All posts filed under: Controbalzo

Per colpire di controbalzo bisogna saper anticipare, unire l’intuito alla sensibilità del tocco. La palla ha appena accarezzato terra e sta iniziando la sua salita. E tu sei lì. Lo sanno fare in pochi. Lo capiscono ancora meno. Un numero inferiore a quello delle donne che sanno spiegare il fuorigioco. Vabbè…

#azzurredentro: ecco le ragazze della Nazionale femminile di basket

Come è giusto, il primo tiro lo fa la capitana. Raffaella Masciadri, 37 anni, una delle veterane di questa Nazionale di basket che ha appena partecipato agli Europei in Repubblica Ceca, e che con dodici scudetti nel suo palmarès, quattro anni insieme alle Los Angeles Sparks, la versione femminile dei Lakers, è fresca di nomina alla presidenza della Commissione Atleti del Coni. «La pallacanestro mi ha dato tanto e io voglio restituire il ricevuto» dice. «Continuare a lavorare per gli atleti studiando percorsi di dual career che preparino a rientrare nel mondo del lavoro, è il mio obiettivo». Il suo piano B, qualcuno direbbe, a cui, insegna lo sport, si deve cominciare a pensare quando si è in corsa, soprattutto le donne, in genere pagate meno dei colleghi maschi e mai professioniste. Masciadri, per esempio, tra un campionato e l’altro, si è laureata in Scienze Giuridiche: «Studiare e giocare è una cosa che si può fare senza eccessivi eroismi. Basta essere determinate», assicura. Ma forse c’è di più, perché come dice Mara Invernizzi, ex campionessa …

Oltre lo sport: riti, ideali, vittorie

A una settimana dalla finale epica dell’Australian Open che ha visto Roger Federer e Rafael Nadal sfidarsi per un posto nella storia del tennis, ripropongo questo articolo scritto per Dove mesi fa sullo sport come evento e mito democratico per eccellenza. Il corpo in scena Smaltita la sbornia olimpica, tonificati dai record e temprati dal rito globale, sarà il caso di alzarsi dal divano. È questa una delle contraddizioni dei nostri tempi. «Tempi ideali per l’attività sportiva, vista la facilità di praticare, affinare le tecniche, migliorare le performance», dice Georges Vigarello, direttore de l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi e ospite al Festival della Filosofia (a Modena dal 16 al 18 settembre, con il tema Agonismo), «ma anche tempi in cui lo sport è sempre di più un evento televisivo da godere in qualità di spettatori». Come suggerisce sempre il sociologo francese, è nello spettacolo che lo sport ha scritto la sua Storia, che è diventato narrazione condivisa, senso e aspirazione comune. E anche se passione e pratica sportiva non sempre vanno …

Campioni di sport. E chiacchiere

Ora che è passata la buriana. Che non solo sono state fatte le scuse, ma – cosa rara in questo Paese – il responsabile ha pagato tutto lo sbaglio che ha fatto (è stato licenziato). Ora che persino la categoria degli editori appare più dura e pura dell’Ordine dei Giornalisti, qualcosa la vorrei dire. Qualcosa che parli di sport intendo, non di ciccia o lato B. Ebbene, se c’è una cosa che insegna lo sport, è che le conquiste, le vittorie, si misurano sul campo. È una cosa che mi ha detto una volta una famosa tennista che, parlando della parità tra i sessi in quello sport, ha sottolineato che prima di tutto, le cose sono state conquistate sul campo. Sembra una cosa banale, ma non è così. Misurarsi sul campo, significa innanzi tutto starci nello sport. Se non come atlete, almeno come donne che si interessano di sport, che sono consapevoli di quanto sia importante la cultura sportiva nella formazione di una persona. Starci nello sport significa assicurarsi che le nostre figlie, oltre al …

Sessismo: game, set, match.

