Adolescentia
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Primo. Consapevolezza

Facciamo davvero tutto per rendere scientificamente e psicologicamente digeribile il tempo che passa. Per assorbire ogni manifestazione della crescita (degli altri) armati di libretto di istruzioni. Ci prepariamo, e prepariamo i nostri figli, con letture, incontri, film. Sembriamo condurre un’analisi psico-ambientale perenne, raramente auto, ma più spesso, appunto, come guide esperte, o almeno questo narcisisticamente crediamo di essere. Il controllo totale della situazione è infatti raramente garanzia di stabilità. Assicurazione di serene navigazioni in mari calmi. Detto ciò, si vive di sbagli. E di scelte gonfiate di orgoglio che, inevitabilmente, si scoprirà mal risposto. Perché, fino a qualche tempo fa, nessuno avrebbe sentito la necessità di un corso di affettività o di scoperta della sessualità. Forse perché la scoperta, anche goffa, fa parte della crescita, e arriva naturalmente, talvolta nel bene, talaltra nel male, insieme agli anni che cominciano a passare. Ma ora, nelle vesti di illuminati genitori del XXI secolo, abbiamo bisogno di ginocchia linde e perfette, senza croste causate da inciampi e rovinose cadute. L’orgoglio quindi di un corso progressista di educazione all’affettività c’è. Un colpo di spugna su possibile future esternazioni maschiliste, sulla mancanza di rispetto, sull’incuria e disattenzione verso il proprio corpo o quello altrui. In classe poi, ci andiamo tutti. Perché non c’è volontà progressista senza condivisione liberale, apertura mentale, democratica disposizione allo scambio di idee. Si può parlare di tutto, che male c’è?

Poi succede che un mattino scleri perché tuo figlio dà evidenti cenni di mancanza di empatia. In una parola, e più prosaicamente, quello che dici gli entra da una parte e gli esce dall’altra. A velocità della luce naturalmente. Urli come una pazza. Minacci di bucargli tutti i tablet e Nintendo a disposizione (lo so che questi aggeggi non si bucano, ma rende bene l’idea). E lui, serafico, con compassato raziocinio, ti guarda e dice: «La dottoressa A e la dottoressa B mi hanno spiegato che in questa fase adolescenziale potrei avere dei forti conflitti con i miei genitori. Quindi, mamma, penso che sia del tutto normale che io non ti ascolto e tu urli». Pausa. Panico. Ecco, ci siamo. Il momento è arrivato. Ringrazio tutti i manuali e le venti edizioni di Sos Tata per le istruzioni per un morbido atterraggio nel fantastico mondo della preadolescenza. E per avermi aiutato a raggiungere senza sobbalzo alcuno questa preziosa e indispensabile consapevolezza: sono nella merda.

2 Comments

  1. cattivissima prof says

    Ti leggo volentieri e ti segnalo il mio minuscolo blog. Buon lavoro e complimenti

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