All posts filed under: Donne

Violenza. Se non cambia mai nulla

«Crolla il numero di omicidi, ma quello delle donne uccise per mano maschile resta lo stesso. Nel 2017 la media è ancora di una vittima ogni tre giorni, il che ci dice che di passi avanti se ne è fatti pochi». Parole di Francesca Puglisi, senatrice e presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e sulla violenza di genere insediatasi qualche mese fa. Il suo compito è quello di verificare l’applicazione della Convenzione di Istanbul, l’efficacia della legge 119 del 2013 sul femminicidio, e scoprire se tutti i finanziamenti messi in campo sono arrivati a destinazione. La relazione conclusiva sarà consegnata alla fine di questa legislatura, ma qualche considerazione la si può già fare (a questo link invece i primi dati della Commissione). Il dato positivo è che, secondo l’Istat, cresce la consapevolezza della violenza subita: si denuncia di più (dal 6,7 al 11,8 per cento) e ci si rivolge di più ai servizi dedicati (dal 2,4al 4,9 per cento). «È vero ma non basta» continua Puglisi, «occorre innanzi tutto una grande opera di …

Quando la violenza è giovane

«Nessuno mi aveva mai fatto sentire così importante: voleva che stessimo sempre insieme, solo noi due, ché stare con gli altri era tempo perso. Mi riempiva di attenzioni, mi chiamava mille volte al giorno, voleva che filmassi tutto quello che facevo. Davanti a scuola c’era sempre lui. Anche quando mi ha detto che non dovevo più mettere la minigonna e dimagrire ho pensato che lo facesse perché mi voleva bene. Che ci teneva a me. Poi ha cominciato a farmi delle bruciature sulla schiena e allora ho capito che c’era qualcosa che non andava e ho chiesto aiuto». Si chiama Giulia, ha 17 anni, ma potrebbe anche essere la ragazza della porta accanto, la compagna di scuola dei nostri figli, quella nella stessa squadra di pallavolo. Perché il teen dating violence, come gli americani hanno battezzato la crescente violenza all’interno delle giovani coppie, ha numeri preoccupanti. Già nel 1999, secondo una ricerca di Wekerle & Wolfe, il fenomeno colpiva fino al 25 per cento degli adolescenti. In Italia, secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, su …

Dedicato a lei. Ovvero la scoperta del target #womenonly

Una lista d’attesa di mesi e l’annuncio di nuove sedi (Washington DC, Brooklyn, Soho) . The Wing (nella foto sopra), il coworking e community space tutto al femminile di New York, è davvero sulla bocca di tutti. Nulla di rivoluzionario, sia chiaro. Anzi, nelle intenzioni della sua fondatrice, l’ex consulente politico Audrey Gelman, c’è la volontà di rendere omaggio alla storia dei club riservati alle donne, a cominciare dal quel Sorosis fondato da Fanny Fern che, dopo essere stata invitata a origliare da una porta le conversazioni di una cena in onore di Charles Dickens organizzato da un club ad alto tasso di testosterone, decise di fare altrettanto. Ora, se tante donne, imprenditrici, impiegate o libere professioniste, sono disposte a sborsare 2.350 dollari l’anno per avere un luogo tutto per loro per parlare di libri e sesso, incontrare esperti di salute o giardinaggio, e collezionare spille con i volti di Mata Hari o Siouxie Sioux, significa che un certo desiderio di stare (solo) tra femmine esiste. In Italia, dove il modello anglosassone sembra lontano, e …

