All posts filed under: Design

All we need is… design. Dal cibo alla sala mensa, dalla case alle cose, dalle cattive abitudini alle buone maniere. Nomi e cognomi, mode e modi, idee e ideali. Perché il mondo, in fondo, non è cattivo. È che lo disegnano così…

Makers al femminile

Ago, filo e Arduino. Non so se quella della wearable technology sia l’unica strada per portare le donne all’interno del movimento makers, ma senza dubbio il workshop condotto da Zoe Romano e Costantino Bongiorno di WeMake all’interno della Tinkering Zone, il nuovo laboratorio permanente del Museo della Scienza di Milano dedicato al making, all’ingegneria, al design e, in generale all’innovazione, è stata un’esperienza interessante. E bella. Donne di tutte le età e interessi riunite intorno a un tavolo a lavorare insieme tra sensori di temperatura, umidità, pressione o luminosità, fili conduttivi, strati di neoprene e tessuti non tessuti… Non che la cosa mi sorprendesse: sono convinta che la prassi digitale sia molto vicino alla creatività femminile. E che le donne siano istintivamente ricettive all’innovazione e alle sue nuove tecniche. Così, vederle progettare, disegnare, assemblare circuiti per formare decorazioni interattive,  scrivere algoritmi per dettare il ricamo, imparare a destreggiarsi con Flora, la wereable electronic platform compatibile con Arduino, usare taglierini e forbici e persino qualche macchina formatrice, per dare forma a cappelli, borse, guanti capaci di illuminarsi rispondendo ai …

Il gelato meccanico di TourDeFork

Loro, i TourDeFork, sono un designer, Stefano Citi, e una food stylist e fotografa, Claudia Castaldi. In studio hanno una cucina dove si cimentano con l’arte culinaria tutti i giorni, ma del cibo preferiscono raccontare il valore sociale. È difficile persino definirli semplicemente food designer perché il loro lavoro si concentra sulla comunicazione visiva del food che, nelle loro mani, diventa un medium e uno strumento sui cui convogliare un’esperienza collettiva. Quando li ho incontrati all’inaugurazione del Opendotlab, avevano invitato a usare alcuni attrezzi del FabLab (taglierini, piccole seghe, pinze) per tagliare formaggi e legumi: una sorta di officina gastronomica in cui i due ambiti trovavano un punto di incontro. All’ultima Biennale Interieur di Kortrijk, invece hanno presentato, all’interno di un bar progettato con Davide Fabio Colaci e Lula Ferrari, il prototipo di una macchina per produrre gelato senza elettricità la cui idea era nata, un paio di anni fa, al Mencraft – Makers Festival di Roma: il Gelato Meccanico. Senza macchine frigorifere, semplicemente girando una manovella e utilizzando una miscela di sale e ghiaccio, la macchina amalgama e raffredda producendo gelato. «Non è magia» dice Citi, «ma l’attualizzazione di …

Solitary dinner

Le prenotazioni sono aperte. Se volete una solitary dinner (cena per single) ad alto tasso di food design e zero connessioni, scrivete a b.kappers@lensvelt.nl e prenotatevi per uno dei giorni tra venerdì 28 (pranzo), sabato 29 (cena) e domenica 30 (pranzo) novembre prossimi: se tutto andrà a buon fine avrete tutte le indicazioni del vostro Pop Up One Person Restaurant organizzato al Lensvelt Hub Amsterdam da Eenmaal, il primo one-person restaurant del mondo. Mangiare da soli sta diventando una tendenza nell’atto del mangiare, ma anche una nuova sfida per i designer che devono disegnare questa esperienza. Privati di tablet e smart phone, il momento del pranzo è tutto dedicato alla contemplazione del cibo e dello spazio. Intervistata da Freunde von Freunden, l’art director e fondatrice Marina van Goor ha detto che il lancio di Eenmaal ha dato il via a una riflessione globale su cosa significhi mangiare al ristorante da soli, cosa che, in genere, non è prevista… Così, dopo l’Olanda, Brasile, Cina e India si stanno attrezzando. A dicembre il solitary dinner si sposterà alla School of Life di Anversa. Menu di 35 euro, XXL Bloody Mary e vini compresi, verdure …

