Design, Food
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Il gelato meccanico di TourDeFork

Loro, i TourDeFork, sono un designer, Stefano Citi, e una food stylist e fotografa, Claudia Castaldi. In studio hanno una cucina dove si cimentano con l’arte culinaria tutti i giorni, ma del cibo preferiscono raccontare il valore sociale. È difficile persino definirli semplicemente food designer perché il loro lavoro si concentra sulla comunicazione visiva del food che, nelle loro mani, diventa un medium e uno strumento sui cui convogliare un’esperienza collettiva. Quando li ho incontrati all’inaugurazione del Opendotlab, avevano invitato a usare alcuni attrezzi del FabLab (taglierini, piccole seghe, pinze) per tagliare formaggi e legumi: una sorta di officina gastronomica in cui i due ambiti trovavano un punto di incontro. All’ultima Biennale Interieur di Kortrijk, invece hanno presentato, all’interno di un bar progettato con Davide Fabio Colaci e Lula Ferrari, il prototipo di una macchina per produrre gelato senza elettricità la cui idea era nata, un paio di anni fa, al Mencraft – Makers Festival di Roma: il Gelato Meccanico. Senza macchine frigorifere, semplicemente girando una manovella e utilizzando una miscela di sale e ghiaccio, la macchina amalgama e raffredda producendo gelato. «Non è magia» dice Citi, «ma l’attualizzazione di un antico sistema a base di miscela eutettica, che nel suo passaggio di stato mantiene una temperatura minima a meno 21.3 centigradi».

Perché trasformare la produzione di un cibo, per altro simbolo dell’Italia nel mondo, in un rituale collettivo? Non era una nostra priorità sottolineare il successo del prodotto-gelato nel mondo. Noi volevano spingere molto di più sul processo e sull’interattività che si crea intorno al gelato e alla sua lavorazione. Le persone sono sempre più interessate al processo produttivo e non solo al prodotto finito. Nel caso di Gelato Meccanico, tutto il progetto ruota intorno a questo metodo inconsueto di produrre il gelato. Il bar era stato disegnato aperto e accessibile su tre lati proprio per permettere al pubblico di avvicinarsi e osservare. Molti hanno anche voluto provare le macchine manuali incuriositi dal mix di chimica, meccanica e gelato (progetto sponsorizzato da Valcucine, Produzione Privata, Carpigiani e David & Goliath).

Il rapporto tra cibo e design è ormai usurato… quasi abusato, qual è il vostro punto di vista? Il ruolo del cibo esisterà anche quando l’attenzione dei media finirà. Ciò che è interessante capire è il perché il cibo sta avendo questo boom mediatico, quali sono i fattori socio economici che hanno portato le persone a essere così coinvolte rispetto a ciò che mettono in tavola. Noi cerchiamo di studiare le reazioni dell’industria alimentare rispetto al nuovo contesto creatosi, ma aiutiamo anche le stesse a rispondere alle nuove richieste del mercato in modo innovativo.

Puoi farmi degli esempi? Lavoriamo per una piccola azienda giapponese, Casa Morimi, che esporta prodotti alimentari italiani in Giappone. Ci occupiamo della loro comunicazione visiva e più che altro del packaging design dei loro prodotti. Poi per aziende come Braun e Unilever, organizzando eventi interattivi, per il lancio di nuovi prodotti.

Lavorate comunque tra Milano e Londra: chi sono i vostri clienti tipo? Cosa vogliono da voi? Lavoriamo con una grande varietà di clienti, dalle multinazionali a piccoli produttori locali, ristoranti, chef e riviste. Da noi vogliono soluzioni innovative nella rappresentazione e nella fruizione del cibo e noi ci occupiamo dallo sviluppo grafico al packaging, dalla fotografia alla direzione artistica. Per alcuni clienti selezionati poi, organizziamo eventi. In questo caso ci occupiamo della direzione artistica fino alla gestione del catering perché vogliamo mantenere sempre il controllo completo sulla qualità dell’esperienza finale.

Qual è il rapporto tra la vostra filosofia progettuale e il mondo del design autoprodotto, le nuove ricerche nel design? Siamo molto interessati all’evoluzione delle tecnologie di prototipazione rapida (taglio laser, stampa 3D, CNC , Arduino) e vogliamo contribuire in modo attivo alla loro ricerca e  sviluppo. Queste sono le tecnologie del futuro, che porteranno a un nuovo modello produttivo e cambieranno, non solo il design, ma tutte le categorie industriali, incluso l’industria alimentare.

Credits Photo Claudia Castaldi

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