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Chi ha paura del femminismo?

Giorni fa Slate ha pubblicato un divertente articolo sulla storia delle dichiarazioni intorno alla parola femminismo. O meglio, su chi e che cosa avevano risposto negli ultimi 50 anni diversi personaggi famosi, dai politici agli attori, alla domanda «Ma lei è femminista?». L’articolo, che vi consiglio di leggere, è molto divertente. Perché, almeno negli Usa, sempre di più oggi si chiede di dichiararsi, o meno, femminista. Il che è un po’ strano perché ciò implica chiedere se si è, sì o no, a favore dell’uguaglianza tra uomini e donne (sì lo so è un poco più complicato…), eppure, in questo caso, si prevede e senza scandalo, essendoci la domanda, la possibilità di una duplice risposta. Voglio dire, nessun uomo o donna, in odor di fama, sarebbe così incauto da dire che i gialli sono meglio dei neri, o i bassi più intelligenti degli alti… tanto che, nell’ultimo anno, da Miley Cyrus a Beyoncé, il dichiararsi femminista è stato un po’ come dire “Sono qui e ora. E sono in cima alla lista”.

La storia delle dichiarazioni con tanti “se” e molti “ma” tuttavia è lì a dimostrare che chiedere di dichiararsi sul femminismo è stata, ed è, una domanda scomoda. Anche dopo l’endorsement di Meryl Streep, nel 1990, e dopo il retrofront di Lady Gaga, tra il 2009 e il 2010. Quello che interessava a me, tuttavia, è girare la riflessione sul panorama italiano. Al di là delle note di colore, l’articolo di Slate è anche la cronaca di una riflessione pop sull’essere femminista e anche sull’importanza del punto di vista delle donne nella società. Una lettura “femminista” è stata fatta anche per la recente presentazione dei Golden Globe, a dimostrazione che, invece di erigere barriere o bollare il dibattito come da “riserva indiana”, la questione esiste, è viva (e lotta insieme a noi).

Ritorniamo quindi al panorama italiano. Cosa, quando e come hanno risposto alla domanda «sei femminista?». E non mi riferisco alle dichiarazioni twitteriane sotto l’hashtag #femministaperché… Parlo di riflessioni consapevoli, di prese di posizione, a favore o contro purché sia. Ora, io avrò la memoria corta, ma a parte Michelle Hunziker (che comunque metteva dopo un bel “ma”), da Asia Argento a Micaela Ramazzotti, da Ambra a Cecilia Dazzi, per citare alcune note giovani donne del mondo dello spettacolo, e poi guardando alle nostre rappresentanti politiche (avete mai sentito dire qualcosa in merito da Deborah Serracchiani?), ho avuto difficoltà a trovare qualcosa sul tema. A voi viene in mente qualcosa? Perché il punto è proprio questo, non si può relegare un aspetto così importante della vita comune in dibattiti da salotto. Il femminismo deve stare nei settimanali femminili pop, nelle serie tv, dal parrucchiere, nelle scuole. E se è vero che il tappeto rosso rischia di rendere questa parola poco più di un accessorio alla moda, è vero anche che, rinchiuso nei salotti, la stessa parola ammuffisce. Coccolata, ma anche un po’ incatenata, da un circolo vizioso e snob che non la fa uscire.

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