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figli a carico

Continuano a sfilarmi davanti i video e le immagini degli scontri di Londra. Quando non sono immortalati mentre scappano da un supermercato, escono dal Tribunale insieme alla mamma. Vedo ragazzini che indossano tute Adidas, pantaloni-felpa con elastico dello slip in vista e scarpe All Star coordinate. Potrebbe essere mio figlio, penso. La maggior parte sono minorenni, e pure rampolli di buona famiglia. Altri è pur vero, sono figli di madri sole, che l’hanno avuti a 14 o 15 anni, se va bene, e ora non hanno neanche la forza fisica di riprenderli. «Non siamo una famiglia perfetta», ha detto un genitore braccato dai reporter all’uscita di un’udienza. Eppure davanti a un ragazzino o a una ragazzina disposti a tutto per accapparrarsi una tv al plasma o l’ultimo modello di cellulare (che manco gli serviva) non riesco a non farmi prendere dallo sgomento. Anch’io talvolta, come madre, quando vedo che mio figlio fa e dice cose che mai vorrei facesse o dicesse, mi chiedo: ma dove ho sbagliato? Sono stata attenta, mi dico. Pochissima televisione, niente giochi elettronici, libri, scuola poco competitiva, solidarietà, educazione e rispetto per il prossimo fin dalla tenera età. E, a tavola, si sta insieme e si parla. Eppure mi sembra lo stesso che prenda una strada tutta sua, ed è giusto così, ci mancherebbe altro. Chissà se queste madri londinesi che in questi giorni stanno facendo la spola tra casa e tribunale si fanno le stesse domande. Qualcuna l’hanno trovata sdraiata sul balcone di un pub persa tra i fumi dell’alcol. Chi se la sente di puntarle il dito contro? E voi, padri, dove vi siete persi? Non ho risposte in questo post. Solo domande. Perché se i figli sono il futuro, e lo sono biologicamente e anagraficamente, noi siamo quelli che ne abbiamo costruito le fondamenta, e sono fondamenta d’argilla. Penso ai miei genitori: non perfetti, separati, assenti, immaturi. Ma non credo che se avessi vinto a 16 anni un concorso come Miss Lato B scelta da una giuria presieduta da una pornostar avrebbero detto: «Siamo orgogliosi di te». Non credo che se mi fossi seduta a tavola con amici e compagni di scuola facendo scempio di acqua e cibo, non curandomi del lavoro dei camerieri, l’avrebbero presa con una risata. Eppure sono cose che vedo tutti i giorni. Ma forse neanche questa è una strada che ci tiene al riparo dagli errori e dalle loro conseguenze. Dare il buon esempio è sufficiente? Esistono esempi buoni ed esempi cattivi? Forse esiste solo la Vita. Difficile, complicata, a volte deludente, e con quel senso di inadeguatezza che non ci lascia quasi mai tregua. Anche davanti a dei ragazzini di 8 o 10 anni che, a parer nostro, dovremmo governare con facilità. E invece no. Persi davanti a loro, diventiamo incapaci di indicare loro la strada, e così si perdono anche loro, i nostri figli. E la società in tutto questo, qualcuno direbbe, dov’è? Non lo so. Forse si è persa anche lei.

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