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Elizabeth Holmes, il nuovo Jobs è donna

A guardarla, con quel dolcevita sempre identico, i pantaloni e le scarpe basse rigorosamente neri, la sua reticenza assertiva, non si può fare a meno di essere d’accordo con chi l’ha definita uno Steve Jobs al femminile. Di questo per altro, Elizabeth Holmes, 31 anni, la più giovane milionaria del pianeta grazie a un patrimonio di 4,5 miliardi di dollari e una società da lei fondata, la Theranos, valutata per 10, si è piuttosto risentita; tanto che alla rivista Fortune ha rivelato che è solo per distrarre l’attenzione dalla sua persona e fare in modo che ci si concentri su quello che dice, che ha adottato il look alla Palo Alto. Sta di fatto che, nella retorica giornalistica, che poi comprende un fiume di interviste e lunghi articoli da Business Week a Forbes, dalla CBS a Elle Usa, il personaggio Holmes ha molto a che fare con quello dell’imprenditrice messianica che promette di cambiare il mondo a colpi di innovazione tecnologica. Alla Jobs, insomma. Qualcuno ha anche sostenuto che era proprio lei quello di cui aveva bisogno la maschilista Silicon Valley. Una giovane donna (Holmes, in un recente intervento alla tv di Bloomberg, ha per la verità fatto notare che nessuno presenterebbe Mark Zuckerberg come un “giovane uomo”…) che dimostrasse che anche le ragazze possono iscriversi a ingegneria chimica alla prestigiosa Università di Stanford (era l’unica del suo corso), abbandonare gli studi e dedicarsi in gran segreto per più di 10 anni al progetto di una speciale tecnologia che consente di prelevare, con una mini puntura sul dito, una goccia di sangue da cui si ottengono le stesse informazioni di una normale analisi del sangue.

Una giovane donna che dicesse di essere cresciuta con la Barbie, ma soprattutto con tanti Lego; che già a sette anni voleva costruire una macchina del tempo; e che oggi, mentre si rifiuta di farsi fotografare con il vento tra i capelli, lavora fianco a fianco dei legislatori dell’Arizona per scrivere una legge che consenta di fare le analisi senza prescrizione medica, a minor costo, e magari dentro un centro benessere o una farmacia (nel 2013 ha stipulato una partnership con Walgreens in California e Arizona). Holmes, per rincarare la dose, all’edizione stelle e strisce di Glamour l’ha detto chiaramente: “Voglio dimostrare che anche le donne possono costruire aziende tecnologiche rivoluzionarie”, appuntandosi poi come una mostrina l’hashtag della campagna da lei sostenuta #IronSister che incoraggia le ragazze a fare network per sostenersi nella scalata al potere. Quanto al suo, di network, è di tutto rispetto. Nel board di Theranos figurano nomi come Henry Kissinger, il suo ex docente di ingegneria chimica Channing Robertson, l’amico di famiglia, nonché titolare di uno dei maggiori fondi di investimento di Palo Alto Draper Fisher, e il Ceo di Oracle Larry Ellison. I suoi fan vanno da Melinda Gates, che l’ha promossa come Woman of the Year, all’economista George Shultz e al noto avvocato David Boies.

Amici potenti che però non l’hanno salvata dalla pioggia di critiche e sospetti seguiti a un’inchiesta del Wall Street Journal pubblicata lo scorso ottobre. Si parla di test non esatti, di tecnologie poco sicure, e persino di scarsa trasparenza nei metodi di ricerca. E alla fine, la FDA, l’ente governativo che si occupa di regolamentare i prodotti farmaceutici, ha approvato i nanotainer (così si chiamano i piccoli tubi utilizzati per prelevare il sangue) solo per il test dell’herpes, mentre per altri 120 test (dal cancro al diabete) si dovranno aspettare ulteriori indagini. Insomma, anche il sogno meglio confezionato della millennials tutto lavoro e voglia di cambiare il mondo, sembra subire un piccolo rallentamento. Holmes però, non perde la speranza. Continua a lavorare fino a sera tardi, a non avere vita privata né tempo per leggere libri o andare al cinema, e a sottoporsi a una rigorosa dieta vegana e macrobiotica che dovrebbe aumentare efficienza e concentrazione. Il tutto per quella che lei definisce, più che un lavoro, una vocazione: rivoluzionare il sistema sanitario e permettere a tutti di avere il pieno, e democratico, controllo della propria salute. Che dire, forza, Elizabeth!

Articolo pubblicato sul numero di Gioia del 30 gennaio 2016.

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