Lotta al tumore. Di corsa

«L’ho scoperto per caso. Ho fatto la mammografia solo per fare compagnia a un’amica, senza che nessuno me la consigliasse, avendo solo 40 anni. Quindici giorni dopo, ago aspirato e poi subito mastectomia al seno destro. Il tumore era in una fase così iniziale che non ho dovuto fare né chemio, né radio. Ma una cosa l’ho capita, c’è bisogno di più prevenzione e di qualcuno che sproni a farlo. Non si può contare, come nel mio caso, nella fortuna. Questo è uno dei motivi per cui ho abbracciato il progetto Pink is Good». Isabella Spertini è una delle venticinque Pink Runner che si sta preparando, due allenamenti a settimana in gruppo a Milano e uno individuale la domenica mattina, alla Maratona di New York del 5 novembre. Intanto, domenica 22 ottobre, sarà sempre a Milano per la PittaRosso Pink Parade 2017 ancora a sostegno della Fondazione Umberto Veronesi. «La mia parola guida» continua Isabella, «è stata condivisione. Condivisione della mia malattia con le amiche, con i miei figli di 9 e 11 anni, e …

#azzurredentro: ecco le ragazze della Nazionale femminile di basket

Come è giusto, il primo tiro lo fa la capitana. Raffaella Masciadri, 37 anni, una delle veterane di questa Nazionale di basket che ha appena partecipato agli Europei in Repubblica Ceca, e che con dodici scudetti nel suo palmarès, quattro anni insieme alle Los Angeles Sparks, la versione femminile dei Lakers, è fresca di nomina alla presidenza della Commissione Atleti del Coni. «La pallacanestro mi ha dato tanto e io voglio restituire il ricevuto» dice. «Continuare a lavorare per gli atleti studiando percorsi di dual career che preparino a rientrare nel mondo del lavoro, è il mio obiettivo». Il suo piano B, qualcuno direbbe, a cui, insegna lo sport, si deve cominciare a pensare quando si è in corsa, soprattutto le donne, in genere pagate meno dei colleghi maschi e mai professioniste. Masciadri, per esempio, tra un campionato e l’altro, si è laureata in Scienze Giuridiche: «Studiare e giocare è una cosa che si può fare senza eccessivi eroismi. Basta essere determinate», assicura. Ma forse c’è di più, perché come dice Mara Invernizzi, ex campionessa …

Divorzio all’italiana

Un fulmine si è abbattuto sul diritto di famiglia italiano. Quello degli anni Settanta, tanto per capire quanta acqua è passata sotto i ponti della società civile del Bel Paese, ma il fatto che una sentenza della Cassazione abbia stabilito che l’assegno divorzile non è più da parametrarsi al tenore di vita goduto in matrimonio, bensì alla possibilità di lavorare, alle proprietà immobiliari e ai redditi, ha scatenato non poche polemiche. Certo, come ribadisce l’avvocato Gassani, presidente dell’Ass. Avvocati Matrimonialisti Italiani: «Non è una legge, ma un indirizzo che però, affermando che il matrimonio è scelta d’amore e non sistemazione economica, condizionerà i giudici». Tanto per cominciare, chi riterrà iniqua la cifra dell’assegno di mantenimento potrà fare ricorso. «Il concetto di autosufficienza sarà il pomo della discordia» continua Gassani. «Bisognerà contestualizzare il reddito reale, che 500 euro a Milano non sono gli stessi a Catania. E poi c’è la questione di chi si è sacrificato per la famiglia e non può essere rottamato come un’auto». Eh sì, perché se l’età media in cui ci si …

Tutto il rosa delle bambine

È stato salutato un po’ come una rivoluzione. Perché per la prima volta Pantone, massima autorità nelle tendenze colore, ha sentenziato che la nuance della primavera estate 2016 era, non una, ma una coppia, una combinazione data dal quarzo rosa (per precisione il Pantone 13-1520) e dal blue Serenity (Pantone 14-39199). Un caso? Neanche a pensarci. Ci si guardi attorno, la moda e il mondo delle celebrity stanno mandando messaggi chiari: con Bruce Weber che per la campagna di Louis Vuitton fotografa Jaden Smith, figlio della star del cinema Will Smith, in abiti femminili; con Andreja Pejic, ex profugo bosniaco che è diventato il modello transgender tra i più ricercati; e con Miley Cyrus che si è autodefinita pansexual. Così, i portavoce dell’azienda americana che cataloga tutto l’arcobaleno, non hanno avuto remore ad ammettere che il loro era un inno al superamento delle norme culturali e di genere. Siamo quindi giunti alla fine del rosa come “colore delle femmine”? Il Barbie Pink, anch’esso nome rubato a un altro Pantone, sarà solo un lontano, e imbarazzante, ricordo? …

