Me.
comments 2

Città delle donne o solito puttantour?

Oggi sono stata all’Expo Gate per una cosa molto bella, che non vi racconterò (almeno ora) e poi, per un’altra cosa che doveva essere altrettanto bella, ma che mi ha quantomeno perplesso. Eppure gli ingredienti per uscire soddisfatta c’erano tutti, visto che il viaggio, la cultura sharing e le donne mi interessano parecchio da soli, figurarsi se combinati fra loro. La Città delle donne unisce infatti il racconto partecipato e collaborativo dei luoghi, la mappatura condivisa delle città, con lo sguardo femminile. Un modo per scoprire itinerari “altri” di Milano, angoli urbani fuori dai luoghi comuni, storie itineranti che non sempre si trovano nelle classiche guide. Una bella occasione quindi di vedere come queste cose possono progettare la realtà.

Così, viene fuori che, al momento di individuare delle parole attorno alle quali costruire una mappatura condivisa di Milano, dopo speranza, volontariato, moda, design, sperimentazione, cultura, accessibilità, viene fuori la parola “figa”. Risolino diffuso, e io mi chiedo se sono la sola a trovare questa esternazione fuori luogo. Mi guardo intorno e vedo se c’è ancora Francesca Zajczyk, sociologa urbana nonché delegata alle Pari Opportunità del Comune di Milano, o magari le rappresentanti degli Stati Generali delle donne. Aspetto allora quelli de La città delle donne, perché, al limite del troll, questa proposta, soprattutto rispetto al clima e al livello di partecipazione creatosi, magari dicono qualcosa… nulla. Allora io alzo la manina e chiedo: «A questo punto propongo la parola cazzo. Se c’è la mappatura della figa, ci sarà anche la mappatura del cazzo». Ma la mia proposta viene presa come una provocazione (la mia!!), e infatti la parola non viene inclusa nell’elenco appiccicato al verto. Figa sì, cazzo no.

Tralascio le barbose dissertazioni veterofemministe sul perché si può oggettivare “quella” e non “quello”. O sul perché ci sia ancora un’ipocrita pudicizia nel fare una mappatura del cazzo di Milano. Bastava semplicemente, magari, chiamarla svaghi sessuali (maschili e femminili) e non si scandalizzava nessuno. In ogni caso, se il fine è costruire delle mappature più o meno utili, collaborative e partecipate, sappiate che:

1. I puttantour sono già su Google Maps (ce n’è pure una creata dai clienti, più collaborativa di così!), e poi li postano in stile deboscio (insieme a quelli della droga, della sfiga) ogni due per tre pure su Facebook..

2. Se questa è una parte della “Guida digitale al femminile per disegnare e raccontare in modo collaborativo la geografia creativa della città”, il cazzo ci stava benissimo (quindi perché non avete messo la parola?). Anche la figa ci stava, ma il signore doveva avere qualche conoscenza in più in materia di preferenze lesbo e non mi pareva affatto attrezzato.

3. Ammettendo che il puttantour (che poi il signore ha fatto da solo in vero spirito “collavorativo”) possa entrare nella suddetta guida, e che sia interessante sapere dove trovare dalle russe alle minorenni thai, credetemi, gli omosessuali maschi sono più attivi digitalmente e sessualmente e una mappatura pro cazzi avrebbe sicuramente maggior successo. Oltre al fatto che certi locali gay sono divertenti come pochi per ambo i sessi e i gusti…

Infine, cosa seria, mi dite perché nessuno-dico-nessuno, abbia a cuore la serietà delle cose? È possibile che, alla fine, tutto vada a sempre puttane? Ma vi immaginate, in un workshop ospitato in una sede ufficiale di un qualsiasi evento in Europa, uno che si alza e dice “facciamo la mappa della figa?”, e la cosa viene accettata come se niente fosse? A meno che il signore non fosse uno importante. Anzi, very importante.

 

2 Comments

  1. Cara Manuela,
    magari bastava aggiungere una letra “S” all’inizio della parola?
    Peccato, non, l’ho vista, non sono a Milano.
    Ciao,
    Isabel

  2. uffa! e se invece di mappare gli organi genitali si mappasse la solitudine degli esseri umani , la caccia grossa , apache, alle relazioni significative ? Mah !

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.