Me.
comments 15

donne prese nella Rete

Innanzi tutto devo dire che mi aspettavo una partecipazione maggiore. Poi ho cominciato a pensare che molte blogger che avrebbero voluto esserci non erano riuscite a dividersi tra un inserimento all’asilo e un evento al Social Media Week: ecco il primo effetto collaterale di Le Donne Fanno Rete organizzato da la27esimaOra, il blog al femminile de Il Corriere della Sera. Devo anche dire che io sono andata a questo evento aspettandomi risposte alle riflessioni fatte nel post Donne e politica 2.0 e in parte, devo dire che l’ho avute. Così in questo blog accennerò più agli aspetti di relazione e sociopolitici della presenza delle donne in Rete, tralasciando l’aspetto imprenditoriale pur interessante (ma non si può mica far tutto!). Ultima premessa infine, se scrivo qui è perché alla fine della conferenza non c’è stata alcuna possibilità di dibattito. E devo dire che, visto il titolo e vista la natura del fenomeno donne-in-Rete, non è mancanza da poco. La 27esimaOra è un bel blog nato dopo l’8 marzo di quest’anno in cui scrivono 15 firme del Corriere ed è nato senza dubbio perché, soprattutto grazie alla Rete, la questione femminile, le tematiche di genere, hanno cominciato ad occupare le prime pagine dei giornali. Non a caso Flavia Perina ha parlato di Se non ora, quando? come un movimento che ha «disvelato la potenza della Rete», una Rete – va detto – fatta di blogger più o meno sconosciute che scrivono ogni giorno su piattaforme con una potenza di fuoco infinitamente più piccola a quella del sito del Corriere, e che pure, proprio perché fanno rete, ovvero si parlano e dialogano tra loro costruendo link di relazioni e significati, sono riuscite a fare massa critica. Se scrivo qui quindi, è perché in questo evento che avrebbe dovuto esaltare le donne in Rete, di questa buona prassi al femminile (tanto per citare #donnexdonne) non è rimasta traccia. Eppure Silvia Sacchi aveva esordito dicendo che il primo effetto del blog la 27esimaOra era stato sulla componente femminile della redazione, scompaginando una struttura verticistica a favore di una più trasversale diffusione delle idee. E ti pare poco. Eppure Flavia Perina mi aveva quasi convinto «su quell’inversione di paradigma che avrebbe fatto della Rete il motore di una partecipazione fisica alla polis». Un’inversione che «per le donne ha significato una possibilità reale di partecipazione politica spostando voti e decisioni». Certo, se ci fosse stata la possibilità di dialogare le avrei chiesto che cosa pensava delle considerazioni tutt’altro che ottimistiche fatte da Malcom Gladwell in Small Change, le avrei chiesto come, secondo lei, le donne in Rete possano passare dalle manifestazioni di dissenso a quelle di governo, cosa che, di fatto, Se non ora, quando? con tutta la sua «potenza disvelata», non è riuscito ancora a fare. Ma appunto, pare impossibile passare dal dialogo nella Rete a quello reale, fatto di voci, sguardi e decisioni. Pare impossibile uscire da quegli schemi di potere per cui la voce grossa cancella in un nanosecondo le migliaia di voci piccole. E quindi, scusate se insisto, ancora una volta, abbiate comprensione per l’intransigenza di Ipazia, dico che c’è una bella differenza tra parlare e tele-parlare, tra la polis e la tele-polis, che poi tele significa, lontano, a distanza, e non mi piace mica…

15 Comments

  1. Manuela Mimosa Ravasio says

    @Floriana 800.000 utenti unici in meno di sei mesi.. i numeri parlano da soli…

  2. Manuela Mimosa Ravasio says

    Ragazze, gli utenti unici sono loro, punto. Da dove arrivino ha poca importanza, succede per tutti, quel che conta è che si fermano. Non nascondiamoci dietro a una consolazione… La consolazione non risponde alla domanda di sempre: davvero le donne in Rete sono soggetto parlante oltre che oggetto per fenomeni di costume?? Riporterò i commenti sul blog: credo che sia giusto commentare lì e offrire le nostre riflessioni a chi non è #donnexdonne altrimenti ci parliamo addosso davvero..

