All posts filed under: Storie

Quando mi chiedono cosa fai, rispondo: «La raccoglitrice di storie». Quando mi dicono perché, ammetto che, dopo tutto, il mondo è ancora un posto interessante da raccontare. E allora ci provo. Incontri, racconti, scoperte, lavori e famiglie. Donne e uomini. È tutto qui.

Si può sempre guarire

Il giorno prima sei al parco, al campetto a giocare a calcio con gli amici, il giorno dopo scopri, fin troppo presto, che la vita può riservare anche brutte sorprese. Leoluca per esempio aveva 14 anni quando gli è stato diagnosticato un sarcoma maligno al polpaccio sinistro. Di calci al pallone non se ne sarebbe più parlato, ma ora, che ha 18 anni e 33 cicli di radioterapia e sette di chemio alle spalle, sorride e fa battute. Dovremmo, con saggio giudizio, farlo anche noi. Negli ultimi decenni, la sopravvivenza dei bambini malati di tumore (in Italia ogni anno se ne contano circa due mila) è passata dal 70 per cento degli anni 1988-1993, all’oltre 80 per cento del periodo 2003-2008. E va sempre meglio: ««Siamo riusciti ad arrivare, per alcune forme di leucemia, a un successo del 90 per cento grazie all’introduzione di trattamenti polichemioterapici e all’analisi di specifici marcatori che ci dicono a che punto è la malattia dopo i primi cicli di chemio. Possiamo così proseguire la cura in modo diversificato per …

Una scuola tutta per noi

Che cosa è la scuola? La risposta più semplice sarebbe: il nostro futuro, ma forse è imbevuta di una certa retorica. Che cosa è la scuola, allora? Per una parte dei genitori, molti, un investimento sui propri figli; la pianificazione, responsabile e scrupolosa, di un domani migliore. Non basta. Che cosa è la scuola, allora? Una palestra di vita, una possibilità di incontro, e scontro, un percorso di formazione verso la cittadinanza. Pretendo troppo. È bene ricordare che, secondo la Costituzione Italiana, la risposta sta nell’articolo 34 che recita: “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. È con queste premesse, a mio parere, che si deve leggere il libro di Carolina Pacchi e Costanzo Ranci White Flight a Milano. La segregazione sociale ed etnica nelle scuole dell’obbligo (FrancoAngeli). È con queste premesse perché prendere atto, essere consapevoli di cosa è successo e sta succedendo nelle nostre …

Neoumanesimo, l’Uomo nuovo è sempre lo stesso

C’è una parola nell’aria, ed è neoumanesimo. Che si parli di neuroscienze, ricerca storica, considerazioni filosofiche o approcci cognitivi, riflessioni artistiche o etiche, l’Uomo è di nuovo al centro del mondo. Ri-definirsi, nel corpo e nelle emozioni, sembra il nuovo imperativo. Provare a dare un nuovo senso, nella perdita di orientamento che sperimentiamo quotidianamente, a principi fondamentali come identità, diritto, responsabilità, umanità, valore, una necessità. «È vero, è una parola molto consumata, talvolta corrotta, ecco perché il mio sforzo che è stato quello di ridefinirla sul piano storico e cercare di rintracciarne alcuni tratti costitutivi». Parole di Michele Ciliberto, docente di Storia della filosofia moderna e contemporanea nonché presidente dell’Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento. Suo è il recente Il nuovo Umanesimo (Laterza ed.): «Bisogna per esempio rilevare che, storicamente, ogni volta che la situazione dell’Uomo si trova in uno stato di crisi e profonda trasformazione, l’Umanesimo torna. È successo negli anni Trenta, quando le nuvole nere dei totalitarismi hanno coinciso con studi straordinariamente fecondi su Pico della Mirandola, e oggi, che il problema della …

