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Quel che resta del blog ipaziaè(v)viva è finito in queste pagine. Insieme ai miei editoriali, alle mie opinioni personali, ai miei liberi sfoghi su politica, donne, vita quotidiana. Insomma, qui scrivo tutto quello che secondo i manuali di personal branding non dovrei scrivere. Pazienza.

La prostituzione è femmina

Oggi l’arresto a Brescia di undici uomini che adescavano ragazzi minorenni via Internet e ottenevano rapporti sessuali in cambio di soldi. È una vicenda vergognosa di cui si avranno più dettagli nei prossimi giorni. L’episodio è molto simile, quasi a specchio, alla vicenda degli uomini che, con pari modalità, erano stati coinvolti in un giro di prostituzione minorile a Roma scoperto nell’ottobre del 2013. In entrambi i casi i ragazzi e le ragazze, dai 14 ai 16 anni, venivano adescati su Internet. In entrambi i casi è stata una madre ad avvertire il sospetto, nel primo caso per la scoperta di sms, nel secondo per l’eccessiva disponibilità economica della figlia. In entrambi i casi, gli e le adolescenti l’hanno fatto per soldi, hanno ritenuto cioè possibile vendere e mercificare il proprio corpo per telefonini, disponibilità di contanti, catenine d’oro con lo stemma dell’inter, cene etc…. In entrambi i casi tutto era gestito semplicemente, in modo efficace e naturale, via sms con il proprio smart phone. In entrambi i casi, ancora, case a disposizione, e bei padri di …

Violenza donne: dove sono finiti i soldi?

25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. A pranzo si parlava con delle colleghe di quanto, innanzi tutto, sia difficile farla percepire come tale, la violenza. Dalla famiglia alle istituzioni. In entrami i casi, ancora troppo spesso, la violenza sulle donne è un affare di famiglia, una cosa che accade tra le mura domestiche ed è quindi lì che deve essere risolta. Ciò porta le donne spesso a non denunciare, le forze dell’ordine a sottovalutare, il contesto sociale a condannare. Una bella frittata, no? Poi certo, c’è quella che quell’uomo riesce a lasciarlo e se ne trova un altro quasi uguale. «Beh, allora se le cerca però», incalza la collega davanti all’insalata. Ecco, giusto di questo si stava parlando. E se lo dici tu, che sei informata, sensibilizzata sul fenomeno, figurati cosa dicono gli altri. Dicono che se lo merita, ecco la risposta. Per nessun essere vivente, se non per le donne, la violenza è meritata. Pensateci. Ora certo, se ne scrive di più, di anno in anno. Nella speranza che questo non sia …

Gli indifferenti

Questo è l’ultimo post in cui parlo di scuola. Ho sempre pensato che per vedere come sta questo Paese bisogna infilarsi nelle scuole, nella aule, ma c’è un limite a tutto. Soprattutto al mio interesse per gli indifferenti. Coloro che abdicano all’esercizio dei propri diritti. Perché sì, e so che è difficile da capire qui ai confini del senso civico, ma i diritti acquisiti prima di goderli, bisognerebbe esercitarli. Solo che esercitare i propri diritti, dovere civico per eccellenza, in questo Paese vuol dire essere una rompicoglioni. Quindi, ebbene sì, io sono una rompicoglioni. Sono una rompicoglioni perché mi aspetto che la scuola sia adempiente nell’organizzare l’attività alternativa all’ora di religione (sarebbe obbligatorio). Sono una rompicoglioni perché mi aspetto che la scuola pubblica mostri delle prassi educative che prevedano l’inclusione e il rispetto per il prossimo, invece di praticare costantemente, e verbalmente, delle differenze tra chi è maschio e femmina, tra chi è fortunato e meno, tra chi viene a scuola e chi non ci va (e che “fa schifo” a detta di una prof). …

