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Che genere di giornalismo

In questi ultimi due giorni i media on line o off line, con qualche punta sui social network, si sono dati molto da fare a scrivere su Il gioco del rispetto. Uno scandalo al sole per la scuola dell’infanzia che è finito pure sul quotidiano inglese The Guardian. Non mi voglio soffermare sull’utilità e l’intelligenza di questa “sperimentazione” tutta italiana (tutta italiana perché il resto del pianeta lo ha già bello che sperimentato), tanto più che molto, e meglio, è già stato detto dal Global Gender Gap Report , dalle innumerevoli ricerche sull’utilità di lavorare sull’abbattimento degli stereotipi fin da piccolissimi (giochi compresi), e dall’efficacia del modello svedese che arriva sulle pagine del Newsweek. No, a me interessa vedere di cosa sia fatta questa tempesta di informazione.

Mi sono detta, ok, testate come Trieste Prima sono piccole, Vita Nuova è dopotutto dichiaratamente cattolico, e anche  Il Piccolo ha magari le sue difficoltà, poi però ho letto anche l’articolo di Repubblica, che si concentra sulla polemica pruriginosa dei vari altri giornali, che riporta quello che è scritto nella documentazione (“L’attività, si legge nella documentazione che accompagna l’iniziativa..”) salvo un “per altro” qua e là (..per altro da filmare!!..), per chiudere con la precisazione della (unica) fonte diretta sul fatto che no, sia mai, non si tratta di fare educazione sessuale. Dal canto suo, il Guardian, spiega esattamente di cosa si tratta questo pericoloso gioco che comprende, innanzi tutto, il “Memory” e il “Se fossi”, parla del ruolo degli insegnanti come osservatori, chiama in causa la funzionaria dell’educazione del comune di Trieste Antonella Grim. Sempre il Guardian precisa anche che le insegnati si stanno formando e che il programma sarà presentato ai genitori. Nessun accenno a “sfregamenti”, “toccamenti” (i primi della lista in tutti gli altri anche se inesistenti nel programma), o a pericolosi travestimenti. Non si semina terrore o né si attrae il lettore con argomenti pruriginosi al limite della pedofilia. Si riportano le argomentazioni fattuali dei politici dei politici, forse perché di commenti davvero non ce ne è bisogno.

Ecco, mi chiedo se il problema non sia più ampio della carenza dell’educazione di genere, affettiva, sessuale…. Se è tutto il sistema culturale che non ce la può fare a essere al passo con i tempi, dalla scuola all’informazione. E non è nemmeno questione di pretendere di avere le risposte esatte, di sapere dove sta ciò che è “giusto” o “sbagliato”. Si tratta di non volersele neppure fare certe domande, secondo un modello culturale medievale pre Galileo, per intenderci. Tanto va tutto bene, no? Così, mi stupiscono anche le precisazioni della vice sindaca, che dice che Il Gioco del rispetto non affronta i temi della sessualità, dell’affettività, che non si toccano i temi dell’omosessualità, della corretta o non corretta composizione della famiglia. Peccato, ce ne sarebbe tanto bisogno.

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