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consideriamoci valore

(con le dovute scuse ad Erri De Luca)

Sarò in piazza il 13 febbraio, ma vorrei davvero che fosse solo l’inizio. Le parole dignità, rispetto, partecipazione femminile, non possono, ora, rimanere solo slogan per grandi striscioni. Non nascondiamoci dietro un dito: questa, è stato giustamente scritto, è una manifestazione politica, nel senso alto del termine. Ed è alla politica che dobbiamo chiedere azioni concrete. Non leggi, ma fatti. Lo dobbiamo pretendere con la stessa forza con cui dobbiamo diventare consapevoli del nostro valore. Consideriamoci Valore, appunto. Consideriamoci forza, anche elettorale perché no, che, unita, può pretendere che le proprie istanze vengano soddisfatte.
E consideriamo Valore prioritario le nostre necessità, avendo il coraggio di definirle nostre, anche se pronte a condividerle con tutti: regole che garantiscano una presenza equa delle donne nelle posizioni chiave, strutture pubbliche e private che non puniscano la maternità, norme che impediscano la violazione del corpo e dell’immagine femminile. Il mondo ci sta mandando chiari segnali e ci dice: The Gender Equality non è più solo una questione etica, è ormai una questione di sopravvivenza economica. Molto bene. Aprofittiamone. Anche questo deve incoraggiarci a considerarci Valore, e a credere, come ha scritto Marcia Reynolds nel suo articolo The Decade of the Woman is Upon Us, che i prossimi dieci anni saranno dieci anni in rosa. Ora, il Glass Cliff avverte che le donne sono chiamate alle posizioni decisionale prevalentemente nei momenti di crisi, ennesimo tentativo di usarle come capro espiatorio. E sai che novità: succede da Eva in poi. Ma anche questa è consapevolezza del nostro Valore. Certo, la cultura. Certo, gli uomini. Ma, soprattutto a nostro vantaggio, noi dobbiamo fare una seria riflessione su noi stesse. L’Associazione Di Nuovo che ha organizzato la mobilitazione Se non ora quando ha precisato che non si va in piazza contro le altre donne. Che non si fanno distinzioni tra sante e puttane. Vero. Ma non si può neanche non riconoscere alle donne la loro capacità di scelta. Il coraggio di fare delle scelte. Se non fosse così, se non avessimo il coraggio di tracciare una linea netta tra quelle per cui belezza=escort (Nadia Macrì, ndr), e le donne tunisine, egiziane, o le signore straordinarie come Anna Marie Tsegue (unica testimone oculare per la vicenda Aldrovandi) o Chen Mei Xi (la prima donna cinese che ha avuto il coraggio di denunciare il suo datore di lavoro), beh, allora, faremmo torto a noi stesse. Avremmo perso anche l’ultima goccia di fiducia in noi stesse e ci saremmo definitivamente consegnate all’indifferenza. All’indifferenza del merito, oltre che del giudizio. E infine, così facendo, non ci considereremmo Valore. Alcune di noi saranno credenti, altre atee, altre vivranno a loro modo una loro spiritualità. Ma tutte, indistintamente, conserviamo nel Dna una vicinanza alla Vita. Le donne, e madri, e maestre, e amiche, alla fine sono quelle che crescono il mondo. Siamo noi che guidiamo il futuro, spesso perdendone consapevolezza. Spesso, dimenticandone il Valore.
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