Meglio soli

Durante un suo discorso alla Milanesiana di qualche anno fa, Salman Rushdie disse che la civiltà mondiale avrebbe dovuto ringraziare l’Italia per il dono più grande ricevuto: «La sovranità del nostro io individuale, idea nata nel Rinascimento fiorentino». Un “Io” individuo, ma non per questo solo, poiché, lo scrittore indiano continuava: «Nessuno di noi viene al mondo con la testa vuota. Portiamo con noi il bagaglio del nostro patrimonio, sia biologico che culturale…». La libera personalità, lo sfoggio della propria soggettività, la dimensione della scelta privata, ha per molti storici le sue radici nel Rinascimento (Die Kultur der Renassaince in Italien, 1860, Jacob Burckhardt); epoca quest’ultima che ha valorizzato fortemente la dimensione biografica, molto prima che la pretesa di essere individuus, e quindi unici, non divisibili, costituisse quella sorta di senso di colpa della modernità e della cultura occidentale. Le critiche a questa supposta presunzione sono d’altra parte arrivate dalle menti più autorevoli del nostro tempo. E a ragione. Perché mentre il senso comune si sgretolava, mentre la dimensione collettiva implodeva, quello che emergeva era …

Christmas Blues, quando il Natale è malinconia

Si chiama Christmas Blues e no, non è il jazz scanzonato di Bob Dylan. Anche se Bob Dylan, che non è Babbo Natale, qualche cosa su questo sentimento malinconico che cresce durante le feste lo aveva cantato. Trattasi, per altro, di una sindrome oltremodo indagata (secondo l’americano National Institute of Health, le feste di dicembre sono il periodo dell’anno in cui si registrano più casi di depressione), con sintomi e risvolti psicologici codificati: «Ci si sente più rallentati, affaticati, inclini al sonno e alla malinconia», dice la psicologa e psicoterapeuta Michela Rosati. «E mentre il mondo ci chiede di provare compassione, bontà, gioia, il Natale può essere percepito persino come un affronto rispetto a quello che stiamo sperimentando personalmente». Christmas Blues quindi, come disconnessione dal benessere diffuso, e più o meno artificioso, in cui nostro malgrado ci troviamo immersi. Come stonatura rispetto alla narrazione mainstream, e gap profondo tra il nostro stato d’animo e quello che la maggioranza delle persone, con tanto di social media a fare da amplificatore, fa apparire. Ma è poi davvero …

Elogio dell’errore

L’immane RagnoFerro di Curnasco si gratta con un albero che di solito abbatte con un calcio. Ha un passo di duecento metri ed è capace, se ha sete, di prosciugare il lago di Como in pochi sorsi. Quando fa la pipì può allagare un’intera città e quando ha fame può inghiottire anche un autotreno. L’immane RagnoFerro di Curnasco lo ha inventato, disegnato e raccontato, un bambino di dieci anni che lo ha immaginato con tante zampe, più di quelle che ce ne sono in realtà. È un ragno sbagliato, un errore della natura, come per errore è cominciata l’avventura di Luca Santiago Mora e del suo Atelier dell’Errore: «Un’amica mi ha chiesto di sostituirla per un anno nel laboratorio di arti visive del reparto di neuropsichiatria infantile di Reggio Emilia e Bergamo. Sono passati quattordici anni e questa esperienza è diventata un vero laboratorio di scultura sociale dove l’opera d’arte non è che il lavoro fatto sull’energia dell’essere umano. Su quello che comunemente chiamiamo “errore”, è stato costruito un metodo, una strada per trasformare in …

Felicità o bendessere? Questo è il dilemma…

Bisogna, come a ogni partenza, organizzare bene le tappe necessarie e prendere, se è il caso, le dovute precauzioni. Se poi quella che inseguiamo rischia di essere una chimera, meglio andare da chi ha avuto gli occhi più disincantati per guardare là dove vogliamo andare: il benessere. Lui è William Davies, sociologo presso il Goldsmiths Insistute di Londra, che ha scritto L’industria della felicità. Come la politica e le grandi imprese ci vendono il benessere (Einaudi). Ecco, se dopo aver letto di come, a un certo punto, il Forum di Davos sia stato sommerso da discorsi sulla mindfullness, tecnica di rilassamento che combina psicologia positiva, buddismo, terapia cognitivo-comportamentale e neuroscienze; di come “il futuro del capitalismo dipenda dalla nostra capacità di combattere stress e malattia e di sostituirli con relax e benessere”; e di come ormai l’idea di benessere influenzi, che lo si desideri o meno, le nostre vite; se dopo aver appreso tutto questo appunto, il desiderio di vivere bene non demorderà (cosa per altro umanamente comprensibile), allora si può provare a percorrere le strade …