Ho preso la mia prima racchetta in mano all’età di 10 anni. Una Slazenger formato mini che ho poi sostituito con una Wilson dei primi modelli post legno. In televisione, ancora quella pubblica, guardavo McEnroe e Borg. Poi Lendl e Becker. C’erano anche Navratilova, Graf, e poi Seles, che evidentemente doveva avere convinto qualcuno a farmi provare il dritto a due mani, ma, nonostante queste talentuose giovani donne, era attorno al mito dei tennisti che costruivo la passione per il tennis. Non so se il motivo va ricercato nel fatto che, in quella cittadina di provincia, mi ritrovavo a essere l’unica femmina del corso, quella che raramente trovava una compagna per farsi un’ora extra visto che, nonostante ci provassi, le altre ragazzine si presentavano con il collettino inamidato, ma certo è che, volendo scambiare due parole oltre che le palline, era difficile parlare di qualcosa che non fosse condiviso anche dai miei compagni, maschi. Eppure erano i tempi in cui gli US Open avevano già ripartirono in parti uguali il prize money. Billie Jean King, …

L’ultima volta di Lleyton Hewitt

Ecco, qui di scommesse, insulti, svendite della sportività, non si parla. Qui si parla di Lleyton Hewitt, ex e più giovane numero 1 del circuito ATP (nel 2001 a 20 anni), vincitore di un memorabile UsOpen contro Pete Sampras nello stesso anno, e del torneo di Wimbledon nel 2002. Qui si parla di uno che, questa mattina, a 34 anni, ha giocato la sua ultima partita a casa sua, all’Australian Open, contro David Ferrer. Un match tra due autentici lottatori, tra due tennisti ruvidi che per questo sport, hanno dato sempre tutto quello che avevano. Lo Wall Street Journal ha scritto che Hewitt ha messo i semi per un nuovo modo di giocare a tennis. Ha mostrato ai futuri Federer, Nadal e Djokovic, la strada per trasformare la posizione difensiva da fondocampo in un gioco d’attacco. Qui però, in queste poche righe, le imprese, i dati tecnici e statistici, sono solo il contorno. Quando ha messo per l’ultima volta piede nella Rod Laver Arena, quello che tutti si sono chiesti è che cosa abbia provato Rusty, il soprannome che porta scritto …

Del tifo del tennis e di altre evoluzioni

Prima palla del match e primo “falco” chiesto da Novak Djokovic. Dalla O2 Arena di Londra dove si stanno giocando le  ATPFinals si alzano i fischi. Comincia male Nole, molto male. Fortunatamente il pubblico, che è inglese, si ricompone e assume, nella sua pur sfacciata adorazione per Roger Federer, una postura quanto meno civile. Non era stato così alla finale degli UsOpen dove sembrava di essere a una finale Davis in scena nella stessa Basilea, tanto che alla fine Novak, pur ritirando la meritata Coppa, era visibilmente giù di tono e frustrato. Mi sono chiesta, uscendo dalle solite dinamiche che contrappongono al migliore di tutti i tempi il più forte di questi tempi, se stesse cambiando qualcosa nel dna del tifo tennistico. Che è sempre stato capace di rispettare silenzio, attese, pause, sconfitte e vittorie. Che mai si dimostra per quello che è in pancia (anche se una pancia c’è), e che di questo aristocratico distacco quasi se ne fa un vanto. Perché il tennis è soprattutto competizione di stile, e di muscolo sì, ma il muscolo più …

Il tennis ha un problema. Djokovic.

La finale di Shanghai è appena terminata e il numero 1 del mondo Novak Djokovic se l’è portata a casa come bersi un bicchier d’acqua. Il secondo, dopo quello buttato giù in poco più di un’ora nella semifinale con Andy Murray. Con più di sei mila punti che ormai lo distanziano dal secondo della classifica ATP, Nole potrà stare al sicuro per almeno un paio di anni, ma il tennis? Il tennis è al sicuro?  I primi turni di Shanghai si sono giocati nel vuoto siderale. A parte quando è sceso in campo Roger Federer, s’intende. Lì, per quella fugace apparizione che a Roger è costata mille punti, lo stadio si è riempito, poi persino la partita più bella del torneo, quel  Tomic vs Gasquet (6-3, 6-71, 6-4), è andata in scena tra pochi intimi. Ma tornando a Djokovic, tornando al numero 1, è evidente (e lo avevo già scritto qui) che non ci sia nessuno in grado di dare vita, insieme a lui, a un’altra “era tennistica” del fascino, e della qualità di gioco, espressa dall’era Fedal, ovvero …

