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Cosa è il mestruazioni day

“Fui confinata in casa per 7 giorni la prima volta che ebbi le mestruazioni” – racconta Alinafe (nella foto a lato), 15 anni del Malawi. “Rimasi sconvolta vedendo il sangue che non si fermava, mia madre mi portò da mia nonna che abitava in un’altra comunità e dovetti stare chiusa in casa per sette giorni, mi spiegarono che dovevo usare stracci come assorbenti e che non mi sarei mai dovuta macchiare i vestiti perché sarebbe stata una vergogna per la mia famiglia”.

Il 28 maggio è la Giornata Internazionale delle Mestruazioni, un tema che nei Paesi in via di sviluppo è ancora tabù e che causa molti pregiudizi con effetti dannosi sul futuro delle bambine. Secondo un studio delle Nazioni Unite una bambina su tre nel Sud dell’Asia si trova ad avere le prime mestruazione senza sapere cosa siano, mentre il 48% delle bambine iraniane e il 10% di indiane credono che il ciclo sia una malattia. “Quando ebbi il menarca, non sapendo cosa fosse, ero spaventata, non dissi nulla in famiglia e mi confidai con una mia amica” – ricorda Janaki, sedicenne nepalese – “sua madre prese un vecchio sari, ne strappò un pezzo e me lo diede. Dopo poco mia madre mi disse: «da oggi sei diventata impura»”.

“Moltissime bambine al mondo non hanno accesso a prodotti igienici confortevoli” – spiega Tiziana Fattori, Direttore Nazionale di Plan Italia – “e sono costrette ad usare stracci, foglie di banano che causano infezioni e sono poco sicuri. Inoltre le bambine a scuola non hanno accesso a bagni separati, sicuri e puliti, non c’è acqua o un riparo da occhi indiscreti per potersi lavare e cambiarsi. E per aggravare la situazione sono vittime di tabù sociali umilianti che impediscono loro, quando hanno il ciclo, di cucinare, pregare, fare il bagno e in alcuni casi di andare a scuola”. In alcune aree rurali del Nepal molte famiglie seguono la tradizione di “chhaupadi’ per cui le bambine e le donne con le mestruazioni vengono isolate e rinchiuse in capanne o stalle. A causa dell’imbarazzo e della mancanza di servizi igienici separati le bambine saltano la scuola “in quei giorni” e via via l’abbandonano. E quando lasciano la scuola hanno pochissime possibilità di ritornarci, diventando vulnerabili a matrimoni prematuri, violenze e a rapporti sessuali forzati. “Nella mia scuola non ci sono servizi”– racconta Trem, 14 anni della Cambogia – “io sono fortunata perché abito vicino a scuola e torno a casa per cambiarmi, mentre le altre bambine non possono farlo”.

Al fine di migliorare la salute delle bambine e aumentare la loro frequenza scolastica, Plan International è impegnata ad affrontare credenze sociale e norme che stigmantizzano le mestruazioni; insieme ai governi locali e alla scuole Plan forma operatori sanitari, insegnanti e volontari su tale tema, inoltre distribuisce assorbenti nelle scuole, realizza spettacoli per sensibilizzare le comunità e coinvolge le radio a tenere dibattiti sull’argomento. Tra i tanti progetti di Plan in Africa e Asia segnaliamo quanto fatto in Uganda, dove Plan ha realizzato in 53 villaggi un programma per la gestione della salute femminile durante le mestruazioni che prevede, oltre a incontri di formazione sull’igiene durante il ciclo, sul rischio di violenze domestiche, di abusi sessuali e di matrimoni prematuri, la distribuzione di AfriPads nelle scuole e a rivenditori locali a un tasso agevolato. Le bambine formate sono state oltre 400. Gli AfriPads sono un rivoluzionario sistema di assorbenti lavabili che durano fino a un anno, a un costo estremamente ridotto rispetto ai normali assorbenti, permettendo alle bambine di andare a scuola anche durante il ciclo. Gli AfriPads, prodotti da un’azienda ugandese, vengono distribuiti a scuola, “le bambine che usano AfriPads si sentono più a loro agio” – racconta un’insegnante – “non saltano la scuola e giocano senza problemi cosa che non facevano prima”.

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