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Céline Alvarez, Maria Montessori 2.0

Ho intervistato Céline Alvarez per una mia inchiesta sul metodo Montessori pubblicata su Gioia! e in occasione della traduzione in Italia del suo libro Le leggi naturali del bambino che in Francia è diventato un caso editoriale che ha portato a un dibattito molto acceso. Ciò che scrive Alvarez nel libro, che pure pare rivoluzionario, è in realtà il resoconto concreto della sperimentazione del materiale e del Metodo di Maria Montessori spiegato alla luce delle nuove scoperte neuro scientifiche. Ciò nonostante, l’impatto di ciò che dice, e i risultati della sua ricerca sono sorprendenti. In Italia è stata ospite il 23 settembre a Torino Spiritualità, unica tappa italiana di tour di conferenze in Francia e in Belgio sempre affollate.  Ecco qui l’intervista integrale.

Imparare con spontaneità e gioia la libertà e l’autonomia. È una dichiarazione quasi rivoluzionaria, soprattutto a scuola. Quali ostacoli, culturali o sociali, hanno impedito questo tipo di educazione?

Noi abbiamo una forte tendenza a replicare l’educazione tradizionale che abbiamo ricevuto senza metterlo in discussione. E questo è normale, perché interrogarci sulla nostra educazione può essere molto destabilizzante. Questo può accadere solo quando si raggiunge un punto critico, quando le statistiche nazionali sulla prestazione e il benessere dei bambini sono oggettivamente negative: Ecco, siamo a quel punto e ora siamo costretti a mettere in discussione le nostre pratiche pedagogiche. La nostra generazione vede che la scuola non è adatta al modo in cui i nostri figli crescono. Sono convinta che la nostra generazione inizia a mettere in discussione l’educazione tradizionale per proporre un approccio più adatto, basato sull’autonomia, la gioia e una forte relianza, un legame sociale.

Il suo libro è anche una sorta di omaggio a Maria Montessori. Quante scuole Montessori ci sono in Francia? Come spiega questo crescente interesse?

Il mio libro vuole essere una continuazione del lavoro svolto da Séguin e da Montessori: entrambi ccercavano di sviluppare un’educazione “fisiologica”, rispettosa del modo in cui il giovane uomo apprende e prospera. In un certo senso, riprendo la loro splendida torcia, sviluppando la loro ricerca alla luce dei contributi scientifici attuali. Ma le loro fatiche sono e devono essere solo un punto di partenza. La ricerca oggi ci invita ad andare molto oltre. L’esperienza che ho avuto a Gennevilliers è solo un inizio, la mia ricerca continuerà nei prossimi anni integrando più attività ludiche, un forte legame con la natura, un mix di età più allargato… Il numero di scuole di Montessori sta crescendo anche in Francia, e io spero che possano mantenere l’apertura necessaria per non limitare mai il bambino.

La scuola continua a dare voti. Anzi in Italia alcuni considerano la bocciatura uno strumento. Lei, invece, parla di collaborazione, di relazione con gli altri. Può spiegarci perché i voti, l’essere costantemente misurati, è un ostacolo per il buon apprendimento?

Quando il nostro cervello elabora una previsione sul mondo, è la discrepanza tra la sua predizione e la realtà che genera un effetto di sorpresa e consente la riorganizzazione dei circuiti neurali. L’errore è quindi indispensabile per l’apprendimento. La nota invece penalizza negativamente l’errore, così l’essere si frena per la paura di essere punito, e così si blocca l’intero processo di apprendimento. Questo non significa che non bisogna evidenziare l’errore, al contrario! Quando commettiamo un errore, abbiamo bisogno di un feedback che ci dice cosa e come abbiamo sbagliato. È questo che ci permette di imparare efficacemente. Ma l’informazione che ci arriva è importante che sia neutrale: “Qui c’è un errore, ora ti aiuto a capirlo per andare oltre”. Questo è il tipo di feedback che bisognerebbe dare. Non si deve giudicare né negativamente né positivamente.  Perché anche dire bravo, non dà più al bambino un senso e una motivazione per andare avanti.

Lei ha lavorato molto sull’empatia, sul controllo dell’aggressività e sulla verbalizzazione delle emozioni. Questo approccio può essere un modo per contrastare i fenomeni di bullismo, ma bisogna anche dire che la relianza e le buone relazioni hanno anche un’incidenza positiva sullo sviluppo dell’intelligenza. Insomma, l’amore, la comunicazione affettiva, è importante anche a scuola…

Una scuola più amorevole e calorosa che facilita la socialità, l’empatia e l’aiuto reciproco tra i bambini è una scuola scientifica. I due aspetti non devono e non possono essere messi in opposizione. Al contrario!  Tra i grandi principi dell’apprendimento e dello sviluppo umano sottolineati dalla ricerca, il caldo legame umano (tra i bambini e non solo tra adulti e bambini) è la pietra angolare di qualsiasi ecosistema educativo efficace ed efficiente. Il segreto, insomma, come scrivo nell’ultimo capitolo del mio libro, è l’amore.

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