Donne
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Elise Thiébaut, le mie mestruazioni

Gran successo in Francia, Questo il mio sangue (Einaudi) della giornalista francese Elise Thiébaut è in questi giorni anche nelle librerie italiane. Ci siamo sentite via Skype in occasione di un mio articolo pubblicato su Gioia! e questa è l’intervista integrale.

Un argomento serio, attuale, di cui scrivi in modo ironico. Credi che sia il modo giusto per trattare questo tema? Le donne devono imparare a sdrammatizzare sulle mestruazioni?

Io credo che più un tema è serio e percepito come sgradevole più c’è bisogno di humour. Quando ho cominciato a scrivere mi sono accorta che si trattava di un compito complicato perché le mestruazioni per molte persone sono una cosa disgustosa, sgradevole, e sicuramente 250 pagine su questo tema non sarebbero state invitanti. Penso però che sia importante portare il nostro sguardo sulle mestruazioni perché il solo farlo è un atto emancipatore. Io ho deciso di farlo in maniera inattesa, perché è una sorpresa scoprire che leggere di mestruazioni può essere persino divertente.

Il tuo è un libro personale che racconta il tuo rapporto con le mestruazioni. Se dovessi fare un paragone con la prima volta e l’ultima come descriveresti le tue emozioni?

All’inizio, non era mia intenzione fare qualcosa di personale, ma scrivendo mi sono resa conto che parlare di mestruazioni non è la stessa cosa di parlare del riscaldamento climatico o di qualche altro evento sociale, si tratta pur sempre di un’esperienza che ha attraversato la mia vita, in parte mi ha cambiata e questo ha dato loro un valore particolare. Volevo portare con me le lettrici su questo cammino e risvegliare anche in loro il rapporto con la mestruazione. D’altra parte, ho cercato di legare la mia storia, la storia delle mestruazioni, e la grande storia: per esempio, le prime mestruazioni hanno coinciso con la Guerra in Vietnam, le ultime, nel 2015, con tutte le questioni politiche di quel momento. Volevo includere l’esperienza delle mestruazione, che nella storia grande e piccola è sempre stata messa da parte come se non fosse mai esistita, come se si dovesse sopprimere, nel flusso della storia. Ho solo riparato a un’esclusione interiore che di solito noi compiamo, e restituire alle mestruazioni la dignità di un’esperienza umana.

Quanto al primo alle prime mestruazioni, me lo ricordo bene, ero contenta, ma avevo anche il presentimento che ci fosse una trappola da qualche parte, come il toro che è esaltato di partecipare alla corrida, questa era la situazione… L’ultima volta invece è qualcosa di toccante perché in verità lo saprai dopo che quelle saranno le tue ultime mestruazioni, che sarai esclusa dalla totalità di questo ciclo. Sì, è vero, ci sono delle avvisaglie, ma ci se ne accorge una volta che è finito tutto. Un po’ come quando sia fa l’amore con un uomo per l’ultima volta e poi magari ci si separa. Quella è sempre stata l’ultima volta.

Perché secondo te le mestruazioni sono diventate così importanti adesso? I giornali dedicano copertine, ci sono un sacco di donne che ne parlano, le riviste femminili, sul web …  mi chiedo perché ora?

Non ho certezze, ma credo che in parte sia dovuto al risveglio dei nuovi femminismi e di come, soprattutto le giovani generazioni, guardino al corpo della donna. Un ruolo fondamentale però lo hanno svolto Internet e i social media che permettono di esplorare e conoscere il tema e di denunciare il tabu restando anonimi.

Ci sono anche molti nuovi prodotti commerciali intorno alle mestruazioni, è una spinta a un nuovo consumismo?

Viviamo in una società capitalista e tutto è oggetto di commercio. Trovo più interessante che da 30 anni a questa parte si sia cominciato a indagare sulle composizione e le materie con cui si fanno questi prodotti. Il mercato è vasto: sistematicamente ci propinano proteggi slip per assorbire non si sa bene cosa, e una miriade di saponi intimi. È solo un mercato e un marketing della vergogna. Quanto ai vari gadget, è solo aneddotica, la verità è che c’è un mercato alternativo fatto da cooperative con una forte impronta ecologica e una produzione sostenibile. Certo, al contrario delle multinazionali, queste non possono fare grandi profitti, perché se vendi una coppa mestruale che dura cinque anni..

Nel libro accenni alla banca americana del sangue mestruale per la ricerca delle cellule staminali, sarà davvero una cosa positiva per le donne o ancora un’occasione di business farmaceutico?

Certo le cellule staminali sono la nuova frontiera della ricerca. Oggi sembra che non esista più una banca di sangue mestruale in attività, non si sa dove sia il sangue raccolto e permangono sempre troppe zone d’ombra e troppe domande senza risposta sul tema. Un tema che ha a che fare con la commercializzazione dell’umano e, filosoficamente, sul senso della nostra vita e morte. Il mio intento era però di far vedere il sangue mestruale non come scarto, ma come risorsa, e di ribadire che sempre, sempre, dobbiamo fare attenzione al nostro sangue.

Concludi invitando alla fondazione di una cooperativa transnazionale di donne per discutere, organizzarsi e fare pressione sui produttori di protezioni igieniche. Pensi davvero sia possibile?

Sì, assolutamente, penso sia possibile, anzi auspicabile. In Francia del resto, le donne delle associazioni unite sono riuscite ad abbassare la tassa sui prodotti legati alle mestruazioni dal 20 al 5,5 per cento e nessuno avrebbe mai pensato che ce l’avremo fatta. Certo, qualcuno ha detto che è stato alla fine solo un regalo alle multinazionali visto che nessuno ha controllato che il prezzo finale cambiasse davvero. Per questo sono convinta che il risparmio della tassa debba per legge essere devoluto alla ricerca sulla salute femminile, come al problema dell’endometriosi, ai centri antiviolenza, e agli studi che controllano la composizione dei prodotti assorbenti che troviamo al supermercato.

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