  3. La tua conclusione è esattamente quello che pensavo leggendo le prime righe. Perdonami, ma in questo momento sono estremamente arrabbiata nei confronti dell'establishment della comunicazione. Sette prime pagine di Corriere (ma come il Corriere tanti altri quotidiani italiani) dedicate sabato alle donne di Berlusconi, di cui 1 intera alla Arcuri (c'è stata? Non c'è stata?), per me sono un giudizio netto. Non credo sia impossibile passare dal dialogo della Rete a quello reale, credo sia difficile avere l'umiltà di stare ad ascoltare. Anche i dibattiti di un incontro pubblico

  4. Manuela Mimosa Ravasio says

    @ STEFANIA BOLESO se non fossimo in un Paese in cui il merito e la qualità non contano, se non fossimo in una Paese in cui vige un sistema assolutamente chiuso a cui semplicemente NON INTERESSA promuovere o dialogare con altre idee appoggerei il tuo discorso sulla qualità. Purtroppo, non è così e pensare che il web sia un luogo libero da queste regole è illusione.

    Con questo mi collego al discorso di @MONICA CRISTINA MASSOLA io, da giornalista, ho fatto workshop sul web e vedo come funziona nelle aziende editoriali che giustamente stano occupando questo mezzo e lo fanno, ovviamente con le stesse logiche con cui sono aziende nella carta. D'altra parte, perché rinunciare al loro back ground? Anche il NYT si è accorto che le persone sul web sono disposte a pagare solo se c'è una firma dietro.. una FIRMA CONOSCIUTA da tanti.. Anche perché, scusate se sembro rompigliona, ci sono delle regole di giornalismo che il web sta ancora mettendo a punto e su questo c'è grande evoluzione e discussione (tipo l'originalità della fonte prima).
    Quanto all'episodio della «giornalista non invitata», ho capito a cosa ti riferisci e credo che ci sia stato un fraintendimento sulla natura dell'evento.

    @BARBARA DAMIANO sono proprio curiosa di andare a vedere il tuo blog (scusa per l'ignoranza), ma credi i numeri della 27Ora sono notevoli!!! Sono utenti unici, non pagine, le pagine saranno milioni e milioni!!! Francamente non so se le piattaforme che usiamo noi consentono di andare a verificare gli utenti unici, sono meccanismi particolari di rilevazione che di solito usno gli editori per la pubblicità… sei sicura di non confonderli?

  5. Manuela Mimosa Ravasio says

    @LORENZA e infine non mi ero dimenticata di te perché concordo su tutta la linea: pare ci sia uno scollamento totale tra la base e l'etablishment dell'informazione.. il problema che c'è solo quello per ora o almeno io non ho ancora trovato altro

  6. Anonymous says

    grazie manuela per il resoconto, molto puntuale. Sono cinica se dico che non ho difficolta' ad immaginare cio' che descrivi? Anche perche', non so voi, ma tutta questa differenza di “potenza di fuoco” mica la vedo, io i blog di giornale li leggo molto raramente, per dire, anche perche' nonostante magari di penne di valore, non mi paiono molto in contatto con la base, e la tua descrizione dell'evento mi conferma la sensazione. Floriana Grasso

  7. Anonymous says

    ma si ma si, ma quanti sono trainati dal corriere comunque? quanti ci vanno di proposito? i tuoi utenti ogni mattina digitano l'indirizzo del tuo blog, mica ci capitano dopo aver letto della fashion week, per dire 🙂 Floriana Grasso

  8. Anonymous says

    premesso non c'ero perchè banalmente non posso permettermi 180 euro di treno, mi confermi purtroppo una sensazione, anzi un presentimento, che avevo. così come è successo alla smw di roma, questi eventi sono organizzati “dall'alto”, e si sente pienamente. se poi hanno tolto anche il contraddittorio (che a roma li aveva massacrati), allora la dinamica è completa. ROBERTA CECCARELLI