Aalto, il mago del Nord

Alvar Aalto (1898 – 1976) è forse l’architetto finlandese più famoso della sua generazione. Ogni volta che andiamo in qualche paese del nord Europa e vediamo quegli arredi naturalmente semplici, quella luce negli spazi, quella razionalità così umana, vediamo, anche se inconsapevolmente, un po’ della sua opera. Il Vitra Design Museum di Weil am Rhein inaugura tra pochi giorni una grande retrospettiva a lui dedicata: Second Nature curata da Jochen Eisenbrand. Vi si vedranno le sue opere principali, tra cui il Paimio Sanatorium, la Villa Mairea, la biblioteca Vyborg, il centro culturale di Wolfsburg, e la Finlandia Hall a Helsinki; nonché molte dei suoi design product più noti come la sedia di Paimio, lo sgabello S60, il vaso, Savoy. Siamo, nel gusto e nell’etica, alle radici della modernità. Spesso tutto questo è stato accostato al paesaggio finlandese, ma la mostra del Vitra si propone di raccontare anche il legame dell’architettura organica di Aalto con gli artisti del suo tempo. Da László Moholy-Nagy a Jean Arp, da Alexander Calder a Fernand Léger. Aalto quindi come uno …

Fab Lab for kids

Milano è una città strana, perché si presenta all’avanguardia su tutto, design in primis, e poi spesso scopri che la sperimentazione vera, le iniziative diverse, si fanno laddove il dio denaro non è così importante. Nel caso specifico, mi è stato pure detto che Milano non è una città per bambini e quindi di pensare a uno spazio che insegni il fare e pensare digitale a ragazzi e ragazze che in età scolare è una scommessa persa in partenza. Così, ho sempre invidiato i ragazzi di Roncade (Treviso) e la loro K-12 Digital Accademia dedicata ai bambini e ragazzi dai tre anni in su; o i ragazzi di Trento che stanno vicino al Muse che nel suo FabLab organizza laboratori anche per i più piccoli (5-10 anni) con strumenti divertenti come little bits, matite e colori… E poi, che dire di CodemotionKids? In partner con DiScienza e Nume insegnano ai ragazzi a “fare tecnologia” e non solo a usarla seguendo il famoso monito di Barack Obama: «Non comprare il prossimo videogioco: programmalo tu». Dall’8 ottobre prossimo per esempio, i ragazzi e le ragazze dai 7 …

Foodprint. Un piatto salato?

Tutti a gridare che la rivoluzione delle stampanti 3D per il cibo sarebbe arrivata alla fine di quest’anno. Ma alla fine del 2014 ci siamo e ancora poco si tocca con mano di quell’entusiasmo e utilità per il foodprint. Il crowdfunding per la produzione di Candy, la stampante 3D accessibile, secondo i progettisti di Adventure, anche alla casalinga di Voghera con un costo di 499 dollari, scadrà il prossimo 19 settembre, ma sulla piattaforma di Kickstarter, la cifra raccolta è ancora meno di un terzo. Più realistico, pare, l’arrivo sul mercato (si fa per dire) della Foudini di Natural Machine, capace di trasformare ogni sorta di ingredienti naturali nella forma che più piace: polpa di mele alla forma di ravioli, spinaci trasformati in dinosauri e altro ancora… Se proprio volete essere acquistarla, con tanto di download delle ricette Foodini, basta andare sul sito e lasciare i propri dati: pare che le persone che hanno lasciato mille e 300 dollari di anticipo per essere i primi fortunati siano qualche centinaio. Anche ChefJet di 3DSystem dovrebbe essere finalmente …

La disobbedienza degli oggetti

Esiste, anche civicamente, un valore della disobbedienza. Del coraggio di allontanarsi dalla folla che grida lo stesso nome. L’azzardo della solitudine, dell’andare controcorrente per provare a fare qualcosa di nuovo. Perché la disobbedienza, in fondo, è un atto creativo e, insieme, un atto progettuale gettando in avanti, nel futuro, un’altra possibile idea di mondo. Fra qualche giorno, precisamente il 26 luglio, per la prima volta un’istituzione autorevole indagherà nei prodotti risultati da questo processo creativo. Con Disobedient Object il Victoria & Albert Museum di Londra mostrerà cosa i movimenti sociali di tutto il mondo sono stati in grado di creare e di produrre. Dall’arte tessile popolare cilena ai ciottoli gonfiabili giganti mostrati durante le manifestazioni di Barcellona, dalle teiere usate dalle suffragette ai gioielli disegnati da membri del Black Panther, dai pupazzi giganti utilizzati nella protesta contro la prima guerra del Golfo ai cartelli dipinti a mano dagli attivisti russi fatta in occasione delle manifestazioni antigovernative a Mosca del 2012. Il periodo va dagli anni Ottanta a oggi, e ciò che si mostra, sono anche le tecniche e i processi che portano alla produzione dell’oggetto: se a Copenaghen si costruiscono oggetti …

