Donne, Food
Leave a comment

The F*ck It Diet. La dieta femminista

La rivelazione, la scrittrice americana Caroline Dooner, l’ha avuta la mattina del suo ventiquattresimo compleanno quando ha mangiato, tutti insieme, venti pancake di zucca e di farina di mandorle senza zucchero. Poi si è guardata allo specchio e si è chiesta: “Passerò tutta la vita così? A contare calorie e cucinare cibi senza un minimo di gusto destinati a essere consumati in religiosa solitudine? Perennemente a dieta ed eternamente insoddisfatta?”. La risposta l’ha trovate in quella che è considerata la bibbia anti diete per eccellenza, The F*ck It Diet. Anche basta con la dieta. Mangiare è semplice (Sonzogno), e in t-shirt e shopping bag con messaggi motivazionali che lei stessa ha fatto produrre. In una si legge: “The F*ck It Diet mi dà l’energia di cui ho bisogno per lottare contro il patriarcato”. Perché quella di Dooner è una battaglia a favore del corpo, o meglio di tutti i corpi, delle donne, e per dimostrare che ci sono sempre dei buoni motivi per mandare a quel paese una dieta.

Perché le diete falliscono sempre. Tu no.

È nelle statistiche: l’85 per cento delle diete fallisce e, entro 5 anni , si riprende tutto il peso che si è faticosamente perso. Spesso, anche di più. L’effetto yo-yo è il danno collaterale del considerare una persona come una somma di funzioni biologiche, e non di emozioni o di aspirazioni, e soprattutto secondo uno standard fisico, come si vedrà, del tutto arbitrario.

Perché essere magre non aumenta l’autostima ma l’ossessione verso il cibo.

Pianificare con cura cosa e quando si può mangiare, contare calorie, carboidrati, mandorle, collezionare barrette di proteine e snack salutisti, servirà – forse – a perdere qualche chilo, ma ci lascerà con un senso di frustrazione inappagabile. La verità è che la magrezza non genera felicità, tutt’altro, e per di più, quando siamo infelici o ansiosi mettiamo in moto neuro-ormoni che fanno aumentare l’appetito. Un circolo vizioso che secondo Dooner mina, oltre che il nostro corpo, la nostra salute mentale. Ma persino la così detta “dieta della felicità” che prevede alimenti ricchi di dopamina, come uova, pesce, frutta, cioccolato, spezie e peperoncino, va tenuta alla larga. Come ogni obbligo e divieto.

Perché i divieti fanno male. Sul serio.

Le restrizioni caloriche provocano una reale dipendenza da cibo e abbassano il nostro metabolismo. È il nostro organismo a essere programmato così. “Sente” che i nutrienti scarseggiano e allora immagazzina il surplus calorico invece di bruciarlo. Una reazione chimica e ormonale assolutamente naturale per garantirci la sopravvivenza. Purtroppo, una volta che il metabolismo si è guastato, anche la nostra capacità di sentire il nostro corpo e capire quello di cui ha bisogno sarà compromessa.

Perché aver fame è una cosa normale.

Avete fame? Mangiate. Avete voglia di quella libidinosa fetta di torta di crema chantilly? Prendetela. Volete farvi un ricco aperitivo? Chiamate un’amica. Secondo i racconti di chi ha sposato la filosofia di The F*ck It Diet, quando il cibo smetterà di essere colpa, punizione, giudizio o paura, ve ne libererete. Dooner lo chiama “processo di neutralizzazione del cibo” e va di pari passo con la fiducia verso se stesse e la capacità di intuire di quali alimenti abbiano veramente bisogno. All’inizio il peso aumenterà, poi però, lentamente e senza sforzo, si arriverà al peso naturale. Il nostro, non quello delle riviste o della pubblicità.

Perché (un po’) di grasso è bello.

Secondo uno studio di Health at Every Size, dopo due anni di ricerche su due gruppi distinti di donne sovrappeso, uno messo a dieta, l’altro invitato a seguire gli impulsi della fame, il risultato fu che in entrami i casi il peso non cambiò, ma, mentre per le forzate della dieta i parametri di salute e autostima erano peggiorati, le “intuitive” stavano decisamente meglio. È la nostra cultura che ha associato magrezza e salute e chili di troppo a malattia, ma non sempre è vero.

Perché quella delle diete è un’industria e voi dovete saperlo

Sessanta miliardi di dollari l’anno. È il fatturato delle aziende che si occupano di bellezza, salute e perdita di peso. Negli anni, ci siamo ammalati di perfezionismo e nutrizionismo, molto spesso sotto i diktat di nuove mode alimentari e di abili compagne di marketing. Dooner invita alla consapevolezza.

Nella foto di apertura Hannah Rothstein, René Magritte, opera del 2014.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.