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il (buon) carattere della mediocrazia

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Lo dico subito senza indugio: lottare per la parità di genere, lottare per i diritti delle donne, significa lottare per la meritocrazia. Ovvero lottare per un sistema di regole e consuetudini capace di premiare i comportamenti virtuosi e non le relazioni amicali o occasionali. Sembrerà sessista affermarlo, e forse lo è. Ma ho visto troppe volte donne capaci e preparate lasciate indietro solo perché non avevano le qualità anatomiche per partecipare al Bar Mario (o alle chiacchiere da spogliatoio). Ovvero, non avevano quell’attributo, quell’appendice muscolare, che consente, ai soli uomini veri, di condividere informazioni e cazzeggi indispensabili all’ascesa, e al mantenimento, delle posizioni che contano. Conosco donne che si sono spese con passione per il loro lavoro dimostrando capacità creative, organizzative, progettuali. Che poi è tutto (o tanto) quello che servirebbe per creare un sistema veramente produttivo. Un sistema che funzioni, ricco di figure professionali attive e non di servi/serve fedeli. Il fatto è che la mediocrazia, il culto del mediocre senza talento (al contrariio del mediocre di talento di Flaiano), si è ormai instaurata in tutte le pieghe di questa società. E, mi si consenta ancora un po’ di sessismo, a tenerne le fila sono in gran parte uomini. Una volta dissi a un’amica (talentuosa), lasciata a casa per quello che definirei disturbo da “ingombro professionale”, che la mediocrità è il cancro che sta distruggendo questo paese. Lo credo veramente. Come credo che siamo ormai alla fase terminale della malattia. E non so neppure se un intervento urgente o una terapia d’urto ci potrà salvare. Ieri, un’altra amica che di contratti e di mondo del lavoro si occupa, mi ha dato la sveglia: «Le regole sono queste, cara Manu. E nelle regole non sta scritto che il talento, la professionalità, le capacità, valgono più delle relazioni o della volontà dei capi». Conta chi decide insomma, e il sistema è lo specchio esatto di chi decide. So anche incassare, e l’ho fatto. Ora, sarà capitato anche a voi: quando chi decide non sa più a che Santo votarsi per denigrare, o nel peggiore dei casi, eliminare un ingombro professionale di genere femminile, si affida alla giustificazione del cattivo carattere. Anche del carattere non si parla nelle regole. Eppure, eccolo che compare come l’ultimo asso nella manica. Il colpo finale. Mi ricordo Beatrice Bauer, Professor di Organizzazione e Personale alla SDA Bocconi, che una volta disse in un’intervista che la parola carattere in ambiti professionali è abitudine tipicamente italiana. Nei paesi nordici, le valutazioni soggettive riferite alla persona invece, sono praticamente escluse, se non guardate con sospetto. Sarà un caso. Sarà un caso che in quegli stessi paesi la presenza femminile nei posti di responsabilità è la più alta in Europa. E ancora, sarà un caso che, considerando l’aforisma di Karl Kraus, Spesso il talento è un difetto del carattere, noi donne abbiamo tutte un pessimo carattere. Specialmente quando ne abbiamo uno.

4 Comments

  1. Io non so se sono una donna di talento, so per certo che ho passato 3/4 della mia vita studiando per fare il lavoro che non faccio. E mi ostino a studiare per accrescere competenze che forse non sfrutterò mai. In compenso, ho lavorato in un call center, e anche lì le regole imponevano tette e culi in mostra, se non all'asta,e mi hanno costretta alle dimissioni, proprio per via del mio brutto carattere. E quando racconto che queste cose avvengono anche in un call center, mi sembra l'apoteosi dell'aassurdo. Ho rifiutato un lavoro in America, perchè credo nel mio Paese e non voglio smettere di crederci, anche a costo della mia frustrazione. Spero solo che ci siano sempre più donne che prendano atto che la realtà intorno, di tette e culi poco virtuosi, non è l'unica possibile.

  2. Stefania says

    Ecco, anch'io in questo otto marzo spero, come WonderAustin, che… ” ci siano sempre più donne che prendano atto che la realtà intorno, di tette e culi poco virtuosi, non è l'unica possibile”.

  3. mafalda says

    Abbiamo appeso i fiocchi rosa e va bene. Ma mi trovo d'accordo che il cancro strisciante è il problema della meritocrazia. Rendiamolo uno dei temi centrali. E un punto chiave per l'intera società.
    Coniamo uno slogan , un volantino qualcosa di semplice che ognuno di noi può stampare da casa sua e appendere ovunque. Il problema è sentito non solo dalle donne ma anche dagli uomini. Potrebbe fungere da catalizzatore. Pensiamoci!!!

    Mafalda

  4. Manuela Mimosa Ravasio says

    Ciao Mafalda e benvenuta!… e che carattere!.. a presto.. con idee, progetti e slogan..

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