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donne che odiano le donne

Quasi 150 commenti in meno di un giorno non sono uno scherzo. Vuol dire proprio che la lettera scritta dal direttore di Vanity Fair Luca Dini Donne che odiano le mamme, ha punto sul vivo. Senza contare il coro scandalizzato e risentito che si è sollevato sui Social Network. Non vorrei turbare questa unanime comunione di donne, ma a me, la lettera di Dini è piaciuta. O meglio se devo fare qualche appunto, questo non va nella direzione più condivisa. Forse da un po’ fastidio che lo dica un uomo che le donne si fanno la guerra, anche se sembra che sia uno dei pochi, rarissimi, uomini che vede la maternità delle sue collaboratrici come una ricchezza e non come un calo di produttività. Il fatto è, e questo è il primo appunto, che le 800 mila donne che ogni anno abbandonano il lavoro in seguito alla maternità, fotografano un altro mondo (e altre relazioni con i colleghi e le colleghe), e invece di basarsi su due lettere acide arrivate in redazione, bisognerebbe parlare di questo. Magari per scoprire (ci metto la firma) che il disagio psichico e fisico, per non parlare di vero e proprio mobbing, subito dalle donne quando ritornano al lavoro anche madri, non sceme ma madri e quindi naturalmente più vulnerabili sul fronte orari e flessibilità, non è affare solo di Vanessa Incontrada. Detto questo, la cosa più strana della lettera di Luca Dini è il suo stupore. Di cosa si stupisce direttore? Dell’eterno reiterarsi dell’Eva contro Eva? Del fatto che se c’è qualcuno che vuol farti le scarpe (uomo o donna che sia) sa che i mesi della maternità sono un’occasione d’oro? Del fatto che questa società che ancora considera i figli solo un problema delle donne lasci le stesse il più delle volte da sole? Sole contro il capo misogeno (mi dispiace ma sono la maggioranza), sole contro orari di lavoro che non riconoscono il valore sociale della maternità, sole pure contro le colleghe (e i colleghi) stronze. Ecco qua. Perché non è che non esiste la solidarietà femminile, non esiste la solidarietà tout court e pretenderla dalle donne in particolare è ancora una volta scaricare il problema sulle loro, e solo loro, spalle. E poi, a ben guardare, perché dovremmo pretenderla questa benedetta solidarietà quando non facciamo nulla per pretendere leggi, programmi sociali, servizi per le famiglie? Quando sappiamo in che tipo di società viviamo: una società ingiusta e iniqua, soprattutto per le donne, e che solo per manifesta incapacità cerca di darsi un belletto color bontà. Quanto al problema delle donne di cui accenna. Sì, è vero. Ce lo abbiamo. Ed è un problema così grande da aver reso deboli molte battaglie messe in atto dalle donne per le donne. Perché, come ha giustamente detto Marina Terragni in un recente dibattito, non è che non dobbiamo avere conflitti, dobbiamo piuttosto imparare a confliggere. Magari smettendo di nasconderli, i conflitti, e di dipingerci tutte dentro una nuvola rosa densa di amicizia e mammitudine. Quanto a voi signori uomini, ricordatevi che se le colleghe (e i colleghi) riescono a rendere la vita difficile a una neo mamma appena rientrata al lavoro, è anche perché chi li comanda lascia che tutto questo, semplicemente, accada. E chi comanda di solito, è un uomo.

7 Comments

  1. Ed è per questo che bisogna esigere le quote rosa al 52%, aggiungerei dopo la tua ultima frase.

    Il punto è che sarò fortunata, ma io trovo grande solidarietà, per cui concordo con l' appunto fatto da credo Monica Massola sulla lettera che è un po' come i media cerchino sempre di parlare delle battaglie da pollaio ma non degli esempi virtuosi, che si sa, fanno meno notizia. e credo che fosse quello lo spirito con cui si è deciso di scrivere.

    La tua analisi comunque è perfetta.
    Barbara

  2. Ha ragione il direttore a ritenersi fortunato. Perchè la solidarietà – tra donne , tra uomini, tra donne e uomini – esiste, ma scovarla è una fortuna. E' proprio questa carenza di SOLIDARIETA' uno dei più grossi tarli della nostrà società , che ci sta divorando la vita dal di dentro, scavando tunnel che via via disgregano la polpa dei rapporti umani. Prevale ovunque un EGOISMO sempre più solido e sempre più motivato …. diritti, individualismi, certezze se non bilanciati da sensibilità, disponibilità, empatia ci cristallizzano il cuore. E invischiati nelle nostre irrinunciabili problematiche quotidiane non abbiamo la spinta per ESERCITARE la solidarietà. Al massimo la esprimiamo a parole o nei migliore dei casi a … social networks.
    Io non ho figli, ma quando guardo un bambino lo guardo come se fosse un pò anche figlio mio e credo davvero che i bambini siano figli di tutti, speranza di tutti, futuro di tutti. E far crescere un bambino in maniera adeguata un compito a cui tutti dovrebbero contribuire a loro modo.
    Di puerpere e neomamme che si approffittano della loro maternità ce ne sono , eccome…ma il loro errore è essere approfittatrici, non certo madri. Altrimenti anche loro avrebbero la loro dose di solidarietà nei confronti di chi sta intorno e condivide con solidarietà la loro maternità. Insomma solidarietà chiamerebbe solidarietà e si formerebbe un sano organismo in grado di sviluppare un sano cervello che governa.
    E sane leggi ispirate alla solidarietà.

  3. I dogmi delle “donniste”:
    1. L'uomo ha sempre torto, in quanto uomo.
    2. La donna, in quanto donna, ha sempre ragione.
    3. Nel caso una donna “sembri” aver torto, cercando a fondo nella lunga catena di cause ed effetti, un uomo colpevole lo si trova sempre.

  4. Manuela Mimosa Ravasio says

    Caro Charles, consentimi di scrivere che il tuo commento mi pare fuori luogo. In questo blog sono aboliti tutti gli “ismi”. Femminismo compreso. E come avrai potuto leggere, a me interessa di più interrogarmi sul femminile che non accusare il maschile (leggi donne di lotta e di governo, libere tutte, o l'educazione sentimentale… tanto per citare gli tultimi). Qui non si incolpa nessuno. E non si fanno lavagne che separano i buoni/e dai cattivi/e. Ci sono già troppe contrapposizioni da tifoserie nel nostro Paese e non voglio certo riportarle qui.. Grazie.

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