Il futuro? È nelle nostre mani

[Pubblicato su Sette/CorrieredellaSera il 18 luglio 2014] Dino Campagni, nella sua Cronica fiorentina, quella della Firenze di Dante per intenderci, annoverava la lavorazione del cuoio tra le dodici arti maggiori. Fu Cosimo I de’ Medici a istituire l’Università dei Maestri di Cuoiame, ma le botteghe, a causa delle esalazioni, furono relegate nelle vicinanze di Piazza Santa Croce dove, ancora oggi, tra le via delle Conce e dei Conciatori, si vanno a comprare sandali e borse. La zona di Santa Croce sull’Arno invece (dieci chilometri tra i comuni di Castelfranco di Sotto, Montopoli Valdarno, Santa Croce, Santa Maria a Monte e San Miniato), produce ancora il 60 per cento delle suole in cuoio naturale di tutta Europa. La Cina si è appropriata della produzione delle calzature di massa ma, secondo il rapporto 2014 dell’Osservatorio Nazionale dei distretti italiani, è quello della Val d’Arno a registrare, nei primi mesi di quest’anno, una crescita del 6,4 per cento. Poco distante, a Scandicci, l’Alta Scuola di Pelletteria Italiana forma, ogni anno, quattrocento professionisti e tecnici specializzati. Spaccare, scarnire e tagliare …

Generazione click to cook

[Articolo pubblicato su Lei Foodie] Vogliamo cucinare bene come gli chef stellati che vediamo ogni giorno in televisione. Ma vogliamo farlo in modo semplice, veloce e con risultati garantiti. La fatica, il caldo, gli aromi e le inevitabili tracce della preparazione del cibo, non rendono in effetti così allettante l’esperienza del cucinare tanto quanto uno show cooking patinato. E allora? Ci pensa la tecnologia. Con forni intelligenti che impostano da soli il tempo di cottura, cappe che aspirano ogni aroma mentre diffondono musica, piani di lavoro interattivi e soprattutto elettrodomestici comandati a distanza con la solita App. È l’avanzata della generazione click to cook, che prima usava smart phone e tablet per fare la spesa o consultare ricette, e ora, anche per supervisionare la cucina. Così se, come dice la ricerca di Whirlpool, la nostra vita è a metà tra nomadismo e condivisione, ecco che un’innovazione come 6° Senso Live Technology, che permette di interagire da remoto con tutti gli elettrodomestici tramite una semplice applicazione, consente anche di realizzare ricette gourmet seguendo, passo dopo passo, …

Il ristorante piace micro

[Articolo pubblicato su Lei Foodie il 28 aprile 2014] Un investimento medio di 120 mila euro, tanta passione e un certo intuito imprenditoriale. L’idea, invece, arriva da New York, dove i micro-ristoranti a micro-menu (una o due specialità al massimo) stanno registrando un successo di clienti e di fatturato. Pochi metri quadrati con cucine a incastro e tavoli per pochi, quando non un’unica vetrata con tavolino all’esterno (il resto in piedi o take away), che stanno diventando il posto preferito per la pausa pranzo o lo spuntino veloce prima e dopo un cinema. «Il modello americano è perfetto anche per il nostro Paese» dice Lucio Miranda, presidente di Export Usa. «E in effetti, qualche esempio, dai panzerotti alla polenta, esiste già. Il fatto è che la cucina italiana si presta molto a questo modello di business per la ristorazione: basta avere una base, semplice come la pasta o le piadine, che può essere cucinata in modi differenti». Il segreto però, è ovviamente essere originali. E mescolare la cultura gastronomica locale con una certa dose di …