. E che mi guardi come una snaturata quando io sgrano gli occhi e le dico: «Ma perché, tu fai i compiti con lui/lei?». Glielo domando apposta …

Nove. Che età ha la morte?

Da tenere sempre a mente: i figli adolescenti sono un acceleratore di cambiamento e rinnovamento anche per gli adulti (l’avevo già scritto qui). Spesso noi vogliamo insegnare, condurre, educare appunto. Ma ci sono momenti in cui la nostra esperienza è di intralcio. In cui le nostre sovrastrutture emotive e culturali sono un velo ingombrante persino per la loro crescita. Mio figlio ha insistito molto per assistere il nonno morente, poi il funerale e la sepoltura. L’istinto (mio) protettivo lo avrebbe lasciato lontano da queste cose terrene, perché, in fondo, per noi si tratta di risparmiare loro l’addio, la sofferenza. Ma alla fine, anche un po’ di vita. Mesi fa la psicopedagogista Francesca Ronchetti scrisse un libro dedicato al tema dal titolo Non lasciarmi solo. L’adolescente di fronte al lutto, così ho voluto scambiare quattro chiacchiere con lei. «Ritengo importante parlare della morte fin da bambini poiché spesso viene relegata agli spazi dell’indicibile…non se ne parla, ma, come la nascita, la morte esiste e riguarda tutti. Nel nostro Paese inoltre, la morte è un tabù… quasi non …

Ottavo. Mi dica Lei

«Ho dato del ‘tu’ alla professoressa di musica, poi ho chiesto subito scusa, però…». Mai limite e confine alle convenzioni sociali fu posto in maniera più netta. Fino alla scuola primaria, la maestra è ‘la’ Monica, ‘la’ Raffaella, ‘la’ Michela, ‘la’ Paola… e così via. Poi, con l’ingresso nella prima adolescenza dare del ‘lei’ diventa regola inderogabile. C’è persino chi urla contro chi sgarra rintracciando, in questa convenzione sociale, il segno di una sorta di italianità…. Salutare, rivolgersi con cortesia al prossimo, non è solo buona educazione: ricordo che quando vidi, più o meno all’età di mio figlio, Miracolo a Milano, per giorni in classe ci divertimmo a salutarci con un Buongiorno! richiamando la famosa frase dei ciclisti che si involavano “verso un regno dove buongiorno vuol dire davvero buongiorno”. In tutte le scuole olandesi per esempio, ai bambini viene insegnato di salutarsi e presentarsi stringendosi la mano e guardandosi negli occhi. Mio figlio l’ha fatto, avendo frequentato una scuola montessoriana, per tutti i cinque anni della scuola primaria. Sull’ingresso, salutava e stringeva la mano alla maestra che lo accoglieva, e quindi entrava. Questo …

La scoperta dell’adolescenza

[Pubblicato su Sette/CorrieredellaSera il 19 settembre 2014] Alle volte uno si crede incompleto ed è invece soltanto giovane, scriveva Italo Calvino nel suo Il Visconte Dimezzato. Lui che dei giovani alla ricerca di sé e alle prese con le esperienze della crescita e della scoperta del mondo, avrebbe creato uno degli eroi più romantici, il Barone Rampante, ancora oggi uno dei testi più consigliati ai ragazzi. Non c’è da stupirsi del resto, persino David McCullough, l’insegnante di letteratura inglese il cui discorso ai neodiplomati del liceo di Wellesley (qui il video), a ovest di Boston, ha fatto il giro del web e del mondo per la rivoluzionaria normalità del suo monito diventato poi il titolo del libro Ragazzi, non siete speciali! (Garzanti), esorta a incamminarsi per una biblioteca pubblica e fare il giro degli scaffali. A chiudervisi dentro per trentadue mesi e fare il pieno di ogni cosa: Shakespeare, Melville, Dickens…. E poi storia, scienze, matematica, economia…. È già tutto là, scrive McCullough. Tuttavia, non è così semplice. L’esperienza della giovinezza di chi è adulto …