Donne
Leave a comment

Donne tra fiducia e rinuncia

[Pubblicato su Gioia! il 13 novembre2014] 3,3. Questo è il valore, in una scala da 1 a 7, della capacità delle donne italiane di salire fino alle posizioni di vertice. A dirlo è l’ultimo Global Gender Gap del World Economic Forum, quello che dice che sì, siamo saliti dalla 71esima alla 69esima posizione nelle pari opportunità tra 142 paesi, ma che, a guardare bene i dati, non è una buona notizia. «Abbiamo più donne nei Cda per effetto dell’obbligatorietà di legge e in politica, ma, depurati da questi dati, siamo ben lontani dal risultato di un Paese che guarda al futuro: basso il tasso di natalità e ancora alto il numero di donne che non lavora con punte, al sud, del 70 percento». Le parole sono di Claudia Parzani, presidente di ValoreD, l’associazione nata per sostenere il talento e la leadership femminile, ma che, quando si parla di donne, allarga il suo sguardo anche a chi sta fuori dalla stanza dei bottoni. La conquista di un lavoro che risponda alle reali competenze e capacità, riguarda infatti tutte. E per tutte, spesso arriva il momento della fatidica scelta. «L’attuale contesto economico può portare alcune di noi a sentirsi legittimate alla rinuncia o ad assecondare le aspettative sociali. Baste fare un po’ di conti, mettere sul piatto le spese per la tata o le assenze per la malattia dei figli, ed ecco la scusa pronta per stare a casa o rinunciare alla carriera. Il retaggio culturale, il sentirsi misurate sempre per il nostro ruolo di mamma e moglie prima che di professioniste poi, fa il resto, e gli ostacoli da superare aumentano…».

Contrordine: avere tutto è possibile Eppure, i tempi della marcia indietro di Anne Marie Slaughter che aveva lasciato la Casa Bianca per tornare a casa dai figli adolescenti sono lontani. Oggi, il guru del work life balance è Stewart D. Friedman, direttore del Wharton Leadership Program e autore del Leading the Life You Want: Skills for Integrating Work and Life. Secondo lui, avere tutto è possibile, le persone di maggior successo sono quelle che hanno capito come unire le diverse cose della vita, e i risultati si ottengono educandosi alla consapevolezza e alla conoscenza di sé. Segue descrizione di casi emblematici come la Coo di Facebook Sheryl Sandberg e l’ex calciatrice Julie Foudy, con appendice di esercizi per allenarsi a prendere in mano la propria vita. Che è poi quello che le giornaliste americane Katty Kay e Claire Shipman, autrici di The Confidence Code, avevano stigmatizzato parlando di quell’ice-patch effect o, appunto, confidence gap (mancanza di fiducia), che spingerebbe le donne ad avere una certa tendenza a uscire dai giochi ancor prima di averci provato. Insomma, senza caricarsi di sensi di colpa o negare disparità evidenti come il divario salariale tra uomini e donne salito dal 5,8 per cento del 2011 al 6,7 del 2014 (che poi se provi a chiedere una parificazione ti succede come a Jill Abramson che è stata licenziata dal New York Times…), è il caso di domandarsi se il bilanciamento tra lavoro e vita privata, tanto sbandierato al momento del ritiro tra le pacificanti mura domestiche, si traduca in un equilibrio personale. E se noi donne, come sostiene ancora Parzani, abbiamo davvero imparato a chiedere ciò che vogliamo e a offrire in prima persona un diverso modello di stare nel lavoro e in famiglia.

Per esempio, Valeria e Monica… Prendiamo il caso di Valeria S., marketing manager di un’azienda farmaceutica: lei si è trovata di fronte al bivio al secondo figlio. Poteva rallentare i ritmi e invece ha colto un’occasione importante schiacciando ancor più sull’acceleratore. «Avere più tempo in famiglia era una prospettiva allettante, poi però ho pensato che un obiettivo professionale mi avrebbe reso più soddisfatta in tutti gli ambiti della vita. Rinunciare alla carriera può sembrare un compromesso positivo, ma io vedo tante amiche che l’hanno fatto e poi si barcamenano tra una cosa e l’altra senza aver conquistato quella serenità a cui aspiravano. Dopo otto mesi, tanto studio e un master, posso dire invece di non essere caduta nella trappola tutta italiana di una finta tranquillità». Anche Monica B., ora senior manager di una multinazionale americana, ha avuto la forza di andare contro le aspettative sociali e familiari. «Quando mi hanno proposto di andare per tre mesi a nove ore di volo dai miei figli di due e quattro anni, il più grande sostegno l’ho avuto da mio marito con cui ho riorganizzato tutto il ménage domestico», dice. «Ma per fare la scelta giusta, è stato utile anche confrontarmi con altre donne che mi hanno aiutato a capire che la vita privata è un diritto e non un ostacolo». L’affiancamento con una persona di maggior esperienza durante un percorso professionale si chiama mentoring e Gini Dupasquier, fondatrice di DonnaLab, è una delle organizzatrici di questa attività per ValoreD: «Cominciare a lavorare sui banchi di scuola sulla consapevolezza delle proprie capacità è un modo per prepararsi a diventare parte attiva nelle scelte future. Il confronto con altre donne in cui ci si riconosce invece, ci rafforza perché sono convinta che, ancor prima di aver poca voglia di mettersi in gioco, le donne non abbiano voglia di esporsi a questo gioco». Un gioco che alla fine si vince se si impara ad agire di più e pensare meno, a monetizzare, e a essere consapevoli che l’empatia è un valore (il coraggio di essere diverse tanto osannato da Christine Lagarde). E, naturalmente, a provarci. Sempre.

L’immagine è tratta dalla serie di fotografie Under Pressure di Guia Besana.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.