Adolescentia
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Generazione tablet

Katia Provantini, è una psicologa esperta in problematiche evolutive con particolare riferimento alle difficoltà scolastiche e dell’apprendimento, è presidente della Cooperativa Minotauro, e autrice del libro per genitori Generazione Tablet. Ho avuto occasione di parlare con lei per un pezzo sull’adolescenza per Sette (qui il link). Quella che segue è l’intervista integrale.

Perché l’adolescenza e soprattutto la preadolescenza sono diventate età così problematiche? Questo è un periodo di grandi cambiamenti sociali e i genitori di oggi non possono più usare la loro giovinezza e i loro valori di riferimento come modello di misura. Tutto ciò spaventa e per conseguenza spaventa anche l’adolescenza. Per i giovanissimi del resto, la mancanza di opportunità nel futuro si traduce in una mancanza di opportunità di diventare grandi in modo sereno.

Alcuni problemi sono emersi quando i New Millennium Learners, o nativi digitali, sono diventati grandi. Non ci eravamo preparati abbastanza? Gli adulti in generale, e gli italiani in particolare se si guardano i dati, sono affascinati dalla tecnologia, ma spesso ne fanno un uso inconsapevole: pubblicano foto dei loro bambini molto piccoli e non riescono a limitarne l’uso. A tavola, per esempio. Il bambino piccolo impara queste modalità per imitazione, ed è poi difficile fare un ritorno alle regole quando si è in età adulta. Lo stesso vale anche per le foto pubblicate: non possiamo pretendere che loro non pubblichino foto di sé, se è da quando hanno un anno che sono sui social network!

Nel suo libro lei “istruisce” i genitori sul rapporto con il digitale e sfata alcuni miti sottolineando le cose positive di queste tecnologie: la ricchezza del pensiero divergente, la possibilità di sviluppare coordinazioni motorie visive, gli stimoli. Da cosa dipende allora la diffidenza di molti genitori? Io coordino un’équipe che si occupa di disagi e delle difficoltà di apprendimento in ragazzi normodotati. Il tablet è uno strumento importante che, quando i programmi e i giochi sono molto mirati, offre molte opportunità. E potenzia abilità che servono per l’intelligenza. Il discrimine sta nella presenza dell’adulto. Alcuni ragazzini certi giochi per aumentare la capacità di controllo e di concentrazione. È come mandare un figlio per strada da solo. La strada educa, ma con una guida…

Come sfruttare i vantaggi ed evitare i rischi del digitale? Il pensiero allenato nell’era digitale va pareggiato con altre competenze per evitate che si sviluppi solo un pensiero rapido ma di superficie, un pensiero che non è in grado di sviluppare conoscenze profonde. Il digitale consente di sviluppare memoria e capacità decisionali, ma è importante lavorare sulla consapevolezza della scelta. Per esempio oggi si sa che la scelta o meno di un brano musicale si gioca tutta nei primi 30 secondi, perché dopo 30 secondi uno se ne va da qualche altra parte. Non è solo questione di concentrazione, con questa rapidità è tutta la trasmissione del sapere diventa problematica. Diventare quindi consapevole del flusso di link è il primo modo per guidarlo e non subirlo.

La scuola non fa praticamente formazione digitale. Eppure ormai questo tipo di pensiero è nel presente. Che strumenti dare ai ragazzi per apprendere? Aiutarli per esempio ad acquisire un buon metodo di studio. Trasmettere dei contenuti in modo digitale non è poi tanto differente. La prima cosa, ancora, è lavorare sulla consapevolezza di come funziona la mente. Diventare consapevole di quello che accade momento per momento. Una tattica valida su una pagina di carta e su tablet. L’apprendimento non è scontato. Noi siamo abituati a basare la sua scuola sui contenuti: un buon insegnante è giudicato tale quando conosce bene il contenuto. Non si insegna come si studia, o a gestire le emozioni che genera l’apprendimento. Socrate diceva che lo studio genera tristezza e solitudine e oggi ci troviamo con ragazzi che non studiano perché sono spaventati da questi sentimenti.

Quindi non è il digitale che genera problemi di apprendimento… Il digitale eredita semplicemente un problema precedente che afferisce a questioni sociali, politiche, di come si è mossa l’istituzione scuola, di come sono state gestite le patenti da insegnanti. Certo, ciò che venti anni fa era evidente in situazioni problematiche oggi, che non ci si può affidare a una scuola simbolicamente forte, è diventato quasi un problema fisiologico. Eppure spesso la paura di studiare è la paura di non farcela, la paura di essere soli.

Quali sono i problemi emergenti legati all’apprendimento? Tantissimi ragazzi hanno paura di essere “scemi”, solo perché pensano che per essere bravi basta il talento. E se alle medie studi e prendi un buon voto non sei bravo, ma un secchione. È il risultato di un narcisismo imperante. Di figli osannati ogni qualvolta fanno una cosa normale (tipo imparare a leggere e scrivere), del mito del talento che rende tutto facile, e della fatica che per pudore non si deve neanche nominare, figurarsi fare. Il problema è che non sono solo i genitori a parlare di primi della classe, ma anche certi insegnanti. Perché il narcisismo dilaga e un insegnante che loda il suo allievo loda se stesso e abbassa il conflitto.

Abbiamo cominciato a parlare di digitale e siamo finiti con il raccontare i genitori di oggi. Sono gli stessi che si lamentano della dipendenza da tablet… Da un punto di vista clinico è interessante vedere come la questione delle dipendenza si sia modificata con il tempo. Prima si era dipendenti per solo un’ora al giorno, ora ci sono dei dati che potrebbero spaventarci… Il fatto è che tra qualche tempo non ci sarà più differenza tra immigrati e nativi digitali. Tutti saremo nativi e la vera differenza la farà allora chi saprà fare un uso saggio o meno. Bisogna imparare, e insegnare, a selezionare le fonti, una cosa prima richiesta nell’età della scuola media e che ora va anticipata alla scuola elementare. I dati del ministero dicono che molti italiani invece non hanno nemmeno le password dei loro figli molto piccoli.

Una cosa è certa comunque, con il digitale tutto si è come anticipato. Ad esempio ora è la preadolescenza il momento importante. Sì, tutto si è anticipato. Le problematiche che prima si registravano intorno ai 15 anni oggi si ritrovano già alla scuola media perché è in questo periodo che si passa dall’infanzia d’oro alla scoperta del limite. È un momento spesso drammatico e va tenuto sotto osservazione.

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