Design, Food
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Foodprint. Un piatto salato?

Tutti a gridare che la rivoluzione delle stampanti 3D per il cibo sarebbe arrivata alla fine di quest’anno. Ma alla fine del 2014 ci siamo e ancora poco si tocca con mano di quell’entusiasmo e utilità per il foodprint. Il crowdfunding per la produzione di Candy, la stampante 3D accessibile, secondo i progettisti di Adventure, anche alla casalinga di Voghera con un costo di 499 dollari, scadrà il prossimo 19 settembre, ma sulla piattaforma di Kickstarter, la cifra raccolta è ancora meno di un terzo. Più realistico, pare, l’arrivo sul mercato (si fa per dire) della Foudini di Natural Machine, capace di trasformare ogni sorta di ingredienti naturali nella forma che più piace: polpa di mele alla forma di ravioli, spinaci trasformati in dinosauri e altro ancora… Se proprio volete essere acquistarla, con tanto di download delle ricette Foodini, basta andare sul sito e lasciare i propri dati: pare che le persone che hanno lasciato mille e 300 dollari di anticipo per essere i primi fortunati siano qualche centinaio. Anche ChefJet di 3DSystem dovrebbe essere finalmente cotta a puntino in questi mesi. Vi si potrà stampare cioccolata, vaniglia, menta, succo di mela, ciliegia e cocomero (costo dai 5 ai 10 mila dollari).

Io continuo a pensare che la forza innovativa della stampa 3D non sia quella dei casalinghi effetti speciali, della pseudo tecnologia spettacolo, ma la postura progettuale e l’approccio condivisivo che vi sta dietro, ma è evidente che la comunicazione predilige una certa facilità del messaggio. Peccato poi che, nell’altrettanto banale realtà, le cose annunciate a quattro colonne nei megashow dell’hi tech non lascino così il segno, mentre lo fanno invece quelle pratiche di condivisione e di sapere collettivo che dietro la stampante 3D appunto, ci stanno davvero. In ogni caso, temo che sentiremo ancora parlare di ChocEdge, il progetto dell’Innovation Centre dell’Università di Exeter che, per primi nel 2011, ha cominciato a pensare a una stampante 3D per il cioccolato ora in vendita (due modelli) da 2800 sterline, e di altri tentativi per rendere stupefacenti pasta e pizza. Devo dire che di fronte a queste “innovazioni” muscolari io continuo a preferire i progetti ironici e riflessivi di un Annebet Philips che la bistecca in 3D la include già nel suo piatto di ceramica, o le ricette tattoo da applicarsi all’avambraccio de I Tradizionali che aiutano a ricordare i passaggi della preparazione ideati da Marina Cinciripini e
 Sarah Richiuso. Il progetto, rimasto sulla piattaforma di Eppela fino al 20 giugno scorso, non è riuscito anch’esso a ottenere i sei mila euro di finanziamento per cominciare. Anche in questo caso, ciò che va bene per il design da conversazione, va meno bene per chi del design si deve servire.

 

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