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cattive compagnie

Gli spettri che si aggirano per l’Europa non finiscono mai. Quegli “ismi” che sfuggono al dialogo e alla ragione, e per cui, come diceva Milan Kundera, ognuno grida, con pericolosa convinzione, lo stesso nome. Comunismo, nazismo, fascismo, capitalismo, estremismo, populismo… (lo so qualcuno pensa anche a femminismo…). Quello che vorrei dire è che, e non certo da esperta di poltica internazionale, una lettura veloce dei giornali mi ha fatto sorgere una qualche inquietudine. Ci siano dimenticati in fretta dell’Ungheria, pensiamo che la Grecia sia lontana e la Francia, con Marie Le Pen, troppo evoluta per dar pensiero alla nostra democrazia. Forse. Tuttavia le cattive compagnie portano influenze ancor peggiori. Sono virus del pensiero e dell linguaggio. Fanno passare l’idea che semplificare voglia dire risolvere. Strano, in una società che è sempre più complessa, ciò dovrebbe destare almeno qualche sospetto, e invece nulla. Così, dopo aver ridotto la libertà a “ognuno fa un po’ come gli pare”, ecco che il populismo è diventato “la voce del popolo”. Le grida si alzano, perché sono loro gli unici a essere giusti: da Beppe Grillo a Militia Christi poco importa. La verità sta dalla loro parte. Gli slogan sono semplici: cosa c’è di più semplice di un fanculo? Che, sia detto, ogni tanto fa pure bene, ma portarlo come progetto politico mi pare un po’ riduttivo. Dire che l’aborto equivale a uccidere un bambino è riduttivo (e per questo ci ha già pensato a scriverlo in più post Loredana Lipperini), e non a caso i compagni di merenda di Militia Christi era Forza Nuova. Tuttavia, la semplificazione non pare avere, e non l’ha mai avuta, una parte politica. Carmela Rozza, del PD milanese, a proposito dell’occupazione di Macao della Torre Galfa di Ligresti, ieri diceva: «Ma cosa voglio questi artisti, se ne vadano a Quarto Oggiaro». E giù con lo sgombero. E con un’offesa a un quartiere periferico che, come nelle peggiori tradizioni “iste”, si merita solo gli scarti (secondo loro) del centro. Ma è l’inerzia, la mancanza di reazione civica che mi crea sgomento. Come se non avessimo una Storia, come se non ci fossimo già passati, come se non avessimo ancora imparato a decifrare quel linguaggio, quelle modalità di comunicazione. E ora, per non sfuggire all’ovvio, anche il femminismo, certo. Se si riduce a guerra di genere. Ma, appunto, tutto sta nelle frequentazioni. Nelle cattive compagnie. In giro, a mio avviso, ce ne sono pure troppe. Con la verità in tasca e lo slogan pronto. Senza farsi domande, senza porsi obiettivi comuni, senza guardare più un là del proprio interesse. E per questo, purtroppo senza un vero futuro per tutti.

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