Siamo tutti dilettanti

Perché parlare di “dilettantismo” come problema solo femminile fa male alle donne, allo sport, all’informazione e non aiuta nemmeno a risolvere il problema vero. Il prossimo 26 settembre ci sarà a Roma il Meeting Nazionale dello Sport Femminile e le recenti vittorie di Roberta Vinci e Flavia Pennetta hanno riportato alla ribalta il fatto che le donne sportive sono tutte “dilettanti”…. Strano per una che si è intascata in diretta un assegno di 3,3 milioni di dollari. Ma poi, è davvero così? Sono solo le donne a essere le vittime della fantomatica legge 91 del 1981? Perché, a informarsi meglio, anche Fognini non se la passa poi così bene… Avvocato Lina Musumarra*, inquadriamo donne e sport dal punto di vista normativo, il vero problema è davvero la legge 91 del 1981? Sì, la legge del 1981 è molto datata, direi obsoleta e non conforme ai principi di diritto dell’Unione europea. Ma ciò che determina l’anomalia italiana è anche il fatto che il Coni, attraverso i Principi Fondamentali degli Statuti Federali, ha rimesso alle singole Federazioni …

Un orsetto contro la mafia

È partita la campagna internazionale di crowdfunding Teddy Bear Against Mafia, lanciata dall’attrice Eleonora Frida Mino per finanziare il progetto per la legalità attraverso spettacoli teatrali, laboratori nelle scuole e iniziative nelle palestre e nelle piazze. I fondi raccolti saranno utilizzati per finanziare la nuova produzione teatrale incentrata sui valori dello sport e su come questi possano essere di aiuto per evitare di cadere nelle braccia della camorra. Lo spettacolo, intitolato Il Maestro, si ispira alla vita di Gianni Maddaloni, padre del campione olimpico di judo Pino Maddaloni, ed è tratto dal nuovo libro di Luigi Garlando “O Maè – Storia di Judo e di camorra“. “Il mio sogno – dichiara Eleonora Frida Mino – è riuscire a coinvolgere anche le comunità italo-americane. Al raggiungimento del tetto prefissato dei 30 mila euro sulla piattaforma di crowdfunding Derev, l’orsetto Bum ed io ci siederemo insieme per pianificare una tournée negli Stati Uniti e portare il nostro messaggio anche sulla East Coast”. Troppo spesso i criminali si nutrono del potere derivante dal silenzio delle loro vittime.  Per questo Eleonora Frida Mino, avvocato con la passione per il teatro fin da …

Cosa è il mestruazioni day

“Fui confinata in casa per 7 giorni la prima volta che ebbi le mestruazioni” – racconta Alinafe (nella foto a lato), 15 anni del Malawi. “Rimasi sconvolta vedendo il sangue che non si fermava, mia madre mi portò da mia nonna che abitava in un’altra comunità e dovetti stare chiusa in casa per sette giorni, mi spiegarono che dovevo usare stracci come assorbenti e che non mi sarei mai dovuta macchiare i vestiti perché sarebbe stata una vergogna per la mia famiglia”. Il 28 maggio è la Giornata Internazionale delle Mestruazioni, un tema che nei Paesi in via di sviluppo è ancora tabù e che causa molti pregiudizi con effetti dannosi sul futuro delle bambine. Secondo un studio delle Nazioni Unite una bambina su tre nel Sud dell’Asia si trova ad avere le prime mestruazione senza sapere cosa siano, mentre il 48% delle bambine iraniane e il 10% di indiane credono che il ciclo sia una malattia. “Quando ebbi il menarca, non sapendo cosa fosse, ero spaventata, non dissi nulla in famiglia e mi confidai con …

Sul cibo, le donne e le cucine

Giovedì scorso, alla vigilia dell’inaugurazione dell’Expo,  sono stata invitata a presentare il libro di Stefano Pronti di cui avevo parlato in anteprima con una lunga intervista su Sette/CorrieredellaSera. Si tratta di un libro storico, dotto, molto diverso dai libri sul cibo che siamo abituati a vedere negli scaffali delle librerie e infatti, insieme a me, al tavolo dei relatori c’erano esperti di cultura gastronomica come Davide Paolini e Giovanni Ballarini. Ora, ci sono sempre tanti modi per leggere i libri, e soprattutto, a meno che non si voglia parlare sempre al solito cenacolo chiuso, i libri vanno fatti leggere. Anche a chi come me, di storia e di ricettari antichi, sa veramente poco, ma che ama, come dico, fare connessioni. Comunque chissà perché poi si finisce sempre a parlare di Masterchef e della spettacolarizzazione del cibo, e perché io, alla fine, parlo sempre di donne. Almeno un po’. In fondo, in una tavola di sempre-uomini e sempre-un’occasione. Perché nella mia conversazione con il professor Pronti, ho spesso chiesto non solo dei cibi e dei cuochi, ma anche delle cuoche. O …