  9. Anonymous says

    Sono d'accordo con Floriana Grasso che i numeri vengano in gran parte generati dal traffico del corriere.it. Io visito il blog, quando ci sono post segnalati da donne come voi che seguo, autonomamente quasi mai. Tornando all'evento, ho cominciato ad avere qualche perplessità quando ho letto nel programma che tra le relatrici ci sarebbe stata Paola Maugeri perché la sua pagina FB cha un elevato numero di fan. Se per voi questo è un buon motivo per averla tra le relatrici… Mah…STEFANIA BOLESO

  10. Anonymous says

    è sempre il solito discorso della quantità anziché della qualità. Loro hanno la quantità, ci mancherebbe altro, sono il secondo quotidiano online più letto in Italia, dico solo che se vogliono ottenere e soprattutto mantenere la credibilità nel medio/lungo periodo devono aggiungere anche la qualità, cioè creare una relazione con i frequentatori del blog, anziché una transazione a senso unico, dove il soggetto dominante sono loro. Sono le regole del web 2.0… Tutti possono accedervi, partendo da posizioni più o meno privilegiate, poi però nel lungo periodo la credibilità la devono ottenere loro tanto quanto noi con i nostri piccoli blog e gruppi FB, perché così come è facile “essere sulla piazza”, è facile uscirne… STEFANIA BOLESO

  11. Anonymous says

    in ogni caso questo mi permette di rimettere in asse alcuni pensieri .. sui media, la tv, i giornali e il il web: parto con due esempi l'infedele e ballarò, nel primo caso lerner incita a commentare sul blog ma non mi è mai capitato di sentire citare o rilanciare una domanda, una riflessione simile me la rendeva il mio compagno rispetto a ballarò con un blog (credo) tristemente vuoto e senza interazione. altro esempio di una piccola incomprensione su twitter con una giornalista cui dicevo che alcune cose si potevano portare la mom camp. e lei mi ha risposto che i giornalisti non vanno ma “vengono invitati”. insomma esiste ancora un pensiero gerarchizzato (in alcuni casi), un atteggiamento inconsapevolmente monodirezionale, che nel web manca, o comincia a mancare. Istitivamente direi per fortuna, il web 2.0 è una grandissima palestra di umiltà, ma anche di conoscenza, di apprendimento, almeno tanto quanto permette di esprimersi, soprattutto a chi ha mono possibilità. Lo dicevano le stesso donne della 27a ora. Ma ha ragione Manuela Mimosa Ravasio un conto è enunciare una teoria e un'altro conto è metterla in pratica. Appunto farne una buona prassi. MONICA CRISTINA MASSOLA

  12. Anonymous says

    proprio ieri mi facevo una domanda a cui qualcuna di voi sicuramente saprà rispondere. ma ciò che i giornalisti scrivono nei loro blog che però fanno parte di una testata, deve seguire le stesse logiche di approvazione degli articoli che vanno su carta? oppure possono fare a meno di concordare preventivamente e anche di sottoporre ad approvazione? ROBERTA CECCARELLI

  13. Anonymous says

    800mila utenti unici in 6 mesi non sono molti… non sono qui per dire i mie numeri, ma con un blog molto meno interessante di quello, so che non sono molti BARBARA DAMIANO

  14. Manuela Mimosa Ravasio says

    @ROBERTA.. io non ho tutte le risposte, purtroppo. Anzi, di solito, ho solo domande. In ogni caso io non so come sia organizzato il blog della 27esima Ora, una volta ho parlato con una delle giornaliste che partecipa e mi ha detto che comunque dovevano attenersi allo stile del Corriere, uno stile per così dire istituzionale. Le giornaliste del blog son tutte affermate professioniste e non credo che abbiano bisogno della costante approvazione delle alte sfere, ma il Corriere è il Corriere e certo non ci si può aspettare partigianerie o prese di posizione straordinarie. D'altra parte, le giornaliste danno delle notizie nel blog, mettendole a disposizione dei commenti dei lettori e mi pare abbastanza giusto.
    Quindi, se pensi che ci possa essere una sorta di censura, ti rispondo chiaramente che secondo me non è così. Esiste forse, un'abitudine, anche professionale, al conformismo, ma questo vale non solo per le giornaliste ma anche per le blogger che, per esempio, preferiscono conformarsi più ai contenuti della mamma blogger che non a quelli solitamente considerati “da maschi”… ma anche questa non è una certezza, è solo una riflessione.. a presto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.