Donne
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Claudia Segre, perché serve un’educazione finanziaria

+Ho parlato con Claudia Segre in occasione della mia inchiesta sull’infedeltà finanziaria pubblicata su ELLE. Oltre a quell’argomento che ritrovate nel mio articolo pubblicato qui, abbiamo toccato anche il tema dell’educazione finanziaria. Poiché ottobre è il mese dell’educazione finanziaria pubblico l’intervista integrale.

Qual è il rapporto delle donne con i soldi  in Italia?

Nel nostro Paese metà delle donne non lavora, e il 20 per cento di chi lo fa non ha comunque un proprio conto corrente. Ciò significa che l’indipendenza economica è ancora lungi dall’essere realtà per tutti, e che anche quando si lavora, spesso si delega al compagno, al padre, al marito la gestione del denaro. In questo contesto, le donne possono anche trovarsi a mentire sul proprio denaro, ma se lo fanno, è per lo più per farsi un fondo pensione segreto, un tesoretto che possa costituire una via di fuga alla violenza economica che non raramente subiscono.

Perché lei insiste con la necessità di un’educazione finanziaria?

L’alfabetizzazione finanziaria è la condizione necessaria per prevenire ogni forma di abuso economico. Dal più leggero a quello più grave. È quello che facciamo con la Global Thinking Foundation le cui iniziative sono volte a eliminare il gap di genere anche in questo contesto fin dalla scuola primaria. Noi lavoriamo per l’inclusione finanziaria. La mancanza di partecipazione alla gestione del denaro da parte delle donne è dovuta spesso a un retaggio culturale. Basti pensare a come viene considerato il lavoro di cura a loro affidato nella stragrande maggioranza dei casi, dei figli, dei genitori, dei parenti disabili: scontato e naturalmente a titolo gratuito.

Ci sono strumenti educativi per aiutare le donne a parlare di soldi e imparare a gestirli?

Noi come Fondazione lavoriamo sia con l’Ocse che con il Fondo Monetario e abbiamo messo a punto delle buone pratiche che si trovano sul sito della Fondazione e a cui tutti possono accedere.  Abbiamo un volume divulgativo sulla violenza economica (lavoriamo con il CADMI) destinato anche alle zone con alta presenza dei migranti e dove questo tipo di violenza è purtroppo diffusa. E organizziamo dei corsi itineranti. È tutto sul sito.

Lei insiste anche sulla prevenzione…

Bisogna parlare di denaro all’interno della famiglia, il denaro troppo spesso invece è ancora un tabù, e i bambini e le bambine crescono e consumano senza avere idea da dove vengano i soldi. Gli adolescenti stessi, che hanno accesso a un sacco di servizi digitali a pagamento, non hanno chiaro il valore dei soldi. Maggiore conoscenza e consapevolezza significa anche un cambiamento di ruolo nella cittadinanza, che diventa attiva: capire perché si deve evitare di fare i “prestanome”, di firmare documenti o mutui senza sapere a cosa si va incontro, non cadere nel tranello delle carte revolving…

E anche sulla parità di genere nella vita di tutti i giorni…

La condivisione e la distribuzione equa delle responsabilità familiari, dalla cura alla gestione della casa, all’interno della famiglia è indispensabile. Anche questo contribuisce alla partecipazione al mondo del lavoro delle donne e alla loro indipendenza economica. C’è un  bellissimo articolo pubblicato dalle poste svizzere di un’app che consente alla coppia di gestire il budget conciliando amore e denaro. È molto chiara e semplice, con spessa fissa e variabile, e con le proporzioni giuste se uno dei due guadagna a di più e l’altro meno. In questo modo si condividono anche i conti, tutti sono informati. Si tratta di un modo di affrontare il problema in modo laico e pratico valido per tutte le generazioni.

Nella foto un particolare del muro di dollari che l’artista Hans-Peter Feldmann Hangs ha costruito dentro il  Guggenheim Museum

 

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