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Gli indifferenti

Questo è l’ultimo post in cui parlo di scuola. Ho sempre pensato che per vedere come sta questo Paese bisogna infilarsi nelle scuole, nella aule, ma c’è un limite a tutto. Soprattutto al mio interesse per gli indifferenti. Coloro che abdicano all’esercizio dei propri diritti. Perché sì, e so che è difficile da capire qui ai confini del senso civico, ma i diritti acquisiti prima di goderli, bisognerebbe esercitarli. Solo che esercitare i propri diritti, dovere civico per eccellenza, in questo Paese vuol dire essere una rompicoglioni. Quindi, ebbene sì, io sono una rompicoglioni.

Sono una rompicoglioni perché mi aspetto che la scuola sia adempiente nell’organizzare l’attività alternativa all’ora di religione (sarebbe obbligatorio). Sono una rompicoglioni perché mi aspetto che la scuola pubblica mostri delle prassi educative che prevedano l’inclusione e il rispetto per il prossimo, invece di praticare costantemente, e verbalmente, delle differenze tra chi è maschio e femmina, tra chi è fortunato e meno, tra chi viene a scuola e chi non ci va (e che “fa schifo” a detta di una prof). Sono una rompicoglioni perché, se mi chiedono i soldi a giugno per comprare i libretti (materiale amministrativo per altro e quindi di loro competenza) e a novembre ancora non sanno ancora quando me lo consegneranno e scrivono i sacri voti negli angolini della pagina del diario, ne chiedo conto. Come chiedo conto del perché mi chiedono altro denaro per portare dei ragazzini di 12 anni suonati a uno spettacolo pensato per quelli di 4…

E, soprattutto, sono una rompicoglioni perché agli altri, a tutti gli altri, va bene così. Il che è significativo anche di quello che, oramai, dalla scuola ci si aspetta. Ma è anche significativo di quanto poco ci si senta responsabili della società in cui si vive (salvo poi lamentarsene). Certo, quelli che non rompono i coglioni, si credono furbi. Sanno che fare buon viso a cattivo gioco è comunque conveniente, che esporsi chiama dei rischi, che tra l’esercizio di un diritto e un regalo alla prof, è il secondo che vince.

Ora, il fatto è che tutta l’ignavia del potere di cui ci lamentiamo ogni giorno, si fa forza di questa calcolata indifferenza. Li usa a mo’ di audience, se no non si spiegherebbe perché persone con un minimo di carica ufficiale che sono state sensibilizzate sugli eventi evitino con cura di entrare in conflitto… Il tutto in un crescere di abulia collettiva, di sonno della pubblica coscienza (cit. Tocqueville), e lasciatemi dire, in una costruzione miope e folle di un Paese in cui faccio sempre più fatica a riconoscermi.

Scriveva Antonio Gramsci: «Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti». Era un rompicoglioni anche lui.

Nella foto sculture di Sunyuan & Pengyu

1 Comment

  1. Massimo Chianucci says

    Carissima Dottoressa Mimosa, purtroppo non ho commenti particolari da offrirLe, posso solo dire, con molta mestizia, che sono pfrofondamente d’accordo con quello che Lei dice…..

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