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e se il gioco si fa duro…

Esiste un senso della vita? Una sottile ironia che dipinge i nostri giorni che ci ammonisce, o ci rassicura, sulle strade che stiamo intraprendendo? La notizia di questi minuti è di quelle che sembrano essere segnate da un caso per niente casuale. Berlusconi a giudizio per rito immediato davanti a un collegio di tre donne tre. Fazione e strumentalizzate, certo. Ma pur sempre donne. Strana, questa invasione in rosa. Quasi sospetta. Questa mattina anche Giuliano Pisapia, candidato sindaco di Milano, ha annunciato il 50 per cento di presenza femminile nella prossima giunta comunale. Bene. Da Davos (vedi il post vedo rosa) alla pianura padana, The Gender Equality Project, sottotitolo Equal Value, Equal Respect, sembra risvegliare coscienze civili e politiche. Non che io sia contraria alle quote rosa, tutt’altro. Ma Ipazia mi ha insegnato a vigilare, perché una delle armi del potere è quella di aggrapparsi al cavallo vincente, per poi scaricarlo, stremato e sfinito, appena recupera la sua forza. Non dobbiamo dimenticare la lezione di Michelle Ryan e Alex Haslam dell’ Exeter University. Non dobbiamo dimenticare il Glass Cliff. Perché la precarietà non abbandona le donne nemmeno quando pensano di aver raggiunto la loro meritata posizione. E perché, è dimostrato, le donne sono chiamate a esporsi pubblicamente in ruoli di responsabilità quando i tempi sono difficili. Insomma, quando il gioco si fa duro, siamo noi le dure che cominciano a giocare. Attente agli inviti dunque, mi sento di dire.  E non perché temo di non essere all’altezza, tutt’altro. Ma da Eva in poi, il capro espiatorio siamo state troppo spesso noi. E adesso più che mai, dobbiamo dimostrare di aver capito la lezione.

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