Design, Storie
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Grazie dei fior. Il floral design che non ti aspetti

Si può fare la rivoluzione con i fiori? L’espressione “flower power” per esempio, che da anni rimbalza sulle pagine delle riviste patinate, fu coniata all’inizio degli anni Sessanta dal movimento che contestava la guerra in Vietnam (con Allen Ginsberg che nel suo manifesto per la marcia per la pace di Berkeley, Demonstration or Spectacle as Example, As Communication or How to Make a March/Spectaclescriveva di “mass of flower”). Segno che l’effimero talvolta nasconde dichiarazioni più sottili, diventando espressione, odorosa, dei cambiamenti della società. «Moda, arte, spinte etiche o ecologiste. Sono tutti aspetti che hanno influenzato e influenzano il flower design», dice Clare Coulson, curatrice del nuovo volume Blooms. Contemporary Floral Design di Phaidon. «È forse però l’enorme movimento verso la sostenibilità e la cura delle nostre risorse che ha provocato il cambiamento più importante nel modo in cui usiamo i fiori oggi; celebrando piante locali, rispettando la stagionalità, e adottando un approccio più responsabile, a cominciare dal coltivare in prima persona ciò che poi recidiamo».

È, in un certo senso, la trasposizione in chiave verde di quello che è successo sulle nostre tavole con il movimento slow food, tanto che oggi, anche dei fiori è lecito chiedere la provenienza. I primi effetti di questa nuova consapevolezza, nell’estetica e nello stile della decorazione floreale, si sono visti in mondovisione alle nozze del principe William e Kate Middleton, che avevano chiamato il fiorista artigiano Shane Connolly per decorare l’abbazia di Westminster con fiori e fogliame presi dalle proprietà reali e poi ripiantati dopo l’evento. Ma anche la moda non è immune a questa postura ecologista che, per la verità in termini di stile, ha significato una quanto mai glamour imprevedibilità, colori sorprendenti, composizioni e tonalità inaspettate. Senza contare che diventare coltivatori diretti dei fiori delle proprie creazioni consente un certo controllo nella ricerca di forme e nuance nuove. Trame nodose di rami di alberi da frutto, fogliame autunnale, erba fresca, fiori sbiaditi o secchi con corolle cadenti: architetture verdi solo all’apparenza selvagge e naturali, ma in realtà figlie di progetto vivaista raffinato e curato nei minimi dettagli.

«Una delle ragioni per cui molti fioristi usano coltivatori locali o diventano loro stessi orticoltori, è perché la ricercatezza di colori e sfumature insolite è una delle caratteristiche distintive del floral design contemporaneo. Creare composizioni sospese usando materiali vegetali e erbe, ma anche attingere al minimalismo dell’ikebana giapponese, è uno dei più recenti ambiti di ricerca» conclude Coulson. Una celebrazione della natura incontaminata che passa per la più raffinata costruzione del gusto. E anche se poi tutto finisce sui social (Instagram è la piattaforma  che ha portato l’arte floreale a un pubblico vastissimo provocando un corto circuito di ispirazione e creazione di nuove tendenze), non vengono risparmiate le citazione colte dall’arte del sedicesimo, diciassettesimo e diciottesimo secolo, tra cui i disegni e incisioni di Robert Furber o il lavoro di pittori olandesi come Rachel Ruysch e Jan van Huysum. I contrasti drammatici, le nature morte di fiori e frutta, le fioriture lussureggianti e vellutate, le curve che sembrano disegnate da un vento potente, l’uso di bacche o di fogliame anche ordinari e umili, sono il simbolo di una ricerca estetica con cui il floral design si pone sullo stesso piano delle arti decorative. Non a caso, dice Coulson, tra gli ottantasei fioristi scelti nel libro, molti sono arrivati al design floreale dopo aver lavorato nella moda, nella scultura, nella pittura e nella fotografia. Un piano B, insomma. Decisamente di successo. (Nella foto di apertura l’istallazione Trash Can Flower Flash in un angolo dell’Upper East Side a Manhattan, di Lewis Miller, uno dei floral designer presenti in Blooms).

Articolo già pubblicato su Repubblica del 23 marzo 2019

 

 

 

Cinque flower designer da seguire su Instagram

Nicolette Camille Owen Di Brooklyn, nata da una famiglia di fioristi, ha praticato giardinaggio fin da bambina. Le sue composizioni, selvagge e romantiche allo stesso tempo, si ispirano all’opera dell’orticoltrice e progettista di giardini inglese Gertrude Jekyll, tra le più importanti del XX secolo, e della pittrice floreale olandese Rachel Ruysch. @nicamille    Emily Thompson Ex scultrice, è arrivata dal Vermont a New York passando per la Casa Bianca, per cui ha fatto, per cinque anni, le decorazioni della sala da ballo, nonostante i suoi mix di elementi del mondo vegetale e animale siano, per sua stessa ammissione, a volte difficili da digerire. @emilythompsonflowers   Thierry Boutemy Cresciuto in Normandia e trasferitosi a Bruxelles, iper riservato, è diventato famoso curando, con fiori che sarebbero stati tagliati nel XVII secolo – anemoni, ranuncoli, pervinche, rose selvatiche – le scenografie del film di Sofia Coppola Maria Antonietta. @boutemythierry  Flora Starkey Fiorista della moda per eccellenza, e lei stessa un tempo fashion designer, ha lavorato per Alexander McQueen, Givenchy, Paul Smith. Con sede a Londra ma predilige i toni scuri e sbiaditi dei quadri olandesi e fiamminghi del XVI secolo trasformando le sue creazioni in opere d’arte visiva. @florastarkey  Ruby Barber of Mary Lennox Un piccolo negozio nel quartiere di Schöneberg a Berlino, ma solo per clienti selezionati. Sue le rose tanto lussureggianti da sembrare finte della campagna 2017 di Gucci Bloom Perfumery. Una passione per l’interior design rende le sue composizioni quasi architettoniche. @ruby_marylennox

 

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