Siamo tutti dilettanti

Perché parlare di “dilettantismo” come problema solo femminile fa male alle donne, allo sport, all’informazione e non aiuta nemmeno a risolvere il problema vero. Il prossimo 26 settembre ci sarà a Roma il Meeting Nazionale dello Sport Femminile e le recenti vittorie di Roberta Vinci e Flavia Pennetta hanno riportato alla ribalta il fatto che le donne sportive sono tutte “dilettanti”…. Strano per una che si è intascata in diretta un assegno di 3,3 milioni di dollari. Ma poi, è davvero così? Sono solo le donne a essere le vittime della fantomatica legge 91 del 1981? Perché, a informarsi meglio, anche Fognini non se la passa poi così bene… Avvocato Lina Musumarra*, inquadriamo donne e sport dal punto di vista normativo, il vero problema è davvero la legge 91 del 1981? Sì, la legge del 1981 è molto datata, direi obsoleta e non conforme ai principi di diritto dell’Unione europea. Ma ciò che determina l’anomalia italiana è anche il fatto che il Coni, attraverso i Principi Fondamentali degli Statuti Federali, ha rimesso alle singole Federazioni …

Un calcio al sessismo

[Pubblicato su Gioia! del 11 giugno 2015] Mentre scrivo, il pubblico del Roland Garros è in piedi per Francesca Schiavone. La diretta televisiva ha persino messo da parte Rafael Nadal per assistere a un match definito epico. Lei, che a Parigi ha già vinto, ha incantato ed esaltato. Il tennis femminile ha portato in Italia tutti i successi importanti degli ultimi anni, compreso un Career Grand Slam della coppia Sara Errani e Roberta Vinci. E medaglie sono arrivate da nuoto, scherma, pallavolo. Eppure nel Bel Paese, lo sport femminile è sempre in seconda fila. Fagocitato dalla bulimia calcistica che lascia spazio solo a commenti da spogliatoio sulla cellulite della Sharapova o sulla presunta mascolinità delle nostre calciatrici. E la recente uscita di Felice Belloli sulle “quattro lesbiche” vale per tutti. Perché, è questo il punto, in un Paese dominato dal calcio macho e virile, dove nessuno, da Cassano a Lippi, pare abbia mai conosciuto un gay che gioca a pallone, la prima cosa che balza in mente quando una ragazza emerge per le sue qualità …

Cercasi avversario disperatamente

Nel suo libro You cannot be serious (in italiano Sul Serio) John McEnroe scrive che uno dei momenti più tristi della sua carriera è stato quando il suo eterno rivale Björn Borg ha lasciato il tennis uscendo una sera dal campo di Flushing Meadows e non tornando mai più (o quasi). Forse Borg aveva capito che, se a lui bruciava essere il numero Due, anche essere il numero Uno, senza un secondo che tenesse ancora più in alto il podio, non doveva essere una grande soddisfazione. Le epopee del tennis, e dei suoi protagonisti, sono scandite da grandi rivalità. Roger Federer (l’immenso, l’inarrivabile) non potrebbe essere così grande senza la sua nemesi Rafa Nadal, che infatti l’ha battuto più volte, e pure con una certa costanza, senza per altro scalfire la convinzione che era l’altro, lo sconfitto, il più grande di sempre. E poi Sampras e Agassi, Chris Evert e Martina Navratilova, Becker e Lendl.. che sono quelle che io ricordo. Ora, dopo la finale persa a Madrid da Rafa, appare chiaro che il tempo ci sta sottraendo …