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Engadina: la montagna perfetta

Indicare le vette con un dito, che sembrano vicine vicine, e chiamarle per nome. Senza mettersi a studiare la carta geografica stampata sul solito leggìo che, possiamo confessarlo, non rassicura mai completamente la nostra curiosità. E invece, grazie all’installazione Ils Trais Piz di Fabian Forrer, saliti ai 2456 metri di Muottas Muragl, basta fidarsi delle sagome delle vette riprodotte dalle lastre di metallo arrugginito e inquadrare le montagne misteriose con il mirino. Eccole: Piz Bernina (4049 m.), Piz Julier (3380 m.), Piz Ot (3246 m.). Chi ne indovina di più, vince. Siamo sul balcone dell’Engadina, da qui lo sguardo abbraccia l’intera valle fino al Malojia, con il suo susseguirsi di specchi d’acqua: Lej da Staz, il lago di St. Moritz, poi quelli di Silvaplana e di Sils. Un colpo d’occhio che alcuni, come l’artista Ramon Zangger che qui a Muottas ha sistemato l’opera Bernina Glacier, una scatola in legno di cirmolo con una stretta feritoia che inquadra il maestoso gruppo del Bernina, considerano quasi un capolavoro della natura. Perché l’Engadina, con i suoi colori sempre nitidi e vivi, l’aria pura dell’alta quota, le case e le strade immacolate che sembrano uscite dal mondo a cartoni di Heidi, può persino trarre in inganno con la sua ostentata perfezione. Un esclusivo giardino dell’Eden in cui neppure la luce abbandona mai (tanto che a Muottas Muragl c’è Sine Sole Sileo (Senza sole taccio), l’orologio solare che, con uno scarto di soli dieci secondi, è il più esatto del mondo e per imparare a leggerlo basta leggere le indicazioni date), ma che invece è un immenso giardino in alta quota dove tutta la famiglia può mettersi in moto. Con passeggiate a piedi e a cavallo; gite in battello e in e-bike, mountain bike, down hill bike o fat bike; escursioni estreme o con passeggino, in riva al lago o sui ghiacciai; discese tra i boschi in monopattino (se ne noleggiano alla stazione a monte di Celerina-Marguns insieme al casco obbligatorio) e salite in vertical running sul Piz Nair.

Dai nonni ai nipoti: tutti insieme naturalmente

L’Engadina si candida così a essere uno dei luoghi migliori per la vacanza multigenerazionale. Quella che deve accontentare dai nonni ai nipoti e quindi coniugare l’aspetto avventuroso con il massimo confort. Ecco perché, anche dove non te lo aspetti, scopri aree attrezzate per pic-nic e grigliate, e l’immancabile distributore di sacchetti per le deiezioni dei cani: mettetevi l’anima in pace, è la Svizzera! Alle famiglie numerose, a onor del vero, i servizi efficienti e superorganizzati fanno piacere, come a chi, provvisto di prole non ancora deambulante, non vuole perdersi il gusto di una camminata panoramica in alta quota: la val di Fex, chiusa al traffico, che da Sils Maria conduce ai piedi del massiccio del Bernina; la Via dei Fiori tra la funicolare Chantarella e la capanna Heidi a Salastrains, e poi fino a St. Moritz; la Via delle Fiabe che, partendo dalla stazione a monte di Marguns, scende fino a Celerina passando per l’Alp Laret intermezzata da undici tavole illustrate che raccontano flora e fauna circostanti; l’Ibex Paradise a Pontresina, 20 minuti su un sentiero dedicato all’animale simbolo dei Grigioni, lo stambecco; sono alcune delle passeggiate accessibili anche con i passeggini. E per gli incontentabili ci sono comunque le attività organizzate dall’Engadin Kids Sport Camps a cui alcuni hotel come il Kronenhof garantiscono l’accesso gratuito.

Alla scoperta dei ghiacciai

Avvicinarsi a un ghiacciaio, toccarlo e camminarci sopra rimane però tra le avventure più affascinanti. Un mondo altro, che solo per essere lì, ancora dopo millenni, sa di fiaba e mistero. Da Pontresina, si può salire al Morteratsch dove c’è un vero e proprio sentiero didattico che, attraverso sedici pannelli che si incontrano durante il tragitto, dà notizie sulla storia del ghiacciaio e il suo graduale ritiro negli anni. Prima di salire i bambini possono anche chiedere il Libro del Ghiacciaio all’ufficio informazioni di Pontresina (nonché alla maggior parte degli alberghi): oltre alla storia, troveranno dei quesiti da risolvere e le cui risposte sono da cercare lungo il sentiero… Per stare al cospetto del Corvatsch, c’è invece il nuovo percorso Corvatsch Glacier Walk, sempre che non ci si attardi nei parchi allestiti al Corvatsch stesso o al Furtschellas, tra conigli, capre nane e galline razzolanti, o sulla grande terrazza soleggiata del ristorante Murtèl. Su quella del ristorante della Diavolezza per esempio, si gode comodamente quello che è stato definito il Salone delle Feste delle Alpi: un’infilata di vette, Piz Palüe Piz Bernina incluse, e naturalmente il ghiacciaio, proprio davanti a voi. E se proprio si vuole interrompere la placida contemplazione, si possono costruire, impilando un sasso sopra l’altro, i leggendari cairn, gli “omini di pietra” che abitano le montagne dalla notte dei tempi per un ancora non ben noto motivo. Basta guardarsi intorno per scoprire che non sarete i primi. Una menzione a sé merita il Giardino dei Ghiacciai di Cavaglia, nella parte alta della Valposchiavo, e a cui si arriva dall’omonima stazione: vi si vedono le Marmitte dei Giganti, gigantesche gole cilindriche formate dalla forza dell’acqua e dei sassi quando, 11mila anni fa, si è ritirato il ghiacciaio del Palü. Monumentali e quasi spaventose, raccontano un’altra faccia della Natura, meno impeccabile e incantata, ma altrettanto bella.

Articolo già pubblicato in Style Piccoli/CorrieredellaSera giugno 2018

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