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#conclave

La memoria mi tradirà, ma non ricordo un #conclave così multimediatico. Sono giorni che l’hashtag è tra i TT di Twitter. Il semplice volo dell’elicottero bianco che portava Papa Benedetto XVI dal Vaticano a Castel Gandolfo è stato mandato in mondovisione e seguito da milioni e milioni di persone. Anche Artribune ne ha fatto una colta dissertazione. E oggi il nuovo Papa si vota anche on line. Eppure di problemi seri, dentro e fuori confine, ce ne sono. In questo rimbalzare caotico di notizie non è chiaro se siamo più noi (fuori dal #conclave) o loro (dentro il #conclave) quelli maggiormente asserviti a una cultura cattomediatica. In ogni caso, i tempi sono questi e mi piace pensare che nemmeno la Chiesa se ne può sottrarre. Alcuni giorni fa Ingenere ha fatto un’interessante intervista alla teologa Marinella Perroni in cui si domandava se si era prossimi alla fine del patriarcato nella Chiesa. Certo che no, ma qualche scalfitura è stata fatta. Le francesi cattoliche del Comité de la jupe invece, che vista la lontananza soffrono meno di soggezione spirituale, si sono spinte un po’ oltre e, il 9 marzo, hanno dato vita al Conclaves de femmes dicendo senza mezzi termini che il conclave romano è solo un conclave a metà e alla fine, le 72 credenti si sono accordate su quattro punti di discussione e proposta: primo, che la Chiesa si doti di un osservatorio sulla parità di genere; secondo, che si organizzino dei cercle de silence tra uomini e donne; terzo, che le donne possano diventare diaconi e cardinali; quarto, che gli uomini di chiesa non portino più la gonna. A leggere l’intervista che la biblista e cofondatrice del comitato Anne Soupa ha rilasciato a le Nouvel Observateur, non sembrano poi richieste così peregrine. Perché è solo dal IV e V secolo che gli uomini prendono possesso della Chiesa. E solo con la riforma gregoriana tutti i ruoli e le funzioni ecclesiatiche (santificare, insignire, e governare) sono affidate ai preti. Mentre, solo dal 1983, i cardinali non possono essere più scelti tra i laici. E poi perché le donne non possono diventare diaconi visto che non si tratta di un ordine sacerdotale? Domande che mi limito a trascrivere insieme a un’umile considerazione: forse la Chiesa ne trarrà anche vantaggio da questa esposizione mediatica. Forse raggiungerà e rinvigorirà fedeli in angoli di pianeti finora impensati. Certo è che, una volta espostasi, non si potrà tirare indietro a questa sorta di fact checking continuo anche su quelle cose che da millenni spaccia come indiscutibili verità. Suggerisco almeno di apprezzarne il lato positivo: tolto ogni fardello di formalità e ipocrisia, rimarrà l’unico messaggio reale e concreto di Madre Chiesa, quello di Cristo.

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