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Va di moda la classe capovolta…

Maurizio Maglioni, insegnante di chimica, è il presidente e tra i fondatori di Flipnet, l’unica associazione in Italia che riunisce gli insegnanti che praticano la così detta “didattica capovolta” ideata da Jonathan Bergmann e Aaron Sams che nel 2012 scrissero il libro Flip Your Classroom: Reach Every Student in Every Class Every Day che diede il via alla sperimentazione in tutto il mondo. Abbiamo fatto una chiacchierata in occasione dell’inchiesta pubblicata su Gioia! del 12 maggio 2016 e qui ripropongo l’intervista integrale.

Mi può dire in poche parole cosa è e cosa si fa in una classe capovolta? Io ho guardato alcuni video presenti nel sito e i contenuti mi sembravano esposti in maniera piuttosto tradizionale…

Dire che fare didattica capovolta significa usare il video per per fare lezione è un equivoco. Noi usiamo i video perché vedere, oltre che ascoltare, potenzia fortemente le capacità di apprendimento. Il cuore della didattica capovolta però è l’uso che noi facciamo, in classe, dei loro smartphone o tablet. Non c’è nessuna lezione frontale, nessuna interrogazione. I ragazzi sono divisi a piccoli gruppi, a coppie, e viene chiesto loro di lavorare su due cose. La prima, è la risposta a una domanda la cui risoluzione è possibile solo con una ricerca in Rete che prevede dalla capacità di selezionare le fonti, all’analisi e sintesi del contenuto (la così detta cultura digitale); la seconda viene chiamata “compito autentico”, e quello che si richiede ai ragazzi è un’attività complessa che abbia uno stretto legame con la vita pratica: per esempio non si chiede l’area di un rettangolo, ma quanta vernice serve per questo tavolo…

E qual è il vostro ruolo?

Noi passiamo tra i tavoli dove i ragazzi lavorano e se vediamo che stanno commettendo degli errori glielo segnaliamo invitando loro a trovarli e a correggerli. In questo modo, non solo l’esercitazione è una continua sfida, un sfida performante secondo le logiche del video game, ma alla fine dell’ora non ci sarà nessuno che non ha lavorato e raggiunto il suo obiettivo.

Questo metodo è applicabile a tutte le materie?

Certo. Ma, come dovrebbero fare tutti gli insegnanti, non si lavora solo sulla propria materia ma sulle otto competenze europee definite nel 2006 e recepite dall’Italia qualche anno più tardi. Esse, come è noto, sono tutte trasversali: la comunicazione nella madrelingua e nelle lingue straniere, la competenza matematica e le competenze di base in campo scientifico e tecnologico, la competenza digitale, imparare ad imparare, le competenze sociali e civiche, senso di iniziativa e di imprenditorialità, consapevolezza ed espressione culturali.

Quante scuole o classi in Italia adottano questo metodo?

In tutta Italia, siamo alcune centinaia di professori formati per poter praticare la didattica capovolta. La mappa e l’elenco dei professori e delle scuole si trova sul nostro sito. Nelle scuole pubbliche cerchiamo sempre di coinvolgere altri insegnanti anche perché la nostra attività è ben vista dagli studenti e dai genitori, perché alla fine, i risultati si vedono.

Non incontrate mai resistenze?

Dopo anni e anni che non si fa formazione per gli insegnanti, può essere difficile ricominciare ad apprendere. Però, con i dati che abbiamo, con un numero di laureati e di immatricolazioni sempre più basso, con il 25 per cento di abbandonano scolastico, come si fa a dire che le cose vanno bene? Noi facciamo questa proposta educativa. Non rinneghiamo il passato, prima fra tutti la pedagogia di Maria Montessori, che già aveva capito che la conoscenza doveva essere trasmessa da un’attività, ma facciamo qualcosa.

Si parla spesso di meritocrazia in ambito scolastico e della necessità di sviluppare le specificità di ciascuno. Questo metodo può aiutare?

Alla parola merito preferisco quella di valutazione e talenti. Talenti perché è una cosa che ognuno di noi ha innato e quello che serve è solo qualcuno capace a tirarla fuori, aiutandoci a sviluppare i nostri punti di forza. Il merito ha spesso a che fare con la competizione, mentre noi puntiamo sulla collaborazione, ad acquisire competenze di socializzazione e civiche. La valutazione quindi, anche se fatta ogni giorno, è solo uno strumento per migliorare se stessi. Per verificare i propri punti di forza e, alla fine, tutti hanno un buon risultato.

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