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La Dieta Mediterranea che non c’è più

Doveva capitare anche a lei. A un patrimonio culturale immateriale dell’Umanità Unesco (dal 2010) che è andato di pari passo con la storia dell’Uomo fin da quando ha cominciato a usare l’aratro. La Dieta Mediterranea, quella che con olio d’oliva, verdure, frutta, legumi, cereali, vino, pesce e poca carne, ci ha regalato qualche anno in più e arterie migliori rispetto a molte altre popolazioni che non vivono a contatto con il Mare Nostrum, diventerà una Med Diet 4.0. Con buona pace persino della famosa Piramide Alimentare, che da qualche decennio ci indica, con un semplice grafico, quali sono i cibi giusti, e le loro relative quantità, per un’alimentazione corretta e salutare. «Si tratta di un’evoluzione in chiave contemporanea della dieta, che smette di essere “solo” un modello nutrizionale, per diventare uno stile di vita sostenibile per le generazioni presenti e future» dice Giovanna Caccavelli, dietista del Centro Studi Sprim, società organizzatrice di NutriMI e della Prima Conferenza Mondiale sulla Dieta Mediterranea dal titolo Revitalizing the Mediterranean Diet che vedrà, il 7 e 8 luglio scorsi, a Milano, la presentazione della nuova versione della Piramide.

Cosa cambia nella Med Diet 4.0

«Tra i cibi da consumare meno frequentemente, e che si trovano quindi alla sommità del grafico, oltre ai dolci ora troviamo anche i cibi pronti, poveri di nutrienti e ricchi di calorie. Più importanza invece, è stata data ai legumi (lenticchie, ceci, fagioli…) che fanno bene sia all’uomo, viste le indubbie qualità nutrizionali, che al pianeta, essendo la loro una coltivazione a basso impatto ambientale. Quanto alle verdure, restano collocate alla base della Piramide, ma si consiglia di consumarne di varietà diverse, con maggior frequenza, e anche surgelate, anche perché, spesso porzionate e pronte all’uso, consentono una riduzione degli sprechi» conclude Caccavelli. Ma una delle novità della Med Diet 4.0 è la valorizzazione della patata. «Nell’immaginario collettivo la patata è un contorno, ma in realtà, contenendo amido, va considerata come un sostitutivo di pane, pasta o riso» dice Alessandra Bordoni, docente di Scienza dell’Alimentazione e Nutrizione dell’Università di Bologna. «Una “nuova” collocazione in tavola che crea, non solo un’ulteriore variazione nella dieta, arricchendola di fibre, micronutrienti e antiossidanti, ma che assicura anche un minor apporto calorico soprattutto se si fa attenzione al tipo di cottura: la patata al vapore e poi mangiata fredda, per esempio, ha un indice glicemico più basso» continua Bordoni. Tanto più che oggi ci stiamo abituando alle infinite varietà di patate: da quelle viola ricche di antociani, a quelle addizionate di selenio.

La Dieta Mediterranea, un mito che non c’è più

Nella Med Diet 4.0 però non ci sono solo indicazioni alimentari. Perché la verità è che, nonostante i benefici evidenti, questo modello nutrizionale è in pericolo. Troppo poco consumo di pesce, calo dell’acquisto di frutta e verdura, scarsa attenzione verso i prodotti freschi e locali e un’eccessiva identificazione con la pasta… La nuova Dieta Mediterranea è allora anche un tentativo di educare a una nuova economia alimentare che mette alla stessa tavola persone e ambiente. Un cibo buono e salutare insomma, deve essere anche sostenibile, attento alla biodiversità e alle valenze socioculturali che si sono costruite intorno a esso. Arricchire la Dieta Mediterranea con la frutta secca per esempio, è un riconoscimento a una forte tradizione alimentare. «Anche se normalmente, e erroneamente, nella classica Dieta Mediterranea non viene citata la frutta oleosa, il fatto che tutti i Paesi di riferimento la producano e la consumino da sempre, rende la frutta a guscio un alimento tipico. Inoltre reintrodurre quotidianamente noci, pinoli, mandorle o nocciole, consente di avere in una piccola porzione di 30 grammi un concentrato di vitamine, minerali, grassi insaturi Omega 3 e 6, e componenti bioattivi. Visto il loro potere saziante, poi, si possono utilizzare al posto dello snack o aggiunti a insalate e verdure» conclude Bordoni. Gli anacardi, per esempio, ottima fonte di rame ( 30 g. coprono oltre la metà della dose giornaliera raccomandata), proteggono le cellule dallo stress ossidativo, aiutano sistema immunitario e pigmentazione dei capelli. Nelle arachidi troviamo invece zinco, utile alla capacità visiva normale; nelle noci folati e ferro, mentre le nocciole, grazie alla tiamina, contribuiscono alle funzioni nervosa, cardiaca, e psicologica. (Nella foto di apertura, particolare dell’opera di Giuseppe Arcimboldo, Vertumno, 1590)

Articolo pubblicato su Gioia! luglio 2016

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