Me.
comments 8

i giorni della memoria

Domani, 27 gennaio, è il Giorno della Memoria. Così mi è venuto in mente di saper qualcosa di più sul ruolo della donna nella cultura e nella religione ebraiche. Mi ha sempre incuriosito il fatto che l’appartenenza a questo popolo si tramandasse per via femminile e non maschile. Se uno nasce da madre ebrea lo è, altrimenti no: è la matrilinearità. Ho parlato con Moria Maknouz, coordinatrice di Revivim, corsi di formazione e cultura ebraica di Milano. Mi ha colpito il fatto che, al contrario di quello che si possa pensare, la religione e la cultura ebraiche sono, per così dire, femministe. Certo la Torah è scritta al maschile, così come i precetti e i riti da osservare, ma questo non significa che la donna sia meno importante, tutt’altro. Si tratta, come mi ha spiegato Moria, non di una questione d’importanza, bensì di priorità. Alla donna sono infatti riservate competenze specifiche come la guida della famiglia e l’educazione dei figli. In pratica, una totale responsabilità sulle nuove generazioni che solleva la donna persino dalla rigida osservanza di alcuni vincoli religiosi. Tanto che, vista la sua superiorità in saggezza e la sua genetica predisposizione al Dono della Vita, la donna non ha bisogno di segni per creare il suo legame con Dio. Non deve tagliare la sua carne e lasciare un segno, o indossare la kippah. Mentre parlavo con Moria ho pensato quanto arricchimento provenga dalla vicinanza con le altre culture. Ipazia è un simbolo di laicità, ma questo non significa vivere la propria esistenza senza consapevolezza o gratitudine. Consapevolezza del nostro ruolo del mondo e gratitudine verso le maestre che ci hanno preceduto. La donna ebrea è custode della memoria e, di conseguenza, trampolino di lancio verso il futuro. Per chi osserva correttamente i precetti, ci sono dei momenti in cui il vincolo religioso cessa di essere imposizione e diventa pratica quotidiana. Così, il Shabbat, si spengono tv, cellulari e computer, e ci si dedica alla famiglia. Che poi è la culla dei valori etici e morali, dell’integrità psicologica e spirituale, del rispetto per il prossimo, della crescita personale. La donna che tesse questo futuro non può che essere vicina a questi tempi bisognosi di valori, e a Dio. Qualsiasi cielo esista sopra di noi.

8 Comments

  1. Stefania says

    Ho una coppia di amici ebrei che frequento abbastanza spesso.
    Lei lavora in una scuola ortodossa, dove appena ha annunciato di essere incinta, i primi commenti sono stati: “Evviva! Speriamo che non ti limiterai ad uno solo”.
    Anche adesso che è rientrata al lavoro ormai da un po', sono in molti a chiederle quando farà il secondo figlio, e poi il terzo.
    Sinceramente contenti per l'allargarsi della famiglia.
    Ecco… So che una reazione del genere dovrebbe essere la regola.
    Però a me sembra tanto un'eccezione. Bellissima, ma pur sempre un'eccezione.

  2. Manuela Mimosa Ravasio says

    Ciao Stefania e benventuta. Non riesco a capire se nel tuo commento ci sia rassegnazione, disillusione o invidia (benevola). Ma inviterei tutte le donne a questa riflessione: lo vediamo tutti i giorni, quante di noi hanno rinunciato a una serena maternità. Lo facciamo per fare carriera, o meglio perché crediamo che l'unico modello per fare carriera sia quello imposto dai maschi. Eppure l'Italia, che ha il tasso di natalità più basso d'Europa, è anche il fanalino di coda in fatto di presenza femminile nelle posizioni dirigenziali…. (le svedesi invece fanno tanti figli e sono molto più presenti nelle posizioni chiave)… Quindi, la domanda è: ne è valsa veramente la pena? è veramente questa la strada per affermare il genere femminile? davvero il modello maschile è l'unico possibile)..?..

  3. Stefania says

    La mia non è rassegnazione, bensì benevola invidia.
    Ho subito una discriminazione professionale proprio a causa della maternità, quindi mi fa piacere scoprire che non ovunque le cose funzionano allo stesso modo.
    Quanto alle altre questioni che sollevi: tasso di natalità italiano, modello maschile, etc. se ti fai un giro sul mio blog vedrai che sono argomenti di cui ho scritto tanto e sui quali, se vuoi, avremo modo di ritornare in futuro…

  4. sara says

    E se vi dicessi che in un colloquio di lavoro mi è stato detto: spiacente non la possiamo assumere perchè è femmina? O che ad una mia amica hanno letteralmente tolto da sotto alla penna il contratto a tempo indeterminato che stava per firmare solo perchè aveva avuto la sventatezza di dire che si sarebbe sposata due mesi dopo? Se questa è “la civiltà occidentale”…

  5. Manuela Mimosa Ravasio says

    Mi spiace Sara, sono cose che succedono tutti i giorni. Sono successe anche a me. Io, personalmente però, ho scelto un'altra strada. Quella della legalità, ad esempio. E anche con questo blog, nessun “mamma mia quanto siamo sfigate.. oppure… guarda come è cattivo il mondo”.. Ma un APPLAUSO a donne come Chen Mei Xi, Anne Marie Tsegue (vedi post). Donne che avevano tutto da perdere e non si sono fatte calpestare. Il fatto è che noi ABBIAMO PERSO FIDUCIA in NOI STESSE. Crediamo di aver perso in partenza. O peggio, pensiamo che per vincere dobbiamo ricalcare dei modelli maschili. E invece no. Utilizziamo le nostre energie per IMPARARE, per CERCARE una STRADA (nostra) per la nostra affermazione. Spesso, io parlo di donne (molte americane) che stanno insegnando alle altre donne come DIRE NO, come uscire da questo mondo al maschile senza perderci in dignità. Non possiamo sperare di cambiare i maschi (hai presente la sindrome da crocerossina??) .. dobbiamo cambiare noi.

  6. Manuela Mimosa Ravasio says

    esatto Stefania!!!!… “Believe in yourself, negotiate for yourself, own your own success” ….

  7. sara says

    Beh, in realtà non intendevo dire che la cosa mi abbia fatto perdere fiducia in me stessa. semmai è il contrario. dirmi che non mi assumano perchè sono una donna è forse l'unica cosa che non mi fa mettere in discussione chi sono, le scelte che ho fatto, o le mie capacità di saper fare le cose perchè, benchè ne sia felice e non farei a cambio per niente al mondo, essere donna è una delle poche cose che non ho potuto scegliere e che non posso cambiare. quando ti dicono una cosa così è chiaro che il probelma è il loro e non tuo, non sei tu che non sei all'altezza, sono solo loro che sono caduti in “basso”. Volevo solo riflettere su quale grado di civiltà può davvero vantare una società in cui si riescono a dire o a fare certe cose senza vergognarsene.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.