Donne
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Di mamma non ce n’è una sola

Questo articolo è stato pubblicato su LeiWeb il 31 ottobre 2013. In questo blog avevo dato un’anteprima della mostra il 26 settembre con il post Mamma

Mamme imprenditrici, le ormai omnipresenti mumpreneurs, mamme attiviste contro lo smog o il cibo contraffatto, mamme sentimentali e stereotipate, mamme che ritornano al lavoro a due giorni dal parto (come nel recente caso di Michelle Hunziker). Ormai è chiaro, di mamma ce n’è più di una. Anche la pubblicità si adegua mostrando una mamma che torna tardi dal lavoro mentre l’altra metà, lui, prepara la tavola. Oppure le mamme doppie, quelle delle coppie omogenitoriali che hanno occupato le prime pagine di settimanali importanti (ed è il caso della figlia, Francesca, di Roberto Vecchioni. Una lettura profonda di quanto sia complesso il vissuto della maternità arriva anche dall’arte contemporanea. Alla Photographers’ Gallery di Londra, fino a gennaio, ci sarà Home Truths: photography, motherhood and identity, una mostra che esplora le rappresentazioni della maternità attraverso le opere di otto artiste contemporanee. Fotografie lontane dal solito immaginario sdolcinato e rassicurante, e invece vicine a un ruolo, a volte sofferto, fatto di vita quotidiana, di rapporti che si tramandano da madre a figlia e poi di nuovo madre, di gioie e paure, di abbondanza e di perdita, di esaltazione e stanchezza. Nelle opere della finlandese Elina Brotherus si raccontando anni di trattamenti di fecondazione in vitro falliti: il titolo è Annunciazione e il riferimento critico ai capolavori della storia dell’arte è evidente. Ma la maternità è anche un percorso di ricerca di una propria identità: non a caso, e sono vicende ancora legate all’attualità, spesso interpretiamo questo periodo della nostra vita come una personale nuova nascita, o lo leghiamo all’evoluzione nel mondo del lavoro o nei rapporti con la famiglia di parenti e amici. Sentimenti che racconta l’israeliana Elinor Carucci o la spagnola Ana Casas Broda. C’è persino il racconto dell’ossessione della perdita di peso: l’americana Katie Murray che nella video performance Gazelle si mette in mostra durante una sessione di allenamento. E se le immagini fotografano una realtà complessa e a volte contraddittoria, la costante sembra essere il senso di centralità della maternità. La relazione con il figlio, o la figlia, pare, per tutte, inespugnabile. Una sorta di potente e intimo isolamento capace di allontanare ogni distrazione del mondo e ben raccontata dalle opere dell’austriaca Hanna Putz che ritrae, quasi di nascosto, madri e figli, completamente e felicemente ignari dell’obiettivo che li sta spiando. Questa identità, fortissima e potente, avvertita da molte madri, è quella che carica di attrazione e mistero uno dei momenti più “normali” dell’esistenza. Come sottolinea la curatrice della mostra Susan Bright: «Questa raccolta di opere ha la capacità di mettere in discussione tutti gli stereotipi legati alla maternità le cui aspettative ed esigenze sono in continuo mutamento, al passo con il mondo di oggi. La mia speranza è che da qui si possa aprire un dibattito circa la rappresentazione della figura materna».

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