Food
Leave a comment

Dieta: “contare” gli ormoni e non le calorie

I compiti sono stati fatti: abbiamo sommato le calorie fino al centesimo, l’app fitness che segna i nostri dieci mila passi quotidiani ci fa i complimenti, e il nostro dolce preferito è ormai un lontano ricordo. Eppure, il nostro girovita piange. E quello che prima sembrava passare come un bicchier d’acqua, ora si ferma inesorabilmente sui fianchi. Sembra un complotto, ma non lo è. Perché, a guardar bene, a regolare appetito, senso di sazietà, capacità di bruciare i grassi, ci sono i cari vecchi ormoni. Gli stessi che, da letteratura, ci catalogano a mo’ di compendio botanico: a mela, se il grasso è su addome, spalle e braccia; a pera, se le rotondità scolpiscono fianchi, glutei e cosce. Per riassumere, nel primo caso, ci sono buone probabilità che dipenda da livelli di cortisolo alto al mattino, nel secondo, dall’effetto estrogeni.

Quando le calorie non contano

«Il cibo non ha solo un aspetto energetico, che noi “misuriamo” con quantità e calorie, ma determina anche una risposta ormonale che può condizionare il nostro metabolismo» spiega Paola Signorelli, medico specializzato in Scienza dell’Alimentazione e Dietetica. «Un’eccessiva secrezione di insulina per esempio, legata alla genetica o ai troppi carboidrati e zuccheri semplici assunti, aumenta la sensazione di fame e desiderio di altro zucchero che, in eccesso, viene così recuperato dal fegato e trasformato in quel grasso che vediamo depositato in cosce, glutei e addome. Il cortisolo invece, se a livelli bassi determina uno stato di debolezza, alto, favorisce l’accumulo dei grassi. E poi ci sono gli ormoni tiroidei che, come è noto, influenzano le performance metaboliche del nostro corpo. È evidente che, per mantenersi in forma, è necessaria una perfetta sintonia ormonale. Sintonia che, soprattutto dopo i quarant’anni, va mantenuta aiutandosi con l’alimentazione». Il che significa, sempre secondo Signorelli, assicurarsi un pasto equilibrato che preveda dalle cinque alle otto porzioni di frutta e verdura al giorno, e la presenza, nel nostro piatto, sempre di un quaranta per cento di carboidrati (meglio una piccola porzione di cereali integrali, farro, avena o grano saraceno), un trenta per cento di grassi prevalentemente essenziali e un altro trenta di proteine possibilmente vegetali o derivate dal pesce. Semplice, no? Sì, se a regolare fame e appetito, fossero solo questi, di ormoni. Ma non è così.

Alla ricerca dell’ormone perduto

Oltre ai già citati, e più noti, Signorelli suggerisce infatti di non dimenticare la melatonina, la cui secrezione si riduce con l’età, mentre il sonno, almeno sette o otto ore per notte, è un fattore determinante nel controllo del peso: «Il mio consiglio è di dormire al buio in modo che la ghiandola pineale ne produca quantità sufficienti, evitare alcol e bevande eccitanti la sera, prediligere cibi che ne sono ricchi come riso, cereali germogliati e banana, e, se è il caso, aiutarsi con integratori che contengano calcio, magnesio, triptofano, niacina e vitamina B3». Poi ci sono leptina, detta anche ormone della sazietà, e che, a buoni livelli, aiuta a regolare l’introito calorico, e adiponectina, che modula alcuni processi metabolici come la regolazione del glucosio e degli acidi grassi. Ma, ancora molto importante, secondo Ascanio Polimeni, medico specializzato in nutrizione, cronobiologia e medicina anti aging, è la valutazione dell’insulino-resistenza che si ottiene utilizzando un marker specifico, l’Homa Index: «L’alterazione della sensibilità insulinica si deve principalmente al grasso viscerale. Man mano che aumentano le cellule adipose si producono sostanze infiammatorie che inducono le cellule a far sempre meno il loro lavoro. Una strategia efficace per migliorare la sensibilità insulinica, nonché tutti i parametri biologici, è concentrare l’assunzione di cibo in una fascia oraria più ristretta, o limitare le calorie almeno un paio di giorni a settimana: è dimostrato che nutrirsi in modo ritmico resetta le funzioni cellulari e controlla l’invecchiamento. L’aumento del girovita, associato alla perdita di massa magra, non ha infatti solo conseguenze estetiche. Il grasso viscerale crea un’infiammazione che è la “mamma” di tutte le malattie, dall’ictus al tumore», spiega Polimeni.

Una strategia contro l’invecchiamento

Il problema “peso” è quindi solo l’effetto visibile di un danneggiamento più profondo: «Gli sbalzi glicemici determinano la produzione di AGE (prodotti di glicazione avanzata) che disgregano la struttura delle membrane cellulari. Inoltre, l’eccesso di glicemia altera la struttura di tutte le proteine e quindi anche di collagene ed elastina e questo spiega perché alcune persone invecchiano più velocemente di altre» conclude Signorelli. Ma non bisogna arrendersi. Il corpo è anche nelle nostre mani, nella nostra educazione nutrizionale, nel nostro atteggiamento. L’invecchiamento insomma, si può modulare, adattando stile di vita, abitudini alimentari e, quando fosse necessario intervenire a livello ormonale, con l’uso di ormoni bio identici. «Si tratta ormoni che derivano da piante resi uguali a quelli del corpo umano, una via di mezzo tra i fitormoni e quelli tradizionali, ma somministrati in dosi più piccole e con vie, come la sublinguale, che evitano di entrare a contatto con il fegato», spiega Polimeni. «Avvicinandosi alla menopausa, se si evidenzia uno squilibrio negli ormoni sessuali e si comincia ad accumulare chili, si può pensare di utilizzare l’estrogeno, il Dhea, l’estradiolo o il progesterone bio identici per esempio. Per gli ormoni tiroidei (TSH, T4 e T3 Revers, frazione di ormone tiroideo, sono quelli più utili a capire se la tiroide è bloccata o meno) la derivazione è suina, ma i benefici sono gli stessi» conclude Polimeni.

Articolo pubblicato su Gioia! del 4 ottobre 2016

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.