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gli assennati

Non vogliono tradire la tradizione. Modificare un rito e un’istituzione che, a parer loro, è il simbolo di un Paese. Una settantina di Tory ribelli, gli Assennati della camera del Lord appunto, hanno le idee così chiare che non intendono discutere di un argomento storico (i loro privilegi) in soli 10 giorni. Per eliminarli magari (sempre i loro privilegi), in 10 giorni. 10 giorni è anche il tempo richiesto per elaborare il testo base di una nuova legge elettorale, la nostra. Dopo la strigliata di Napolitano, si deve accelerare, ma non troppo. Bisogna essere assennati per discutere e dipanare questioni spinose e “storiche” come quelle delle preferenze, dei premi di maggioranza, dello sbarramento. Bisogna far le dose con calma perché, come dice l’assennato Angelino Alfano, mica si vorranno drogare i risultati elettorali. Mica. Ho sempre avuto una passione per la pazzia, per quella genialità imprevedibile che fa fare i salti invece che lo striscio lento delle lumache. Quel pazzo di Hollande che abbassa l’età pensionabile e pensa a un’imposta ai ricchi e a ritirar fuori la patrimoniale disobbedendo alle richieste di rigore europee, per esempio. Sarei disposta ad accettare una pazza idea purché sia un’idea. Un’alternativa possibile. Ma questo è un Paese assennato, tutto sommato. Conservatore, vecchio, con un nuovo candidato premier che, alle future elezioni, avrà quasi 80 anni. Sempre lui, sempre lo stesso. Perché forse quello che cerchiamo è la “sicurezza” e gli assennati hanno sempre così successo. Ci fanno sentire così preparati al peggio, evitando accuratamente di farci sperare per il meglio.

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