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e adesso? la lista della spesa…

Chi decide di aprire un blog lo fa di solito per una propria necessità: la mia era quella di dare forma, di mettere nero su bianco, un disagio soggettivo che ormai avvertivo sempre più forte quando mi confrontavo, in quanto donna, con il mio ruolo nella società o nel mondo lavoro. Quando avvertivo, in modo sempre più netto, il gap tra talento, capacità dimostrata, energie profuse, e riconoscimenti professionali. Non meno importante era anche l’esigenza di comunicare, nel senso di mettere in comunione, riflessioni che altrimenti sarebbero state sterili elucubrazioni. Del resto, l’affermazione di volontà l’ho subito chiarita nel sottotitolo del mio blog: La speranza ha fatto il suo tempo, ora vogliamo che sia femmina. Dopo la giornata di ieri, ma già da alcune settimane, questo senso di solitudine si è colmato. Mi sono ritrovata con altre donne, diverse, più giovani o più vecchie, professioniste e casalinghe, che in comunione non hanno messo solo il disagio, ma un proposito di cambiamento. Mi spiace per le ridicole critiche che ne sono seguite, soprattutto da parte di altre donne. Mi spiace perché il vizio italico di denigrare il successo altrui è una delle tipiche manifestazioni di quel mediocre potere al maschile che, per conservare la propria posizione, non ha saputo far altro che uccidere i talenti più fertili e vivaci, in generale donne. E mi spiace per le donne che hanno sentito il bisogno di affermare che non sentivano la necessità di scendere in piazza per dimostrare la loro, di dignità. Come se le centinaia di migliaia di donne che in piazza ci sono scese avessero avuto il bisogno di dimostrare qualcosa a qualcuno. Peccato, ancora, perché questo è il segno amaro di una democrazia ancora immatura. Di una società che non ha ancora capito che il bene comune non è la semplice sommatoria dei beni individuali. Tante di noi hanno nella loro relazione con il proprio compagno un rapporto edificante e di reciproco sostegno. E tanti sono gli uomini che hanno un confronto sano e non strumentale con l’altro sesso. Purtroppo però, rinchiudersi in un castello dorato con tanto di principe azzurro non ci assicura di vivere in una società più giusta e più rispettosa di tutte e tutti noi. Il benessere personale non è mai stato garanzia di benessere reale. Mi sembra importante riflettere su questo perché la cosa più importante da oggi sarebbe iniziare a compilare una ragionata lista della spesa. Un elenco di priorità, di richieste necessarie per ottenere una reale parità di genere. Bisogna chiederlo, con chiarezza e fermezza, alla politica, alla società civile, al mondo delle imprese. Da oggi, all’indomani del 13 febbraio 2011, dobbiamo pretendere di essere rappresentate da donne. Di essere presenti numericamente e qualitativamente nei posti che contano, che siano essi consigli comunali, dirigenze scolastiche, consigli di amministrazione o sedi parlamentare. Abbiamo i numeri, le qualità, e anche la volontà che è poi il vero potere. Per quanto mi riguarda, mi sono scritta un bel memorandum sul mio computer: non dare più il tuo consenso a chi non considererà prioritario ed essenziale il raggiungimento reale della parità di genere.  

1 Comment

  1. Anonymous says

    i comitati pari opportunità ed in particolare il dipartimento pari opportunità dovrebbe vigilare e promuovere il raggiungimento delle parità di genere.

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