Pilar Fogliati, l’ordine è nelle piccole cose

Il successo da Un passo da cielo, la fiction di Rai Uno di cui è appena terminata la quarta stagione, non se lo aspettava neppure lei. È per questo che Pilar Fogliati, diplomata Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico, i capelli con cui sembra litigare e le parole che vanno a tavoletta, si dice, e per tre volte, “lusingata”. Qui però si parla di un’altra sua passione, la borsa. Quante ne ha? Piccole, tante. A tracolla, perché amo le mani libere. E colorate, perché mi vesto sempre di nero e mi piace avere una macchia di luce addosso. Blu elettrico, preferibilmente, e in camoscio che è più piacevole al tatto. Si dice che la borsa è per una donna una sorta di ufficio oggetti smarriti. Lei cosa ci perde? In realtà sono ordinatissima e controllo spesso di averla chiusa. Le mie amiche mi prendono in giro per questo. E per il mio speciale modo di arrotolare sciarpe o golfini e pigiarli dentro. Ma a me piace così, ogni cosa al suo posto. Compreso gli immancabili elastici per …

Iaia Forte, la borsa e la vita

È appena atterrata da Londra dove ha portato in scena, all’Istituto Italiano di Cultura, il personaggio di Tony Pagoda tratto dal libro Paolo Sorrentino Hanno tutti ragione. Ora che veste abiti maschili, le piacciono per caso le borse da uomo? (Ride, ndr) Affatto, interpretare Pagoda mi diverte perché è giocare su un machismo estremo e ridicolo. L’unico borsello che ho avuto me lo feci regalare a 14 anni… un peccato di gioventù. Di cui si è subito pentita, visto che lei è una vera collezionista di borse… Ultimamente mi trattengo per frenare l’effetto accumulo, ma sì, ne ho un’infinità. E del resto comprare una borsa è uno di quegli acquisti non soggetti alle alterazione fisiche. Grasse o magre, va sempre bene! L’ultima follia a cui ha ceduto? Due borsettine tailandesi: l’una leopardata, l’altra in gomma e tutta fiorita… Quali sono invece le borse della sua raccolta a cui tiene di più? Una meravigliosa in rafia blu elettrico con stelle rosse presa in Venezuela e un’altra in plastica trovata in un mercato di Nuova Delhi. Sono …

Bambine nel pallone: un calcio ai pregiudizi

«Lei lo sa che in America il calcio femminile è più famoso di quello maschile?». Capelli lunghi tenuti in una lunga coda, scaldamuscoli rosso acceso e scarpette bicolori. Orgogliose e determinate, sempre con il pallone ai piedi, le allieve della scuola calcio Milan Ladies sembrano davvero sapere il fatto loro. Hanno passato un’ora buona a difendere ed attaccare, prima una squadra, poi l’altra, ogni tre minuti. «Via! Non forzare la giocata! Fatti vedere! Chiama la tua compagna! L’avversaria va battuta, ma con il cervello! Non correre a duecento all’ora se poi ti incarti», grida l’allenatore. Eleonora, Angelica, Viola, Anna, Elena, Paola, Giulia, Michela… hanno dagli otto agli undici anni e sono il futuro, e la speranza, del calcio femminile in Italia. Un fenomeno che, va detto, rispetto ai numeri europei, dall’Inghilterra alla Germania, dalla Francia all’Olanda e Spagna, in Italia si sta imponendo da pochi anni, soprattutto da quando, nel 2015, la FIGC ha chiesto alle società di serie A e B di aprire al settore femminile con (almeno) venti bambine tesserate. Ma, prima di …