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I ragazzi di Matera

Non ci puoi capitare per caso, e questo è già un punto a suo favore. A Matera ci devi andare, anche se sei in Salento e dici: «Quasi quasi, passo di lì…». No, non è un tappa, una sosta estemporanea. Matera è un viaggio punto a capo. Una meta scelta, una destinazione voluta. Poi una volta arrivati, al centro dico, ai Sassi, dopo aver superato campagne di un oro silenzioso, calcato stradine che paiono portarti da nessuna parte, superato la folla e la paura della delusione inflitta dalla Matera nuova; una volta arrivati dicevo, ci sono i gradoni, tanti, da fare con lo zaino in spalla o le valige trascinate con violenza per arrivare alla casa di pochi giorni. Stare leggeri quindi. Che poi, quello che serve è poco. E sempre di meno di quello che comunque ci si è portati. Perdersi è consigliato. Lasciarsi vagare nei vicoli del Sasso Caveoso fino al Convicinio di Sant’Antonio per vedere ancora le poche case abbandonate. Risalire, anche un po’ a caso, sedersi in piazza del Sedile e poi ricominciare. Direi che Matera è un’esperienza, un compitino da fare e far fare anche ai più piccoli. Quando ho portato mio figlio dentro la Casa Grotta di vico Solitario mi ha chiesto se stavano tutti lì, con l’asino, le galline, le feci che scaldavano e le finestre che non c’erano. Anche la povertà storica ha un che di esotico. Ma il film che proiettano sulle pareti nude di Casa Noha, recentemente acquisita e riaperta dal FAI, I Sassi invisibili. Viaggio straordinario nella storia di Materaè anche un’assunzione di responsabilità. Perché la Storia, passata e futura, è di tutti.

Matera, candidata Capitale della Cultura 2019, è di tutti. Soprattutto è di quei ragazzi e di quelle ragazze che sono tornati ai Sassi, che hanno riportato in vita la materia fredda della calcarenite (non tufo come erroneamente si crede), che di questa città hanno le chiavi e la speranza. Io ho dormito al Dream&Breakfast L’Albero di Eliana, perché credo che stare insieme, dividere case e storie, come mi ha insegnato Andrea Paoletti e il suo Casanetural (vedi il pezzo sul Bene Comune), sia il modo migliore per stare nei luoghi. E in particolare a Matera. Che forse si presta come esperimento socioturistico, come speranza di una cultura diversa del territorio. Ho mangiato da Pane Cotto (una mozzarella fior di latte strepitosa), perché questi ragazzi oltre a vendere pane, pasta, vino e specialità enogastronomiche della Basilicata, fanno ricerca sul territorio, lo vogliono sostenere, si rifiutano di trasformarlo in secondo Salento, e sostengono il consorzio di cooperative sociali La città essenziale. E ho preso volentieri un gelato da I vizi degli angeli (un fico senza latte che sembrava velluto e una crema alla lavanda), che ci vuole una cura e un entusiasmo speciale per far cose così buone.

Ho visto un matrimonio, come in ogni città del sud che si rispetti, e la piazza della Cattedrale chiusa per lavori, mi dicono, eterni e, mi dicono ancora, inutili come fare il riscaldamento a pavimento per la chiesa… Ho respirato la magia umida delle chiese rupestri (Santa Maria de Idris e Santa Lucia alle Malve), perché il paradiso grattato con le unghie, le navate e le colonne scavate, devono essere stati più potenti di ogni Dio. E poi la notte, quando il miracolo si accende e pensi che, in fondo, ci siamo salvati. Salvati perché poco più di 50 anni fa c’era ancora chi macinava il grano nelle grotte con le pietre come ai tempi del neolitico, faceva il pane e poi lo portava al forno pubblico marchiandolo per non farselo prendere da altri (i timbri del pane, vecchi e nuovi, si trovano da Massimo Casiello), e adesso tutto questo pare tutta una storia banale da raccontare. E forse la è, ma il senso di una città come Matera, sta proprio in questa scelta. In questa volontà di non trasformare il “banale” in turistico, che la memoria non si vende ma si conserva per ricordare chi siamo.

P.S. Che poi, se vi devo dire l’unica cosa su cui fare attenzione, sono le guide turistiche avvoltoi che appena vedono qualcuno aggirarsi con il naso all’insù si avvicinano per piazzare ogni tour insistendo e insistendo. Ecco, no. Quelli evitateli.

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