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elogio della fragilità

Il momento più alto, le parole più emozionanti, che ieri, a Milano, Nichi Vendola ha regalato a chi era venuto ad ascoltarlo all’Arco della Pace, sono state quelle dedicate alla vecchiaia e alla disabilità. Un inno all'(est)etica di ciò che oggi la società al botulino considera debolezze, un elogio della fragilità, della sacra imperfezione dell’essere umano. Oggi, il mio Presidente, Giorgio Napolitano si è commosso ricordando i magistrati caduti per questo Paese, la voce rotta e le lacrime, quasi. Qualcuno avrà ipotizzato una scarsa tenuta emotiva, una malcelata debolezza di nervi. Perché in questo mondo di celluloide inespressiva anche l’emozione (vera) è diventata malattia, e la malattia, insulto. Così, nella Giornata dedicata alle Vittime del Terrorismo, Daniela Santanchè chiama Ilda Bocassini una metastasi, e scusate se la sofferenza e la sconfitta insita in questa parola disturbano l’atmosfera. Eppure la fragilità ha la stessa forza creatrice del dubbio. «Mi glorierò della mia debolezza» dice San Paolo nella seconda lettera ai Corinzi. Perché la grandezza degli uomini, e delle donne, sta nel non avere paura di confrontarsi con i propri sbagli, con la propria fragilità. Certo, tutto ciò sembrerà un’affermazione patetica per questo mondo al viagra. Eppure non bisogna scomodare Plutarco per capire che ascoltare è preferibile alla prepotenza del dire, che i tempi dell’attesa sono più fecondi di quelli dell’attacco (avete presente la panchina di Caos Calmo?), e che una ruga è più bella, sì più bella, e profonda, di un turgore inespressivo. Lasciamo quindi ai supereroi le loro imprese, a noi, uomini e donne, resta quella ben più ardua dell’essere umani.

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