Storie
Leave a comment

Due domande sulla dentosofia

[Intervista pubblicata su Gioia! 5 dicembre 2015] Non usa Internet, cellulare e mail. Mal sopporta gli applausi (a meno che non si facciano tutti insieme e a se stessi) e le sue parole, più che di un professore, sembrano quelle di un amico che racconta fiducioso la sua esperienza. Michel Montaud è uno dei fondatori della dentosofia, terapia alternativa alle cure dentistiche convenzionali che sta avendo sempre più seguaci (albo ufficiale solo su dentosophie.it).

In due parole, cosa è la dentosofia?

È un modo di guardare alla bocca come espressione della persona nella sua totalità e del suo temperamento. Medici e dentisti spesso non si parlano, ma la bocca è legata sia all’equilibrio del corpo che al nostro stato psicoaffettivo. Io ho incontrato la dentosofia quando mi sono rifiutato, da dentista, di mettere le barbelé (il filo spinato, ovvero l’apparecchio ortodontico) a mio figlio: una catastrofe dal punto di vista osteopatico e psicologico. Ma potrei anche dire che la dentosofia è una scuola di umiltà, un esercizio di volontà e una forma di pedagogia.

Ma esistono, pur generalizzando, delle corrispondenze tra problematiche dei denti e tipi di persone?

Il linguaggio dei denti è complesso e varia da persona a persona, e bisogna considerare che sono legati a tematiche interiori: gli incisivi ci dicono dei legami con padre e madre; i canini della nostra vitalità ed energia sessuale; la presenza di carie che c’è una tensione emotiva; mentre la piorrea è di solito presente in persone che vengono sopraffatte dalle emozioni e facilmente hanno le lacrime agli occhi. Una delle domande che dovremmo farci per capirci è: dove diamo il primo morso? Dove mettiamo la forza quando mangiamo? Se mastichiamo a destra, spesso la nostra ipersensibilità si manifesta con esplosione di collera, esasperato il lato maschile. A sinistra, si tratta invece di ipersensibilità emotiva, esasperato lato femminile

Il cuore del percorso è l’attivatore. Ce lo spiega?

Mordicchiare l’attivatore è la parte essenziale della terapia, quando lo mettiamo dobbiamo interrompere qualsiasi attività e impegnarci a essere consapevoli e coscienti del nostro corpo. In realtà è uno apparecchio molto semplice in lattice naturale che Soulet e Besombes avevano già inventato negli anni Cinquanta, io l’ho provato nel 1980 e ho cominciato a distribuirlo a tutti, e così ho scoperto che, mentre la bocco si sistemava, scomparivano anche i dolori a schiena, stomaco e intestino. Tecnicamente si tratta di una rieducazione della posizione della lingua, della deglutizione e della respirazione, e la possono fare tutti, bambini e adulti.

Oggi molti guardano ai denti come uno dei fattori di bellezza, cosa ne pensa?

Penso che siamo in un’epoca in cui domina l’apparenza e che, come per i canoni della chirurgia estetica e la ricerca dell’eterna giovinezza, si vorrebbero dentature “perfette” e tutte uguali. Ma una bocca in equilibrio, che è poi il fine della dentosofia, è unica per definizione. Se capiamo che l’allineamento dei denti è la conseguenza di uno stato psicoaffettivo, cercheremo di trovare, attraverso la dentosofia, prima di tutto il nostro equilibrio interiore. È da questo che dipende la bellezza e l’armonia dei nostri denti.

Nella foto, l’opera di David Shrigley “Brass Tooth” .

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.