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il canto della sirena

La voce è uno strumento che va dritto all’animo. È musica dei cieli, suono che strega gli uomini e incanta la loro conoscenza. Il canto trasporta in dimensioni poco controllabili: quelle del desiderio, del sogno, della libertà. Sensazioni poco rassicuranti. Sensazioni femminili. Questa è la riflessione che ho fatto quando il 7 dicembre è stato annunciato il vincitore del Turner Prize 2010, l’artista britannica Susan Philipsz. Il fatto che per la prima volta si fosse aggiudicato il premio di 25 mila sterline un’esponente della Sound Art,  grazie alla scultura sonora Lowlands, ha suscitato qualche polemica. Tipo: non era un premio per le arti visive? Ma, provate a guardare su YouTube (Lowlands) l’istallazione che la Philipsz aveva già proposto in occasione del Glasgow International Festival Of Visual Art 2010 proprio nella sua città natale. Lowlands Away è un canto popolare scozzese del XVI secolo che racconta di un uomo annegato in mare e che torna dalla donna che ama per dirle della sua morte. Sotto gli archi del ponte George V che attraversano il fiume Clyde di Glasgow, la voce rimbalza e si increspa nelle acque. Bastano pochi frame per scoprire come e quanto la musica amplifichi la visione. In tempi di dopati video 3D, è quasi una sorpresa accorgersi che la terza dimensione di ciò che vediamo può essere ancora regalata da un’emozione. E che una voce, come una ninna nanna ancestrale, può anche rivelarci il silenzio (a Londra, Lowlands è stato presentato interpretandolo in tre versioni differenti: supermercati, cinema e sottopassaggio). 

ipazia docet  perché,come diceva Kafka: «Non il canto delle Sirene, ma il loro silenzio è carico di illuminazione, e di minaccia».

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