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Cosa c’è da imparare

Poche ore fa Guido Barilla ha mandato un video messaggio in cui rinforzava le scuse per le sue dichiarazioni di ieri affermando che sull’evoluzione della famiglia ha molto da imparare. Non si tratta di un passo indietro, come è ovvio, semmai di una conferma della linea di demarcazione di chi sta al di qua e al di là di quella linea del confine della tradizione fissata dal Mulino Bianco. Barilla incontrerà i rappresentanti degli esponenti delle famiglie altre (quelli che possono fare quello che voglio senza disturbare nessuno) e si opererà per ricucire quella strappatura che ha scandalizzato l’Italia, Paese notoriamente progressista e tollerante in tema di diritti civili. Guido Barilla ha forse commesso l’errore di marketing più grossolano che memoria ricordi: ha semplicemente spiegato e svelato in parole estremamente chiare quello che la sua azienda (e non solo lei)  fa da anni: usare quell’immagine della perfezione e armonia familiare stile Mulino Bianco per vendere, e bene, i suoi prodotti. E la usa perché, piaccia o meno, si sia concordi o meno, quella è l’immagine vincente. La doppia morale è la carne, il sangue e lo scheletro di questo Paese. Noi viviamo Mulino Bianco, votiamo Mulino Bianco, desideriamo Mulino Bianco. In altre parole: ci siamo scandalizzati per uno che candidamente e goffamente snocciolava la sua strategia di marketing in un Paese che fatica a fare una legge seria sull’omofobia. Abbiamo gridato allo scandalo per una frase sui gay senza renderci conto che diceva cose ancor più terribili sulla democrazia e sui diritti (facciano quello che vogliono senza disturbare) e sulle donne, la cui immagine perfetta è appunto quella rinchiusa all’interno del Mulino Bianco. Eppure, ancora oggi, ci sentiamo superiori al signor Guido Barilla. Solo lui, davvero, ha qualcosa da imparare? Solo lui deve capire come si sta evolvendo la famiglia 8o meglio le famiglie)? Siamo un Paese che, al solito, quando non sente di aver bisogno di eroi, brama rabbiosamente un capro espiatorio stupendoci come educande in un cinema porno. Sarebbe stato più utile affermare che, se siamo ancora a questo punto, forse dovremmo cominciare a imparare qualcosa un po’ tutti. Dovremmo imparare a chiedere alla nostra politica, per esempio, che si preoccupasse di diritti e di famiglie, invece di occuparli vergognosamente come merce di scambio elettorale. Dovremmo chiedere alle nostre aziende di pensare, con più coscienza anche del proprio ruolo, a che tipo di persone, donne e uomini, vogliono rivolgersi. Quali modelli propongono. La cultura sessista, la mortificazione del ruolo delle donne è un vissuto quotidiano e comune per chi vive e per chi lavora in questo Paese. Se ci stupiamo, o peggio ancora se ci accontentiamo di un video messaggio di scuse, significa allora che non abbiamo imparato niente.

P.S. del 30 settembre
Dario Fo, attraverso Change, ha lanciato una petizione per chiedere a Guido Barilla di rappresentare adeguatamente la varietà delle famiglie italiane. Giusto. Peccato che Barilla è uno che vende pasta, e anche bene a vedere dai risultati, e non uno che può legiferare o introdurre virtuose prassi civiche. Il mondo non si cambia attraverso la pubblicità – che per profitto si sceglie il suo mercato di riferimento – ma attraverso pratiche politiche serie. Perché le famiglie sono una cosa seria, durano molto di più del tempo di uno spot e meritano quindi interlocutori altrettanto seri e qualificati.

 

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