Controbalzo
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Del tifo del tennis e di altre evoluzioni

Prima palla del match e primo “falco” chiesto da Novak Djokovic. Dalla O2 Arena di Londra dove si stanno giocando le  ATPFinals si alzano i fischi. Comincia male Nole, molto male. Fortunatamente il pubblico, che è inglese, si ricompone e assume, nella sua pur sfacciata adorazione per Roger Federer, una postura quanto meno civile. Non era stato così alla finale degli UsOpen dove sembrava di essere a una finale Davis in scena nella stessa Basilea, tanto che alla fine Novak, pur ritirando la meritata Coppa, era visibilmente giù di tono e frustrato. Mi sono chiesta, uscendo dalle solite dinamiche che contrappongono al migliore di tutti i tempi il più forte di questi tempi, se stesse cambiando qualcosa nel dna del tifo tennistico. Che è sempre stato capace di rispettare silenzio, attese, pause, sconfitte e vittorie. Che mai si dimostra per quello che è in pancia (anche se una pancia c’è), e che di questo aristocratico distacco quasi se ne fa un vanto. Perché il tennis è soprattutto competizione di stile, e di muscolo sì, ma il muscolo più importante rimane pur sempre il cervello.

Nel suo libro Serious: The Autobiography John McEnroe scrive che il tifo che preferiva era proprio quello della Davis. Un tifo meno borghese e compassato che trasformava il campo di gioco quasi in un’arena. Ma lui, appunto, è stato tra i più maleducati dei tennisti. Il fatto è che però qualche segnale bisognerà pur coglierlo. Nella partita tra Simona Halep e Maria Sharapova a Singapore le urla durante gli scambi e gli apprezzamenti vocianti agli errori di Halep o alle magie delle due tenniste hanno disturbato non poco il corso della partita. E la settimana prima, durante i quarti di finale del nuovo Open cinese di Wuhan tra Venus Williams e Johanna Konta, durante un punto piuttosto lungo durante il terzo set, il pubblico si è messo “semplicemente” a battere le mani! E loro, semplicemente, si sono fermate. Si dice che nei Paesi asiatici, che pure sono il nuovo serbatoio per gli sport e gli sponsor di WTA e ATP, questo succeda perché la cultura del tennis, e del suo tifo quindi, è piuttosto recente. Il che da una parte porta a giocare talvolta in palazzotti dello sport semivuoti (a meno che non ci sia Federer, vedi Shanghai), dall’altra ad accettare che ci siano dei comportamenti non proprio ortodossi. E d’altra parte, nel nuovo formato dell’International Premier League sono previste persino le squadre, privilegiando lo spettacolo, l’esibizione, e lo sfogo chiassoso del pubblico.

Ora, io sarò nostalgica e certo non pretendo che si esca dal campo facendo un inchino a duchi e duchesse (cosa che per altro fece ancora Roger Federer in un non lontano 2001 dopo la sua battaglia con Pete Sampras), ma forse l’omologazione, il rumore, l’ostentazione emotiva, non sono l’unica strada. Anche perché, a guardar bene, è nella concentrazione, nel silenzio paziente e nel rispetto delle regole che nascono i grandi campioni. E quindi anche lo spettacolo.

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