Adolescentia
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Dieci. I nostri compiti

Se pensate che questo sia un post lamentazione sui compiti eccessivi e sulle estenuanti sedute per farli e farli fare, vi sbagliate. Io, dei tanti e stramaledetti compiti che rovinano le feste comandate, i week end e le sere, non ne so praticamente nulla. Anche perché, il preadolescente si chiude in camera e mi dice, quando ci sono, di non entrare. E, quando non ci sono, che chiedo, quando ritorno, se magari ha bisogno che io dia una “controllatina”, mi risponde: «Se hai voglia fai pure, ma non toccare nulla». Persino quando si esercita con il pianoforte origlio dalla porta… Pare eccessivo lo so, e diciamo forse che ho un po’ estremizzato per il gusto della drammatizzazione, ma è esattamente così: lui, il preadolescente, i compiti li fa da solo. Da sempre. Proprio come facevo io. Come facevamo tutti. Oggi, invece, non c’è mamma che mi snoccioli il rosario dei suoi (di lei) compiti. E che mi guardi come una snaturata quando io sgrano gli occhi e le dico: «Ma perché, tu fai i compiti con lui/lei?». Glielo domando apposta perché so che quella strana, quella davanti alla quale sgranare gli occhi, in realtà sono io. Nell’immaginario collettivo, accanto all’adolescente schiavo dei compiti, deconcentrato e impallato con il tablet, non ci può essere infatti che una mamma stampella ansiosa di colmare i “difetti” di prestazione.

Mi sono sempre chiesta cosa significhi stare accanto ai propri figli. Quali siano i compiti dei genitori. Osservare, essere presenti senza invadere i loro spazi, certo. Se c’è una cosa che sottolineano tutti i libri più recenti (vedi l’articolo che ho scritto qui) è infatti che l’adolescente è più sereno quando vede e sa che i genitori non sono il perno della sua vita. Gustavo Pietropolli Charmet, con cui ho avuto scambiato spesso due chiacchiere, mi ha detto una volta: «Se la relazione con i genitori è prepotente, impedisce loro di capire chi sono e di formarsi come soggetti sociali e sessuati con progetti autonomi… Quando questo avviene l’adolescenza non si conclude e si crea una fascia di giovani adulti che non in realtà non sono adulti… La dipendenza affettiva è pericolosa e ha sostituito un po’ quello che una volta era la dipendenza economica, una sorta di ricatto affettivo ed etico che tiene legate in modo poco sano le generazioni».

Quindi, quali sono i compiti dei genitori? Personalmente, con molta meno competenza e più buon senso, mi limitavo a osservare, ogni qualvolta mi si faceva presente la necessità assoluta della mamma per aiutare su ogni dettato ortografico, operazione aritmetica o analisi grammaticale, che questo affiancamento coatto rischiava di nascondere un pericoloso messaggio subliminale, ovvero: «Tu non sei in grado di fare da solo/a». E invece no. Come noi, anche loro sono in grado di fare da soli. Soprattutto da soli sono in grado di fare i compiti visto che sono, o dovrebbero, essere dedicati a loro. Alla loro età. E se non li sono, se riteniamo che siano esagerati, fuori misura, chiediamoci allora per chi sono in realtà questi compiti. Persino la ex ministra Maria Chiara Carrozza aveva dichiarato che la massa di compiti in voga negli ultimi anni serve a poco. Anzi, è diseducativa: perché presuppone che ci sia una mamma che non lavora e perché crea disparità tra chi ha un aiuto a casa e chi non ce l’ha. Tutto questo, naturalmente, dopo aver passato quasi otto ore a scuola (alla scuola primaria).

Ritornando alla domanda quindi, se questi compiti non servono ai ragazzi, a chi servono? Io credo, provocatoriamente, che servano a chi si presta a farli, e cioè ai genitori. O meglio al numero sempre più grande di genitori che invade lo spazio scolastico dei propri figli. Che decide che se per cinque anni tuo figlio non ha avuto compiti, solo un po’ nell’ultimo anno nel week end, sarà senz’altro poco preparato alle medie (quelle sì difficili!!) e gli aspettano anni duri. Che sono pronti a dimostrare con una sorta di grafico cartesiano la supposta proporzionalità tra buona scuola e quantità di compiti data. Che valutano i risultati della scuola dell’obbligo, primaria e secondaria, non un corso di fisica teorica intendo, secondo le prestazioni, i voti. Ecco, lo dico, i compiti sono per soddisfare il narcisismo di questi genitori.

Perché poi, se si facessero meno scene, si mettesse meno ansia da prestazione, vedremmo che i compiti, da soli, loro li fanno. Nei tempi giusti, i loro. E se proprio non riescono, è solo riportandoli indietro che si manda il messaggio che forse è il caso, se lo è, di darsi una calmata. Certo, questo comporterebbe un probabile conflitto, cosa che, in genere, cerchiamo di evitare per il comodo vivere di tutti. Che è poi, alla fine, il compito meglio svolto da tutti, l’esercizio della furbizia.

 

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