Che genere di giornalismo

In questi ultimi due giorni i media on line o off line, con qualche punta sui social network, si sono dati molto da fare a scrivere su Il gioco del rispetto. Uno scandalo al sole per la scuola dell’infanzia che è finito pure sul quotidiano inglese The Guardian. Non mi voglio soffermare sull’utilità e l’intelligenza di questa “sperimentazione” tutta italiana (tutta italiana perché il resto del pianeta lo ha già bello che sperimentato), tanto più che molto, e meglio, è già stato detto dal Global Gender Gap Report , dalle innumerevoli ricerche sull’utilità di lavorare sull’abbattimento degli stereotipi fin da piccolissimi (giochi compresi), e dall’efficacia del modello svedese che arriva sulle pagine del Newsweek. No, a me interessa vedere di cosa sia fatta questa tempesta di informazione. Mi sono detta, ok, testate come Trieste Prima sono piccole, Vita Nuova è dopotutto dichiaratamente cattolico, e anche  Il Piccolo ha magari le sue difficoltà, poi però ho letto anche l’articolo di Repubblica, che si concentra sulla polemica pruriginosa dei vari altri giornali, che riporta quello che è scritto nella documentazione (“L’attività, si legge nella documentazione che accompagna …

La scuola di Presa Diretta

Qualche riflessione conclusiva sulla puntata di ‪‎Presa Diretta‬ di ieri sera sulla ‪scuola‬ 1. Le nostre aspettative sul sistema scolastico sono talmente basse che ci riteniamo già fortunati se le finestre si chiudono e il soffitto non cade in testa. Da ciò ne consegue che il tema scuola – tema politicamente afferente a quello dello sviluppo e del futuro di un Paese – è in realtà derubricato a un problema di sicurezza di ordine pubblico…. 2. La scuola pubblica, nel senso di statale, non esiste più. È stata massacrata da anni di abbandono e ora sono i contributi dei genitori che materialmente pagano attraverso i famosi “contributi volontari obbligatori”. Pensateci la prossima volta che vi trascinano in una finta battaglia ideologica tra scuole statali e private. La scuola è TUTTA PUBBLICA (grazie Berlinguer). 3. Ogni innovazione didattica, ogni eccellenza, è affidata alla buona volontà del singolo. Non c’è una supervisione, non esiste un’idea condivisa di quello che dovrebbe essere la formazione delle conoscenze e delle competenze in questo Paese. La scuola che era nata per unire è diventata la …

La maternità può attendere

Otherhood, childfree o semplicemente senza figli. Comunque vogliate chiamare le donne che decidono di non essere madri, il tema solleva molte riflessioni sia dal punto di vista sociale che dell’identità femminile. Ho già parlato di questo nel mio pezzo per Gioia! in edicola il 29 gennaio, in cui parlo anche del web doc Lunàdigas. Qui, invece la mia intervista a Elena Rosci, psicoterapeuta dell’équipe Minotauro il cui ambito di ricerca è focalizzato sull’evoluzione della maternità, saggista e autrice di libri come La maternità può attendere (Mondadori). Le donne che decidono di non avere figli sono sempre più numerose. Lo conferma?I dati statistici sono chiari: a partire dagli anni Settanta, anche in relazione a un aumento delle donne nelle diverse professioni, il decremento demografico è costante. La mia esperienza personale, se pur ristretta alle giovani donne milanesi, lo conferma, tuttavia, devo rilevare che più di un rifiuto della maternità a priori, si tratta di una tendenza a procrastinare, di una non scelta che alla fine si conclude con un non evento. E il famoso, e naturalmente insito, desiderio della …