Siamo tutti creativi

Tutta colpa di Picasso. È lui che ci fa pensare al fare creativo come un atto di sregolatezza, intuizione tormentata, umore instabile, deviazione dalle pratiche routinarie. Eppure come spiega lo storico e critico d’arte Gabriele Guercio nel suo ultimo lavoro Il demone di Picasso edito da Quodlibet: «Se per un verso è vero che Picasso è il pioniere di una sregolata disseminazione del fare creativo che continua tutt’oggi a connotare la pratica artistica e non, è altresì vero che è lui che si rende conto dell’illusorietà che nasconde l’idea di una creatività generica, della reale possibilità di essere tutti creativi. Storicamente, è stato Marcel Duchamp, mostrando un orinatoio (Fontana, 1917, ndr), a dissolvere per primo il confine tra arte e non arte. A mostrare che, facendo coincidere provocazione e innovazione, tutti potevamo essere creativi. Picasso, in un certo senso invece, mostra la fallacia di questo pensiero e invita al ritorno di un assoluto della creazione fondato su criteri precisi. Ma non è forse un caso che oggi, a tutti, in modo diffuso, dall’ambito artistico al …

Scuola Montessori, i genitori la chiedono

Le ultime in ordine di apertura sono a Venezia, Treviso, Greve in Chianti. Sono scuole elementari statali che hanno inaugurato una sezione in cui è adottato il metodo di Maria Montessori. Sempre di più in Italia, paese natale della scienziata e medico, e che pure per anni ha ignorato i suoi insegnamenti tanto da avere, ancora oggi, solo 137 scuole montessoriane, dai nidi alle medie, contro le quasi 1200 di Germania o le 800 di Gran Bretagna. Qualcosa però sta cambiando. «La prima richiesta arriva dai genitori, in parte incuriositi da un certo tam tam mediatico, ma i più spinti dal vedere i loro figli vivere la scuola con sofferenza. I bambini e le bambine montessoriane invece, sono sereni e contenti di apprendere. Quando si toglie l’ansia del confronto e della prestazione, quando si lascia a ciascuno i tempi individuali, nasce la collaborazione tra pari, il bambino segue il suo “maestro interiore”, sceglie da sé secondo le sue esigenze di crescita, e lavora con tranquillità. Certo, in una cultura dove la gioia dell’apprendere è guardata …

Céline Alvarez, Maria Montessori 2.0

Ho intervistato Céline Alvarez per una mia inchiesta sul metodo Montessori pubblicata su Gioia! e in occasione della traduzione in Italia del suo libro Le leggi naturali del bambino che in Francia è diventato un caso editoriale che ha portato a un dibattito molto acceso. Ciò che scrive Alvarez nel libro, che pure pare rivoluzionario, è in realtà il resoconto concreto della sperimentazione del materiale e del Metodo di Maria Montessori spiegato alla luce delle nuove scoperte neuro scientifiche. Ciò nonostante, l’impatto di ciò che dice, e i risultati della sua ricerca sono sorprendenti. In Italia è stata ospite il 23 settembre a Torino Spiritualità, unica tappa italiana di tour di conferenze in Francia e in Belgio sempre affollate.  Ecco qui l’intervista integrale. Imparare con spontaneità e gioia la libertà e l’autonomia. È una dichiarazione quasi rivoluzionaria, soprattutto a scuola. Quali ostacoli, culturali o sociali, hanno impedito questo tipo di educazione? Noi abbiamo una forte tendenza a replicare l’educazione tradizionale che abbiamo ricevuto senza metterlo in discussione. E questo è normale, perché interrogarci sulla nostra educazione può essere …