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I primi della classe. Anche no

Gianfranco De Simone, è uno dei ricercatori responsabili del progetto Eduscopio che ogni anno dà la “classifica” delle scuole migliori in Italia. Ieri è uscito l’ultimo rapporto (qui il link), con i soliti titoli a rimarcare la scuola migliore del regno. Strano in un Paese dove l’equità scolastica è un miraggio e dove gli svantaggi scolastici inizino a manifestarsi già a dieci anni. I numeri però hanno sempre un valore in sé così ho fatto alcune domande a De Simone. Eccole:

Definiamo di nuovo il concetto di buona scuola: la scuola migliore è quella al vertice delle classifiche come spesso titolano i giornali?

Nella nostra analisi  non esiste una graduatoria assoluta, ma tante graduatorie quanti sono i ragazzi che la usano. La scuola migliore in assoluto non c’è, e la nostra ricerca non vuole essere esaustiva. Noi ci limitiamo a dare alcuni elementi di oggettività che vanno affiancati con altre considerazioni individuali come gli obiettivi di lungo periodo, la zona di residenza, le proprie inclinazioni. La scuola migliore è in definitiva la scuola più adatta a ciascuno.

Come scegliere una scuola per i propri figli quindi?  

Si parte prima di tutto da un’approfondita conoscenza di se stessi, delle proprie aspirazioni, abilità, e inclinazioni. Poi si possono combinare elementi oggettivi come quelli forniti da Eduscopio o La Scuola in Chiaro, e quelli più soggettivi derivati da incontri diretti con insegnanti e dirigenti magari durante gli open day … Sono diversi insomma i fattori che devono entrare nella scelta di una scuola.

Avete misurato anche l’influenza dei giudizi di Eduscopio sulla scelta delle famiglie?

Dall’analisi, che è stata fatta sulle domande di iscrizione e non su quelle accettate, emerge che, nonostante l’Italia sia un Paese che di solito muove i suoi giudizi in modo “calcistico”, alla fine l’effetto Eduscopio è discernibile e non così eclatante. Si rileva certo una fuga dalle scuole peggiori, e forse una maggior seguito per i licei scientifici, ma le famiglie cercano più la qualità che l’eccellenza. Questo significa che nei meccanismi di scelta sono entrati altri elementi rispetto alla “classifica”. La ricerca di scuole che offrano opportunità di apprendimento adeguate c’è, ma si valuta la vicinanza, il clima, i percorsi alternativi offerti. Eduscopio c’è, ma non è il driver fondamentale, insomma.

Nelle conclusioni affermate anche che le performance migliori arrivano da scuole che hanno messo in atto meccanismi di inclusione e non di selezione. Come lo avete calcolato?

Abbiamo considerato il così detto indice di inclusività. Noi misuriamo le performance dei ragazzi quando sono già all’università, ma considerare solo “quelli che ce l’hanno fatta” può portare persino a una sovrastima della qualità di una scuola. Bisogna considerare infatti quelli che “hanno perso il passo”, quanti e chi sono, cosa ne è stato. Per far questo siamo andati a vedere le classi di partenza dei singoli diplomati per verificare quanti effettivamente avevano concluso il ciclo di studi, ed è emerso chiaramente che non è affatto vero che le scuole “più severe” e che bocciano di più ottengono migliori risultati, tutt’altro. Perché, come per altro sa chi si occupa di educazione e processi si apprendimento, se c’è qualità di insegnamento vera, quella è per tutti e non per pochi. E anche i numero lo confermano.

Si può davvero, in un Paese come l’Italia in cui si laureano per di più solo i figli di laureati, in città come Milano, dove la segregazione scolastica è nei numeri, fare una classifica delle scuole migliori? 

Va detto innanzi tutto che le nostre analisi sono scala nazionale, la realtà di città come Milano, che è l’unica in Italia per esempio ad avere scuole paritarie di eccellenza, è molto specifica e non può essere generalizzata. Con l’indice di inclusività il mito della scuola che seleziona cade, a vantaggio di quella che forma. Per il resto, l’inequità del sistema scolastico italiano inizia ben prima delle superiori. C’è già alle medie. Quando noi andiamo ad analizzare le scuole secondarie superiori, tutto è già compiuto.

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