Adolescentia
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Quarto. C’è anche il papà

Voglio chiarire prima che sia tardi. Non è stata una svista e non è un’assenza. C’è anche un papà. Presente, condivisivo, impegnato. Uno che si è sempre alzato, lui, di notte anche perché, chissà perché, era lui, e non io, a essere chiamato. Curioso aneddoto che mi ha fatto essere guardata con sospetto dalle amiche-tanto-brave-mamme che, le notti insonni, se le appuntavano sul petto con celestiale orgoglio. No, il papà c’è. E lo dico anche per avere il conforto di varie teorie che, come dice Daniele Novara, sostengono la “convergenza educativa del padre in adolescenza”. Insomma, con l’entrata nell’adolescenza la funzione della mamma si esaurirebbe entrando, a noi piacendo, nel tempo del padre che, sicuro e autorevole, guiderebbe la difficile transizione dall’infanzia all’età adulta. Secondo Novara, e qui ho studiato, è il padre che negozia e gestisce tempi, orari, paghetta e uscite. La madre, invece, ormai confinata dietro le quinte, si limiterebbe a fare da intermediario, a “parlarne con papà”, frase che, sempre secondo Novara sarebbe ora “un progetto educativo e non una minaccia”. A pensarci bene, mi son detta, è un bell’alleggerimento. E una bella palestra per mettere a punto la preziosa e raffinata arte della delega.

Vuoi andare ai go kart? In campagna con gli amichetti? C’è la festa di Maria il mercoledì pomeriggio? Vi siete organizzati per un cinema 3D con quei soliti film insulsi? Hai bisogno di qualche chiarimento sulla procreazione assistita? Sai com’è la bandiera dell’Angola? Chi ti viene a prendere? Chi ti sradica il tablet dalle manine passati i quarantacinque minuti giornalieri pattuiti con un sacro impegno bollato con il sangue? Il papà, è la risposta. Questo è il tempo del padre, il mantra di ogni giorno. Però, alla fine, c’è sempre qualcosa che non torna. Ci sei sempre tu (cioè io, noi) che sei tra i piedi. Che ricevi sms dalle altre mamme, che devi litigare per non scaricare l’ennesimo gioco dal tuo iPad, e che devi rispondere a quelle domande imbarazzanti che, dico, sarebbe sì naturale farle al papà che, almeno anatomicamente, e moralmente, è sicuramente più preparato.

«Ciao mamma, oggi abbiamo parlato delle masturbazioni». «Bene», dico io. «Interessante? Avete fatto tante domande?». «Sì… abbastanza… pare che piaccia… ma c’è una cosa che non ho capito… lo fanno anche le femmine?». Io tremo solo all’idea di una possibile conversazione sul tema, ma non posso esimermi dall’impegno educativo. Quindi: «Certo che lo fanno… ma cosa non hai capito?». «Mamma, io lo so cosa fanno i maschi (e mima il gesto), ma le femmine, come fanno le femmine che non hanno niente?». Ecco, è esattamente in questo momento che io mi giro e perlustro tutto ciò che è intorno a me nel raggio di qualche chilometro. Del padre, di un qualsiasi padre a questo punto, neanche l’ombra. Così mi dico che sarà che ognuno ha i suoi tempi. Sarà che siamo ancora in fase preadolescenziale. Sarà quel che sarà. Ma mi pare evidente che per me il tempo del padre non è ancora arrivato.

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